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23 Novembre 2020 - 23:25
L’autunno svela le carte e si scopre che il boom delle vaccinazioni anti-influenzali promesso, auspicato, quasi assicurato in estate altro non era che un bluff. I medici di base hanno visto poche dosi, di certo non nel numero necessario a coprire l’intera richiesta per gli anziani e le categorie a rischio. Ma tutti gli altri non ne hanno viste proprio.
Di vaccini per le cosidette categorie non a rischio - quindi la stragrande maggioranza della popolazione - nelle farmacie non se ne trovano.
La Regione Piemonte, dopo le polemiche e le proteste dei giorni scorsi, aveva prima assicurato che avrebbe inviato almeno 16.500 dosi. In totale, una decina per farmacia. Tutte da vendere dietro prescrizione medica. Poi, ha fatto marcia indietro. Non manderà nulla, almeno per il momento.
Considerato che ciascuna farmacia ha raccolto in questi mesi prenotazioni per 100, 150, 200 dosi, per tutti i cittadini è una beffa bella e buona.
“Non abbiamo le dosi nemmeno per i nostri dipendenti - allarga le braccia il dottor Andrea Caudera della farmacia “De Magistris” di Ciriè -. Abbiamo 150 prenotazioni, il doppio di quelle che di solito riceviamo: le poche dosi che arriveranno, se arriveranno, le daremo ai primi fortunati che si presenteranno in farmacia”.
Da Ciriè a Settimo Torinese, da Ivrea a Chivasso, passando per Rivarolo, Venaria, Castellamonte, Cuorgnè, la musica è la stessa.
“Vaccini anti-influenzali se ne trovano pochissimi, anche i medici di base hanno problemi a reperirli. Ne sono arrivate solo 200 dosi, erogate ad un medico soltanto. Stiamo cercando la terza partita per questo medico. Da vendere privatamente, invece, nemmeno una...”, spiegano dalla farmacia Regio Parco di Settimo Torinese.
“Non è arrivato ancora nulla. . Abbiamo avuto almeno un centinaio di prenotazioni...” aggiunge Franco Fasano dell’omonima farmacia di Ivrea.
All’Antica Regia di Venaria le prenotazioni sono state venti, i vaccini arrivati per il privato, zero.
“Abbiamo tantissime pagine di prenotazioni, ma sicuramente non ce la faremo a soddisfare tutte le richieste - spiega, al di là del telefono, la titolare della farmacia di corso Arduino a Rivarolo -. Il 7 agosto avevamo contattato il grossista per le prenotazioni, oggi ci ha detto che non ne ha...”.
Alla farmacia Fassola di Chivasso di prenotazioni ne sono arrivate settanta. “Dicevano che ne dovevano arrivare dieci e con queste condizioni è ovvio che tutta la procedura delle prenotazioni sarebbe saltata. Figuriamoci con nessuna...”, commenta il titolare Gianluigi Scala.
Alla farmacia “Luigi Bertotti” di Cuorgné sono invece state raccolte una ventina di prenotazioni, che resteranno lettera morta: “A questo punto, quando arriveranno le dosi, le daremo a chi si presenta prima”, spiegano.
“Vediamo se arriverà qualcosa...”, sospira la titolare della farmacia Spineto di Castellamonte.
Quella dei vaccini anti-influenzali non è la sola emergenza che stanno affrontando le farmacie. Un’altra sta già per scoppiare. E’ quella della disponibilità delle bombole di ossigeno.
Sono diventate di proprietà delle aziende che producono ossigeno e quindi non sono più nella disponibilità delle farmacie.
In tempi normali sono appena sufficienti, con il Covid scarseggiano. E la richiesta è in continuo aumento.
“Abbiamo tre bombole - spiega un farmacista -. Due le abbiamo mandate a ricaricare. Il problema è che quando si rende una bombola, ultimamente non torna più...”.
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