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AGLIE'. Piazza del Nazionale in un ring, condannati titolare e avventori

AGLIE'. Piazza del Nazionale in un ring, condannati titolare e avventori

tribunale

 

Condannati per la rissa davanti al Bar "Nazionale": cinque mesi di reclusione per il titolare del locale, Francesco Priolo, sessantenne residente a Feletto e quattro mesi per gli altri quattro complici, il figlio Riccardo, di 28 anni, il coetaneo di origine rumena, Andrei Secioreanu; ed infine per Antonio Barberis, 50 anni, di Agliè (tutti difesi dall'avvocato Manuel Peretti, il quale presenterà ricorso in Appello).

Erano accusati dei reati di ingiurie e minacce. La sentenza è stata pronuncia l'altra settimana dal giudice Claudia Maria Colangelo del Tribunale di Ivrea, accogliendo in parte le richieste formulate dal Pm Michela Begognè, dai quattro ai sette mesi di reclusione.

I fatti risalgono al 31 marzo del 2010. Per qualche minuto, quella mattina, la piazza del Nazionale s'era trasformata in un ring da combattimento. Quattro contro uno: i due titolari del bar, con la manforte di due avventori, contro un campione di arti marziali, addetto come netturbino per Asa (l'ex azienda che gestiva la raccolta rifiuti in Canavese), Federico Laino, 38 anni, residente a Bollengo e costituitosi parte civile con l'avvocato Claudio D'Alessandro.

Difficile è stato ricostruire come fosse scoppiato il parapiglia. Secondo le ricostruzioni, il netturbino si sarebbe presentato in piazza piuttosto nervosetto ("l'azienda lo aveva richiamato, perché doveva ancora prelevare i rifiuti dai bidoni in piazza" ha evidenziato l'avvocato Peretti). Figurarsi quando s'era trovato persino lucchetto e catena, ed aveva dovuto recarsi al bar per avere la chiave. Era seguito un colorito botta e risposta. "Non alzare la voce" avrebbe detto Priolo, "cos'hai da guardare?" avrebbe risposto l'altro, "fai il tuo lavoro e vai a quel paese" avrebbe aggiunto il barista, e poi ancora "non scarico il bidone finché mi stai a guardare con la catena in mano" e "allora te lo faccio svuotare io, ti ci metto la testa dentro". In aula Laino ha riferito poi di essersi trovato la catena intorno al collo e di aver ricevuto dei pugni. Priolo viceversa, ha detto di averle prese di santa ragione, e che poi Laino avrebbe ripreso il turno lavorativo. La presenza dei presunti complici non è stata confermata dai testimoni. Era stato Laino a sporgere denuncia nei giorni successivi.

 
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