Parliamo della variante al PRGC approvata dal consiglio il 22 gennaio scorso? Parliamone.
Con un avviso pubblicato sull’albo pretorio, infatti, l’Amministrazione comunale ha prorogato il termine per la presentazione delle osservazioni, dall’11 marzo, sino al giorno prima della “Conferenza regionale di Copianificazione” fissata per il 25 marzo, salvo ulteriori proroghe.
Perchè? Il motivo è presto detto. La documentazione (194 pagine e circa 30 tavole) avrebbe dovuto essere messa a disposizione dei cittadini per 30 giorni consecutivi oltrechè sul sito del Comune anche presso l’ufficio tecnico, ma così non è stato e a quei pochi che l’hanno chiesta è stato risposto “picche”, quindi di scaricarla dal sito internet del Comune.
Peccato che questo, nella delibera approvata in fretta e furia il 10 marzo dalla giunta comunale guidata da un manipolo di “bugiardelli” (giusto per essere simpatici), non lo si dica per niente. Si dice invece che il problema del negato accesso agli atti sia da imputare, al Coronavirus.
Al Coronavirus?
Insomma, una balla, l’ennesima.
Che gli uffici non si fossero preparati adeguatamente infatti era stato segnalato “via pec” all’Amministrazione comunale, qualche giorno prima che entrassero in vigore i divieti di spostamento causa Coronavirus, dai consiglieri comunali Francesco Comotto e Massimo Fresc.
Si dirà che nell’era del digitale, degli smartphone e dei tablet sembra incredibile che ci siano persone ancora in cerca della carta... Epperò ci sono e resta il fatto che i particolari di un piano regolatore su un pc non si riescono a vedere come si dovrebbe.
Morale? Se non è questa una vera e propria inadempienza burocratica, diteci voi che cos’è?
L’ennesimo intoppo, l’ennesimo giallo intorno ad un piano regolatore che non smette di stupire per l’improvvisazione con cui si sta portando avanti l’iter, per l’assenza di visione, per il niente che si vorrebbe costruire intorno al niente.
Non c’è da giurarci che sia finita qui. Sul punto le Opposizioni già stanno affilando i coltelli...
Il prgc
Era il 20 marzo del 2018 quando lo studio Boeri dell’architetto Massimo Giuliani presentava per l’ultima volta ai cittadini le linee guida generali.
Da allora - e sono passati quasi due anni -quel che si ha in mano è una semplice “proposta tecnica del progetto preliminare”, peraltro approvata con i soli voti della maggioranza.
Il prossimo passaggio, sempre che qualcuno non denunci l’inadempienza di cui sopra, sarà l’adozione del “progetto preliminare”, in programma nell’agosto del 2020. Seguirà la “proposta tecnica del progetto definitivo” (novembre 2020) e quindi il “progetto definitivo” vero e prprio nel settembre 2021.
Il nuovo Prgc identifica 5 aree strategiche: Area ex Montefibre (o Polo della Mobilità), Area Edifici Pubblici (via Cardinal Fietta), Polo della Canoa (fra via Dora Baltea 1 e lo Stadio della Canoa), Lago di Città-Risalita al Centro storico e Polo Culturale e, infine il Polo Sportivo (area ex Varzi).
Diversamente dalle “visioni” di due anni fa, dal progetto è scomparsa l’idea di spostare il mercato nel centro urbano, ma si prevede di collegare quest’area con il centro storico attraverso l’installazione di ascensori o scale mobili.Per l’area ex Montefibre si passa da una “visione residenziale” ad un Polo di Interscambio e di servizi, cioè ad una fotografia dell’esistente (Tribunale, Ambulatorio e Scuole).
Nuova, invece, l’ipotesi di rendere gli edifici comunali di via Cardinal Fietta un Polo dell’Istruzione; idea già criticata in consiglio comunale non foss’altro che le scuole sono oggi dall’altra parte della Dora.
Tra le altre cose la variante riporta in auge il traforo di Monte Navale, ipotizza di lasciar riemergere il Lago di Città, introduce la possibilitàdi spostare da un punto all’altra della città le capacità edificatorie epure un sistema di “destinazioni d’uso” al negativo (cioè per ogni area l’elenco delle cose che non si possono fare, lasciando ai proprietari tutte le altre possibilità edificatorie e di utilizzo).
Nessuna novità significativa, sulla zona Unesco. Si parla di fab-lab, start-up, recupero dell’eredità immateriale olivettiana. Si auspica di evitare l’eccessiva museificazione del sito, ma nulla di più. Qui il rischio reale è che diventi impossibile qualsiasi intervento edilizio.
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