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IVREA. Refezione scolastica e rifiuti gestiti "alla carlona". Tirata d'orecchie per Povolo e Balzola

La segnalazione è di alcuni cittadini: fuori da alcune scuole campeggiano sacchi pieni di vassoi e stoviglie usa e getta che non si capisce a quale tipologia di rifiuto appartengano. Genitori e insegnanti poi riferiscono che i cibi vengono distribuiti, come sempre, con il solito scodellamento: i bambini si dispongono in fila distanziati, con mascherina, attendono di essere serviti, quindi con il loro vassoio si recano al proprio posto (tre alunni per tavolo, anziché sei) per consumare il pranzo. Nelle Scuole per l’Infanzia, invece, verrebbero usate stoviglie lavabili. S’aggiungono le mascherine. Gli alunni in base ai protocolli per il contenimento del contagio da covid 19, ne utilizzano ogni giorno almeno 2 usa e getta. Dove finiscono? Come vengono smaltite? Un giallo! Insomma qualcosa non funziona nel servizio di refezione scolastica e nella gestione dei rifiuti al tempo del Covid. Tanto per cominciare perchè le disposizioni ministeriali relative all’emergenza sanitaria e alla gestione delle mense prevedono la distribuzione di monoporzioni in vaschette sigillate, preferibilmente compostabili. Secondo perchè si dovrebbe puntare ad alti livelli di raccolta differenziata, abbinata ad abitudini virtuose finalizzate alla riduzione, riuso e riciclo dei rifiuti, per salvaguardare non solo l’ambiente, ma anche la salute dei cittadini. Lo scrivono chiaro e tondo in una mozione i consiglieri comunali d’opposizione. “La scuola - aggiungono  - ha il compito pedagogico di insegnare ai propri alunni, oltre alle altre materie, il rispetto per l’ambiente, la riduzione degli sprechi el’educazione civica. Vedere sacchi pieni di materiale non riciclabile fuori dai cassonetti non è certo un bell’esempio da mostrare ai giovani…”.  E se non è questa una bella tirata d’orecchie agli assessori Giuliano Balzola (da Crescentino) e Giorgia Povolo, quindi a tutta la giunta, diteci voi che cos’è! Da qui la richiesta al sindaco di verificare quali siano le modalità di erogazione del servizio e se le stoviglie e i vassoi non fossero previsti in materiale lavabile, riciclabile, compostabile. Ma anche di appurare se le norme anti-contagio consentono alla ditta fornitrice di poter derogare dagli accordi pattuiti e alle linee guida nazionali e se sì, a quali condizioni. “Chiediamo - aggiungono le Opposizioni - di modificare l’attuale modalità di erogazione del servizio utilizzando materiale lavabile e riutilizzabile oppure bio-degradabile e compostabile come ad esempio il “mater-bi” o analogo o, in ultima istanza, almeno riciclabile. Nel caso il problema fosse relativo agli ultra-costi non previsti a contratto, di impegnare sufficienti risorse (ad esempio per garantire il lavaggio di stoviglie e vassoi, che sarebbe la migliore soluzione anche in funzione anticontagio) per coprire la differenza economica utilizzando ad esempio, come richiesto con altra mozione, parte dell’importo solitamente destinato al Carnevale che il prossimo anno non avrà luogo….”. Infine ( se tutto ciò non fosse possibile) di richiedere alla Società Canavesana Servizi di fornire appositi cassonetti per la raccolta specifica e il corretto smaltimento dei contenitori monouso per i pasti delle mense e dei DPI e di “adoperarsi fin da subito affinché si avviino senza esitazioni le procedure per una nuova gara d’appalto del servizio che possa vedere insediato un nuovo gestore a partire dal prossimo anno scolastico 2021-2022”. E quando si parla dell’appalto per la refezione scolastica è bene aggiungere tutti quei pastrocchi combinati dalla giunta quando si era messa in testa di realizzare un nuovo cento cottura attraverso il “Project financing” (a proposito che fine ha fatto???) e poi, non riuscendoci, s’è ritrovata a dover prorogare l’affidamento per l’ennesima volta, l’ultima fino al termine dell’attuale anno scolastico.     
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