Centodiciassette miliardi di euro per riuscire a superare "la crisi più pesante che ha investito l'Italia dal dopoguerra e che ha aggravato i problemi di coesione territoriale": è una missione dal profilo alto, e per certi versi impossibile, quella che il ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia, ha assegnato oggi, da Palazzo Chigi, alla nuova programmazione di fondi europei 2014-2020.
Presentando l'accordo di partenariato, che definisce l'allocazione delle risorse messe a disposizione da Bruxelles, il ministro ha esortato a non perdere la bussola sulla scelta di pochi obiettivi, concentrando quindi l'attenzione su un numero ristretto di progetti. E, badando al sodo, ha ricordato che l'obiettivo 3 prevede lo stanziamento di 4,8 miliardi per la competitività delle pmi, di cui 3,6 per le Regioni meno sviluppate.
Il nostro Paese beneficerà di risorse comunitarie pari a 32,268 miliardi di euro, di cui 7,7 miliardi per le regioni più sviluppate, 1,1 miliardi per le Regioni in transizione (Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna) e 22,3 miliardi per quelle meno sviluppate (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia). Ai 32 miliardi di Bruxelles dovrà poi essere aggiunta una quota di pari entità per il cofinanziamento nazionale (preventivato nella legge di stabilità in 24 miliardi) e la quota di cofinanziamento di fonte regionale da destinare ai Por (30% del cofinanziamento totale del programma). Il lungo elenco delle voci tematiche previste dalla nuova programmazione (anche se bisognerà aspettare il nulla osta da parte della Commissione europea a cui ieri è stata inviata), prevede tra l'altro: 3,19 miliardi per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione (di cui quasi 2 alle Regioni meno sviluppate); 4 miliardi per la mobilità dei lavoratori (di cui 2,4 per le Regioni meno sviluppate); 4 miliardi per l'istruzione (2,5) e 3,1 miliardi per la riduzione delle emissioni di carbonio. Tuttavia, ha chiarito Trigilia, "una parte rilevante delle risorse, circa il 60%, dovrebbe essere destinata ai Ministeri, quindi con un aumento del 10% rispetto al 50% della passata programmazione".
L'impegno del governo a favore del lavoro è stato confermato da Trigilia. Attingendo alla vecchia programmazione 2007-2013, il ministro ha annunciato la volontà di sostenere il taglio del cuneo fiscale, con un provvedimento dell'esecutivo che dovrebbe essere approvato entro dicembre, pur ribadendo che "questo tipo di contributo deve essere destinato, secondo i dettami Ue, a occupazione aggiuntiva e a categorie particolarmente disagiate".
Annunciato poi un aumento delle risorse per arginare il patto di stabilità, che dovrebbero passare ("su questo ho preso un impegno con il ministro dell'Economia Saccomanni, da chiudere nei primi mesi del 2014") da 1 a 1,8 miliardi, cifra stanziata per l'anno corrente, che verrà erogata anche nel nuovo ciclo dal Fondo sviluppo e coesione (Fsc). A questo proposito il titolare della Coesione territoriale ha ribadito che quanto prima chiederà a Bruxelles lo scorporo del cofinanziamento dal rapporto deficit/pil "e ciò per consentire un più ampio margine di manovra alle Regioni, alle quali si chiede da una parte di spendere e dall'altra di non farlo per non infrangere i vincoli del patto di stabilità". Puntura di spillo, infine, destinata proprio alle Regioni: "il patto troppo stretto non può essere una condizione sufficiente - ha affermato Trigilia - per spiegare una certa incapacità di spesa dimostrata dalle Regioni".
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