Il Comune di Torino avrebbe voluto modificare lo statuto di
Trm, la società che gestisce l’inceneritore del Gerbido, per consentire la vendita del 17,35% delle quote possedute, portare a casa un bel gruzzoletto di soldi (non meno di 3O milioni di euro) e mantenere un piede nell’azienda vincolando la presidenza del consiglio di amministrazione ad un misero 1 % di azioni, giusto quelle che le sarebbero rimaste in portafoglio. Di questo si è discusso e per questo si è litigato, da parecchie settimane a questa parte. Epperò il diavolo aveva fatto la pentola e non il coperchio e, quando lo han saputo le banche, vere proprietarie dell’impianto, han preso per le orecchie il sindaco
Chiara Appendino, e per la giacchetta alcuni funzionari, chiedendo loro dove volessero andare... E ci pare quasi di sentirli mentre son lì che scrivono la reprimenda
: “Guai se Torino scenderà sotto il 15% ... Ci sono i mutui, ci sono i prestiti...”.
Insomma: tanto rumore per nulla.
Tutto era cominciato con la volontà di vendere quasi tutto al socio privato Iren (che già possiede l’8O%) ma finirà con la vendita di appena il 2 di un totale di 18,35, all’unico soggetto che aveva manifestato interesse a comprarlo, cioè ACEA di Pinerolo.
E così, fiato alle trombe, venerdì scorso, l’assemblea dei soci si è limitata a modificare l’articolo 8 dello statuto, mantenendo fermo il limite del 2O per cento in mano al pubblico (che era stato messo in discussione), con l’ingresso di Acea oltre ai soggetti che già ci sono.
Han votato a favore il Comune di Torino, Iren, Grugliasco, Druento, il Covar 14, Cados e Acea. Il Consorzio Chierese (che avrebbe voluto seguire l’esempio di Torino si è astenuto. Almese, Settimo, Volpiano e Rivalba non hanno partecipato al voto. Infine il sindaco di Gassino
Paolo Cugini ha votato contro.
La verità è che
Cugini avrebbe voluto rimandare la seduta di qualche settimana per apportare allo statuto altre modifiche non in ultima quella legata al Presidente (nomina politica che spetta alla città di Torino), la cui posizione, per inerzia del sindaco
Chiara Appendino, è vacante da più di un anno.
Il guaio è che non essendoci un presidente, e in base alle regole attuali, le sue veci le fa l’AD
Claudio Mazzari, cioè un dipendente di Iren. La domanda che ci si fa è limpida come l’acqua di montagna: non è un pochetto assurdo che un privato si occupi anche della parte politica, mantenendo di fatto il completo controllo dell’azienda?
Solo per pura casualità, infatti, alcune delle mansioni previste sono oggi esercitate da
Mario Corsato di Cavagnolo (altra nomina politica). Se ne occupa lui in qualità di consigliere anziano, ma “più anziano” avrebbe potuto esserlo uno dei due membri nominati da Iren (Mauro Pergetti e Stefania Sabatino).
“
Questa primavera apriremo un tavolo....” han chiesto in due o tre, che è un po’ come dire che di questa anomalia se ne occuperà il prossimo sindaco di Torino. Insomma, campacavallo...
E pensando ai cinquestelle su altri fronti sempre pronti a muoere guerra ai privati come non ci fosse un domani, fa un po’ specie che Torino lasci che siano solo i privati a governare un inceneritore. Un nome in realtà, l’Appendino, circa un anno fa, lo aveva buttato nel mucchio, quello di
Maria Maddalena Vietti Niclot, si scoprì a stretto giro però la sua incompatibilità (legge Madia) ad assumere l’incarico non foss’altro che era ed è presidente di SCS a Ivrea.
Altro nome tirato nella mischia di recente, quello di
Mariella Maffini, 65 anni. Una “tosta” che, tra le alte cose, dal 2OO6 e fino al 2O1O ha collaborato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania
• Trm è un’azienda a capitale misto: l’80% delle azioni è detenuto da Iren Ambiente S.p.A. (interamente controllata da Iren S.p.A.) ed il 20% da soci pubblici tra cui tutti i comuni facenti parti del Consorzio di Bacino 16, da Chivasso a Settimo passando per Leini, Borgaro e Volpiano e, non il ultima, il Comune di Torino che detiene il 18,35% delle azioni e oggi vuole vendere il 17,35%.
Trm macina utili a tutto spiano e nel primo semestre di quest’anno siamo già a un più 16 milioni di euro, pari ad una redditività dell’11 per cento. Nel 2017, nelle casse del Comune di Torino era arrivata una cedola di 3,47 milioni su 19 milioni complessivi di utili e, nel 2018, la bellezza di 3,843 milioni su 22.
• Tra i soci di Iren Spa figurano il comune di Genova al 18,85%, di Torino 13,80, di Reggio Emilia al 6,42% e di Parma al 3,16 %