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19 Novembre 2014 - 14:54
Accusato di aver estorto oltre 30.000 euro a due quarantenni valdostane che aveva 'conquistato', Gianluca Porreca, 46 anni, di Rondissone (Torino), è stato condannato dal giudice monocratico del tribunale di Aosta a sette anni di reclusione. Le avrebbe convinte di essere "dei servizi segreti" e quindi immune "dai reati da lui commessi". "Voleva i soldi, minacciava di picchiare anche i bimbi delle mie amiche. Mi diceva, 'prima che mi denunci ti ammazzo'", ha detto una delle vittime.
In aula per il processo non erano presenti né Gianluca Porreca né il suo avvocato, sostituito da un legale d'ufficio. I fatti risalgono al periodo compreso tra il gennaio 2011 e il dicembre del 2012, durante il quale Porreca ha frequentato le due quarantenni valdostane. Il giudice Davide Paladino, che ha accolto la richiesta del pm Pasquale Longarini, ha disposto inoltre una provvisionale di risarcimento di 50.000 euro a ciascuna delle due donne, parti civili con gli avvocati Andrea Balducci e Filippo Maria Girardi.
"Dalle intercettazioni è emerso che Porreca in quel periodo probabilmente viveva con moglie e figli", ha detto in aula il maresciallo dei carabinieri che ha condotto le indagini. "Lo conoscevo da giovane, poi a metà del 2010 mi aiutò per un trasloco e iniziammo a frequentarci", ha detto al giudice una delle due vittime, una parrucchiera. "All'inizio era gentile, ma nei primi mesi del 2011 i rapporti s'incrinarono. Continuava a chiedermi soldi, l'incasso del mio negozio, prima rivolgendo minacce a me e poi anche mia madre, a mio padre che era sotto ossigeno. Avevo il terrore, chiesi anche dei prestiti per lui", ha raccontato la donna tra le lacrime. "Mi ero infortunata, dall'assicurazione ottenni un risarcimento di 7.000 euro. Lui voleva a tutti i costi la metà di quella cifra", ha ricordato.
"Mi prese anche l'auto, una Polo: feci un'incidente, disse che l'avrebbe rottamata, invece se ne appropriò", ha aggiunto.
Situazione analoga per l'altra vittima: "Era gentile con me e le mie figlie, diceva che guadagnava 10.000 euro al mese ma che in quel periodo non lo pagavano. Mi fece aprire una società, poi divenne minaccioso. Attivò una carta di credito a mio nome. Ha tuttora i miei documenti e quelli delle mie bambine", ha raccontato la donna in aula. "Una notte - ha ricordato - a casa mia, con le mie figlie, quasi mi soffocò, facendomi firmare cambiali in bianco per 20.000 euro. Mi costrinse a chiedere un finanziamento di 10.000 euro, a fargli ricariche postepay".
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