Marco Airale ce l’ha fatta. L’allenatore canavesano ha partecipato da protagonista ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, realizzando il suo sogno. Il tecnico di Bosconero racconta così come gli si è prospettata la fantastica opportunità di volare in Giappone: “Questa possibilità è nata anni fa, quando nel 2012 iniziai il percorso da allenatore a Chivasso presso il Gruppo Sportivi Chivassesi; senza di loro oggi non sarei qui a raccontare questa esperienza. Durante gli anni al campo sportivo Paolo Rava ho rivestito la figura di direttore tecnico per l’Atletica Canavesana, società per la quale gareggiavo da atleta, e poi di responsabile del settore salti per il Comitato Regionale Piemonte della Federazione Italiana di Atletica Leggera. In seguito, è stata determinante l’esperienza in Cina in qualità di performance therapist e, dopo i Mondiali di Doha 2019, il ruolo di assistant coach nel gruppo di Rana Reider, allenatore di fama mondiale della velocità e dei salti; proprio con lui nelle ultime due stagioni ho preparato le Olimpiadi di Tokyo”. Il percorso di avvicinamento è stato lungo e sono tanti gli atleti tra i migliori al mondo che Airale ha seguito da vicino: “Il mio ruolo era quello di assistente allenatore, un allenatore in seconda degli sport di squadra, per fare un paragone. Avevamo 11 atleti a Tokyo, di 9 Nazionali differenti. Come atleti, oltre ai due medagliati del gruppo, il canadese Andre De Grasse (medaglia d’oro nei 200 metri e bronzo sia nei 100 che in staffetta) e la britannica Daryll Neita (bronzo nella staffetta), sicuramente da ricordare lo statunitense Trayvon Bromell (leader stagionale dei 100 metri con 9’’77), i due giamaicani Britany Anderson (detentrice del record del mondo Under 20 sui 100 ostacoli e finalista a Tokyo), l’ex campione del mondo Under 18 Christopher Taylor (sesto a Tokyo sui 400 metri maschili) e il francese Jimmy Vicaut (recordman europeo dei 100 metri prima dell’azzurro Marcell Jacobs). In Giappone ho avuto la fortuna di stare 5 settimane quest’anno, prima per i Trials Nipponici, avendo un atleta di casa nel gruppo, e poi appunto per le Olimpiadi. Sono un fan della terra del Sol Levante, ero già stato nel 2017 e anche questa volta non ha tradito le aspettative. Le persone, l’ordine, il rigore e il buon cibo la fanno da padroni. In Giappone ho trovato un paese pronto ad arginare l’emergenza. L’utilizzo di App di monitoraggio è obbligatorio per chiunque si rechi nel paese e durante le Olimpiadi siamo stati sottoposti a test quotidiani onde evitare contagi all’interno del Villaggio Olimpico. Nonostante la pandemia il Giappone è riuscito ad organizzare un’edizione impeccabile dei Giochi”.
Dalle parole di Marco Airale emerge tutta la sua passione per quello che sta facendo e per le esperienze di altissimo livello che sta vivendo, ma una menzione speciale va spesa per le emozioni. Per quanto razionali si possa essere, sono quelle a prendere il sopravvento. Soprattutto quando si raggiungono traguardi così prestigiosi come la partecipazione ad un’Olimpiade, meta ambita da
chiunque viva nello sport o viva di sport: “I Giochi Olimpici sono entusiasmanti, avvincenti, unici. Tra le emozioni più grandi provate, sicuramente la felicità di partecipare alle Olimpiadi in prima persona, lo stupore di come la pandemia abbia cambiato un evento che tanto avevo atteso e sicuramente un po’ di tensione generata dalla competizione. Per me i Giochi Olimpici sono uno dei punti più alti dello sport internazionale, il sogno di una vita. Ho vissuto all’interno del Villaggio Olimpico, il vero punto chiave della spedizione. Qui sono entrato in contatto con atleti e staff delle varie Nazionali, di atletica leggera e di tantissime altre discipline sportive. Molti tecnici erano esterni al Villaggio Olimpico e avevano unicamente la possibilità di recarsi ai vari campi gara, mentre essere all’interno mi ha dato la possibilità di vivere le emozioni delle medaglie, le gioie e le delusioni di atleti e allenatori, oltre alla possibilità di vedere da vicino realtà sportive delle quali non ero direttamente a conoscenza”. Un bagaglio umano e sportivo da far invidia, non c’è dubbio, ma non da custodire gelosamente, bensì da condividere con tutte quelle persone che dal Canavese e non solo seguono con affetto ogni tappa della carriera di Marco Airale, un ragazzo che vale oro quanto pesa e che per gentilezza e disponibilità ha pochi eguali. Infine, doveroso uno sguardo al futuro. Il tecnico canavesano ha le idee chiare in merito: “In seguito al raggiungimento del sogno olimpico ho deciso di rientrare in Italia e tentare di costruire un gruppo di allenamento personale con l’aiuto di una società civile italiana. Gli obiettivi a medio termine sono ovviamente ottenere buoni risultati e avere qualche atleta alle manifestazioni internazionali della prossima stagione, ovvero gli Europei e i Mondiali”.
Detto di tante eccellenze del nostro Paese che una volta recatesi all’estero in cerca di consacrazione non fanno più ritorno in Italia, la scelta di Marco Airale è sicuramente controcorrente. Una decisione coraggiosa, ma che testimonia la sua forte determinazione nel proseguire il percorso di crescita professionale intrapreso, mettendosi in gioco in prima persona con l’intento di far fruttare le importantissime esperienze internazionali vissute in questi anni. Non è da tutti, ma la certezza è che per cambiare in meglio il posto in cui viviamo abbiamo bisogno di scelte così. E, soprattutto, di persone così.
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