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Oggi anche i preti soffrono: fanno una vita da cani... La provocazione di Padre Bianchi

Oggi anche i preti soffrono: fanno una vita da cani... La provocazione di Padre Bianchi

Enzo Bianchi fondatore della comunità di Bose

“Ma quanti fedeli in Italia sanno che è in corso un percorso sinodale destinato a decretare il futuro della Chiesa così come la conosciamo? È in corso una sfida enorme, la Chiesa deve ritrovare il suo coraggio antico, quello originario di Gesù, di non nascondere i problemi sotto il tappeto. Deve animare il confronto sui grandi temi anche interni, anche nelle parrocchie, come la pedofilia, la sessualità, l’ordinazione delle donne, la crisi delle vocazioni o le vocazioni forzate. Non bisogna silenziare le domande, la Chiesa sta peccando di leggerezza. Deve assumersi le sue responsabilità’”.  La provocazione è di Padre Enzo Bianchi, ex priore e fondatore della Comunità di Bose, intervenuto l’altra sera al Circolo dei Lettori di Torino, alla presentazione del libro del giornalista Francesco Antonioli e della biblista Laura Verrani ‘Lo scisma emerso’ (Ts Edizioni). “È cambiato il mondo e sono cambiate la società e la chiesa - ha aggiunto Bianchi - Oggi per fare la carità e occuparsi degli ultimi non è necessario essere cattolici, basta essere persone buone. La Chiesa se vuole fare la differenza deve parlare di fede, di aldilà e di vittoria sulla morte, e poi ascoltare, ascoltare e ascoltare. Non siamo l’unica religione, ci sono altri credi che parlano di carità e di bontà, ma solo noi parliamo di Gesù Cristo”.  E poi ancora: “Oggi anche i preti soffrono, fanno una vita da cani per la gente non sono più nulla. E certamente non hanno più nessuno che si occupa di loro, alla sera è tanto se hanno i soldi per farsi 4 salti in padella, si rammendano calze e mutande. Sono soli, vivono una terribile solitudine, ma la Chiesa sembra non riuscire più ad occuparsi neppure di loro. In Italia ancora si sopravvive grazie all’8 per mille, ma in altri Paesi, come la Francia, è terribile. La Chiesa è diventata molto complessa, fidiamo moltissimo nel prossimo Sinodo. I problemi ci sono e non si può, non si deve tacerli, per rispetto nei confronti della fede, di tutti noi e della Chiesa”. Gli autori hanno sottolineato come la chiesa stia attraversando un profondo percorso di scisma e di crisi di fede. “Ma la Chiesa è sempre stata problematica dai tempi di Cristo - ha detto Verrani - e non morirà. È solo rallentata, sta cercando la sua nuova strada”.  Antonioli ha posto l’attenzione sul caso dell’inchiesta aperta a Torino e poi archiviata su alcuni casi di ‘vocazioni forzate’ emerse nella diocesi di Torino: “la Chiesa deve avere il coraggio di riconoscere le vittime in questi casi di soprusi, non può sorvolare. Lo dico come credente e come cittadino”.  Non è nascondendo i problemi che la Chiesa può superarli, mantenersi e crescere - hanno concluso gli autori del libro - ma al contrario, affrontandoli con maggiore umiltà, pragmatismo e amore. Una Chiesa che si guarda dentro oggi è più credibile”.  Ad Albiano d’Ivrea Intanto continuano i lavori di costruzione di una “Casa della Madia” ad Albiano d’Ivrea. C’è un comitato che sta raccogliendo  i fondi necessari a pagare il mutuo decennale acceso per l’acquisto della cascina, nonché per portare a termine la sua ristrutturazione e renderla il luogo che merita di essere, a beneficio di moltissime persone. Ne fanno parte l’ex sindaco di Torino  Valentino Castellani (Presidente), Corrado Colli e il consigliere regionale Mauro Salizzoni. Succede tutto questo a due anni dall’esilio di Padre Bianchi di Bose, dove ha vissuto per  55 anni e non potendo tornare a Bose. “Terminati i necessari lavori di ristrutturazione al fine di renderlo abitabile - scrive Padre Bianchi sul suo blog -  questo cascinale sarà una casa che accoglierà chi vorrà vivere con me, gli amici e gli ospiti che cercheranno un luogo di silenzio, di dialogo e di ospitalità.  Chi genera un figlio non può rigenerarlo né farlo nascere di nuovo: ogni figlio è in un certo senso unico ed io non intendo rifare la comunità che da me ha avuto inizio, né fondare una nuova comunità religiosa canonicamente riconosciuta. Voglio solo vivere da monaco cenobita e non eremita come ho sempre vissuto. Cammin facendo vedremo cosa ci riserverà il Signore e cosa ci suggerirà lo Spirito santo. Questo cascinale – che da sempre porta il nome augurale di Camadio, ossia “Casa della madia”, casa dove si fa il pane –  sarà certamente un luogo di preghiera, di incontro, di fraternità e sororità, una tavola approntata per la condivisione e lo scambio delle parole, degli affetti e della speranza…”. Classe 1943, originario di Castel Boglione nella Langa Astigiana, Padre Bianchi ha lasciato Bose rispettando un provvedimento di allontanamento a tempo indeterminato (di 5 anni anni per altri tre confratelli, Goffredo Boselli, Lino Breda e Antonella Casiraghi) firmato dalla Santa Sede, datato maggio 2020, senza alcuna possibilità di appello, quale unica soluzione alla risoluzione dei contrasti ai vertici della Comunità e il difficile passaggio di consegne al successore  Fra’ Luciano Manicardi, priore dal 2017. l.l.m.
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