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08 Febbraio 2021 - 15:31
Un modello dello stoccaggio delle scorie radioattive nel Deposito Nazionale
Le “compensazioni” o “fondi Scanzano” (leggi: soldi dal Governo a Comuni e Province) sono il modo con cui, da più di un decennio (la legge è la 368 del 2003, ma è stata applicata soltanto dal 2008), lo Stato cerca di tener buoni i territori che ospitano “provvisoriamente” impianti e depositi nucleari. Ogni anno il Cipe, sulla base delle stime di inventario radiometrico dei siti, delibera la ripartizione e assegna i fondi agli enti. Il Comune di Saluggia (che ha il sito nucleare a valle del centro abitato: quindi, in caso di fuoriuscita, i problemi li avrebbero gli altri...) ha complessivamente incassato, finora, più di 20 milioni di euro, il Comune di Trino circa 12: e questo spiega perché le loro Amministrazioni non abbiano mai avviato decise azioni verso lo Stato per sollecitare l’individuazione del sito per il Deposito Nazionale e lo smantellamento dei siti attuali.
Sul piano dei principi generali tesi ad orientare l’utilizzo delle risorse per finalità coerenti con l’istituzione delle misure compensative, sin dalle prime delibere il Cipe ha progressivamente introdotto criteri di sempre maggiore “finalizzazione ambientale” nell’utilizzo dei contributi assegnati agli Enti locali, indicando anche gli ambiti preferenziali di destinazione delle risorse quali, in particolare, la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, la difesa ed assetto del territorio e dell’ambiente marino-costiero, la conservazione e valorizzazione delle aree naturali protette, la prevenzione e protezione dall’inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico, ed infine gli interventi per lo sviluppo sostenibile. Se però si va a verificare come sono stati usati questi fondi si scopre che la “finalizzazione ambientale” è stata molto scarsa: in buona parte le risorse sono state utilizzate per coprire la spesa corrente o per interventi che di “ambientale” hanno poco o nulla.
La legge del 2003 prevede inoltre che “alla data della messa in esercizio del Deposito nazionale, tali misure siano trasferite al territorio che ospita detto Deposito in misura proporzionale all’allocazione dei rifiuti radioattivi”. Piatto ricco, dunque. E si capisce allora perché il “disponibile” sindaco del Comune di Trino - area che secondo Ispra e Sogin non è idonea ad ospitare il Deposito - da circa un anno stia facendo il diavolo a quattro per rientrare in gioco.
Al “Tavolo” di domani in Regione, dunque, si parlerà delle “ricadute socio-economiche” del progetto di Deposito Nazionale. Sarà l’occasione per ribadire che il sito va scelto secondo criteri scientifici e di sicurezza, e non rincorrendo gli appetiti di rampanti politici locali ingolositi da questa montagna di soldi e dall’uso elettorale che ne possono fare.
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