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17 Marzo 2021 - 11:46
La portavoce Anna Andorno
«La Valledora non può ospitare le terre e le rocce rimosse durante la realizzazione della Pedemontana»: a ricordare le direttive della Commissione Europea è il Movimento Valledora, gruppo ambientalista che negli anni del Governo Conte aveva già scritto al Ministero dell’Ambiente ma non ha mai ricevuto risposta. Ora una nuova lettera di sollecito è stata indirizzata al premier Mario Draghi.
«Avevamo già espresso le nostre perplessità sulla scelta della Valledora come area di reperimento di ghiaia da impiegare nella realizzazione del cemento per la costruzione del collegamento autostradale Masserano-Ghemme», ha spiegato la portavoce del Movimento, Anna Andorno. «Ora dovrebbe ospitare anche il materiale di risulta scavato durante la realizzazione dell’opera».
Con il cambio di governo il Movimento è tornato alla carica: «Nella missiva abbiamo sottolineato l’estrema delicatezza della zona in quanto area di ricarica della falda e delle pressioni ambientali già presenti, rappresentata dalle discariche e dalla vasta estensione delle cave esistenti. Abbiamo evidenziato l’opportunità di utilizzare per i riempimenti dei tratti stradali materiali di riciclo e riservare gli inerti pregiati della Valledora per le costruzioni».
Sempre dal Movimento Valledora fanno presente che «le stesse cave sono state individuate come deposito per i materiali scavati durante la costruzione della strada senza che ne sia stata verificata l’idoneità e l’esclusione di possibile interferenze con la falda idrica sotterranea, tanto che su questo tema si era dibattuto a lungo portando la questione anche davanti alla Commissione Ambiente dell’Unione Europea». Quest’ultima, in seguito alla visita in loco del dicembre 2018, ha chiesto di applicare il principio di precauzione e di osservare le distanze e le fasce di rispetto tra gli impianti e le abitazioni e le aree agricole.
In particolare, per quanto riguarda gli eventuali riempimenti dei vuoti di cava, la Commissione raccomandava di utilizzare materiali che abbiano «le stesse caratteristiche chimiche, fisiche e agronomiche del materiale estratto, in modo da evitare ulteriori danni ambientali, considerando l’elevata vulnerabilità della zona interessata dal punto di vista geologico ed idrogeologico».
Da qui la richiesta di rivedere l’orientamento sollecitando l’interesse del Ministero della Transizione ecologica per l’emissione di stringenti misure di tutela. E questa volta la Valledora spera che da Roma arrivi una risposta: «Ci si augura che venga riconsiderata la sostenibilità di queste scelte».
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