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IVREA. Tre milioni per San Bernardino. Franceschini ne farà un museo!

IVREA. Tre milioni per San Bernardino. Franceschini ne farà un museo!

DARIO FRANCESCHINI MINISTRO

La bellezza di 16 nuove sedi espositive per valorizzare e conservare il patrimonio culturale nelle sue varie declinazioni ma soprattutto tanti musei dedicati a nuove tematiche. I milioni stanziati dal Governo sono tanti: 57,4 milioni di euro. Nell’elenco  c’è quello bibliografico della Università di Genova, c’è il Museo Etrusco di Villa Giulia e Villa Poniatowski a Roma, c’è il Museo nazionale della Motocicletta a Pesaro, il Museo nazionale dell’Arte del digitale a Milano che avrà sede nell’Albergo Diurno. Soprattutto c’è, fiato alle trombe, Casa Olivetti ad Ivrea. Sono alcuni degli interventi del Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” 2020-2022 presentato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, che il 22 settembre ha ricevuto il parere favorevole della Conferenza unificata Stato-Regioni dopo il passaggio al Consiglio Superiore dei beni Culturali.  Molti interventi di recupero di immobili interesseranno beni danneggiati e collocati nel cuore dei centri storici dei comuni italiani, come quello dell’ex Convento di San Domenico a Venosa. Non mancano inoltre interventi rivolti alla sicurezza dei visitatori, come per Villa Jovis sull’isola di Capri dove, oltre alle opere di conservazione e consolidamento, sarà messo in sicurezza e reso accessibile l’intero percorso. Infine, l’identità dei luoghi e la loro storia: vale per il Museo dei Longobardi nella piccola cittadina di Romans d’Isonzo e per la riqualificazione del Castello di Carlo V a Lecce. «Sedici interventi - dichiara il Ministro Franceschini - che si estendono dal Nord al Sud Italia e interessano beni di proprietà statale, comunale e privata, comprendendo comuni piccoli e di grandi dimensioni e siti Unesco. Si tratta di progetti e cantieri che contribuiscono al recupero e alla nascita di importanti realtà del patrimonio culturale nazionale e che sostengono lo sviluppo e la ripresa economica del Paese».
San Bernardino
A Ivrea, il finanziamento di 3 milioni di euro contribuirà a realizzare un ampio e articolato progetto per la riqualificazione del complesso conventuale di San Bernardino. Lo scopo è di restituire al Convento l’originale e autentico spirito del luogo che scaturisce dalla sua storia di “casa” della famiglia Olivetti. Nella Chiesa di San Bernardino, sarà realizzato un percorso museale per la visita agli affreschi, con possibilità di usare spazi per incontri e conferenze. Il Convento invece ospiterà la Biblioteca storica di Camillo e Adriano Olivetti e gli uffici dell’Associazione Archivio Storico Olivetti. Sia chiaro a tutti che l’Amministrazione Comunale guidata da Stefano Sertoli con tutto questo non c’entra un bel nulla. Non è merito del vicesindaco Elisabetta Piccoli o della giunta nel suo insieme se stanno per arrivare i 3 milioni. Non è merito loro e neppure sarà merito dei tanti parlamentari eletti qui, dalla senatrice azzurra Virginia Tiraboschi, passando dai leghisti Alessandro Giglia Vigna e Cesare Pianasso. Al massimo, ma proprio al massimo, se c’è uno da ringraziare è il Ministro tesserato al Partito Democratico. In giunta a Ivrea non ne sapevano nulla e non ne sanno nulla ancora oggi. Lo avessero saputo, come si è ben visto in questi mesi, ne avrebbero fatto un cavallo di battaglia da utilizzare in campagna elettorale. San Bernardino La chiesa, nella sua prima struttura, fu edificata tra il settembre del 1455 ed il gennaio del 1457 assieme al convento destinato all’ordine francescano dei frati minori osservanti.  Nel 1465 ebbero luogo i lavori di ampliamento, con la costruzione di una navata con accesso al pubblico, divisa dalla chiesa primitiva da un tramezzo con tre arcate. L’ampliamento del 1465 comprendeva anche la costruzione, sul lato nord, di due cappelle laterali (andate poi distrutte come molte parti del convento). Le fortune del monastero andarono decadendo già verso la fine del XVI secolo, anche a causa della rivalità con la famiglia, pur essa francescana, dei frati minori riformati, che subentrò nella gestione del convento a partire dal 1612, senza tuttavia arrestarne il declino. Nel Settecento la chiesa ed il convento subirono un ulteriore degrado a causa delle successive occupazioni militari, sino alla conquista napoleonica ed alla abolizione delle proprietà ecclesiastiche. La chiesa, ormai sconsacrata, venne utilizzata per anni come deposito agricolo. Camillo Olivetti acquistò il complesso (posto nelle immediate vicinanze della sua fabbrica di macchine per scrivere) nel 1910 ed avviò un suo primo recupero, trasformandolo in sua abitazione. Egli fece anche rimuovere il soppalco costruito a ridosso della parete spanzottiana. Fu poi Adriano Olivetti che realizzò, tra il 1955 ed il 1958, un più importante progetto di riqualificazione dell’area, destinandola a sede dei servizi sociali ed delle attività dopolavoristiche per i dipendenti aziendali. Gli affreschi di Spanzotti, restaurati nello stesso periodo sotto la guida di Noemi Gabrielli, trovarono la loro giusta celebrazione critica in un saggio di Giovanni Testori, che operava in quel tempo ad Ivrea presso i servizi culturali della Olivetti.
Affreschi Spanzotti Affreschi Spanzotti
È merito dell’azienda di Ivrea aver garantito la successiva manutenzione del complesso, pur con alcuni improvvidi interventi di utilizzo industriale dell’area attigua alla chiesa. Di grande valore è il ciclo pittorico contenuto al suo interno raffigurante la vita e la passione di Cristo in 20 scene, il cui fulcro consiste nella scena della crocifissione.  L’autore degli affreschi, il pittore Giovanni Martino Spanzotti, fu una delle personalità di spicco nel panorama artistico piemontese tra Quattro e Cinquecento. Liborio La Mattina
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