Cerca

IVREA. Perché non si aprì un'indagine sulla morte di Adriano Olivetti e Mario Tchou?(Video)

Lui si chiama Simone Guida, 28 anni, pistoiese di nascita ma pratese d’azione. Laureato in lingue e lettere straniere, sul canale YouTube “Nova Lectio” confeziona costantemente e regolarmente filmati su argomenti di attualità e sulla storia d’Italia e del mondo. L’ultimo riguarda Adriano Olivetti  e la sua utopia. Un viaggio in un paese che inventò il Pc e superò l’America nel settore informatico quando ancora l’informatica non esisteva veramente. Ed è la storia (in circa 20 minuti) della prima vera “multinazionale” italiana presente non solo in Italia con ben 5 stabilimenti, ma anche in Inghilterra, in Spagna, Brasile, Argentina e negli Stati Uniti per un totale di 25.000 dipendenti. Il sogno di un’impresa che guardava alla produttività ma anche al benessere dei lavoratori.   Un sogno che si frantumò la mattina del 27 febbraio 1960 con la morte per “congestione cerebrale” di Adriano, nei pressi della piccola stazione di Aigles  in Svizzera, a bordo di un treno partito dalla stazione di Arona e diretto a Losanna, .  Da qui in avanti i dubbi.  Perché non si fece un’autopsia sul cadavere? Il minimo sindacale su di un uomo che aveva osato sfidare i colossi della nascente industria americana proprio in un settore, l’informatica, nato oltreoceano per esigenze militari legate alle Guerra Fredda.
Mario Tchou
A rinforzare i sospetti che ancora oggi nessuno si è mai incaricato di dipanare, giunse a distanza di nove mesi la morte dell’ingegner Mario Tchou, avvenuta in un incidente stradale sulla autostrada Torno Milano, in prossimità del casello di Santhià. Assunto nel 1954, l’ingegner Chou, figlio dell’ambasciatore cinese in Italia, dove aveva anche compiuto gli studi, era un ricercatore brillante e Adriano lo volle con sé a capo della divisione informatica e, soprattutto, per mettere a punto il primo calcolatore elettronico. Due morti ancor più sospette se si pensa che negli stessi anni, Enrico Mattei stava attuando collaborazioni energetiche vantaggiose per l’Italia proprio con la Cina, con l’Egitto e con la Russia. Tutto ciò rappresentava un problema serio, ma mentre per l’incidente aereo che a Bascapè la sera del 27 ottobre 1962 mise fine alla vita del fondatore dell’Eni risulta provata l’origine dolosa nelle indagini del Pm Vincenzo Calia, su Adriano e Mario nessuno proferì parola. Perchè la Magistratura non aprì mai un’inchiesta?   L’epilogo? Nel 1960 entrano nel capitale sociale Fiat, banca IMI, Centrale, Mediobanca e Pirelli  (guarda caso tutte aziende che avevano beneficiato del piano Marshall) e qualche tempo dopo la divisione elettronica venne venduta alla General Electric. Adriano e Mario: due morti che decapitarono e decretarono la morte dell’azienda.  I problemi e gli occhi puntati su Olivetti probabilmente hanno una data: il 1959. Fu in quell’anno, infatti, che Adriano acquista il controllo dell’americana Underwood. Una sorta di rivincita su quel mister Underwood che in passato non aveva ritenuto Adriano degno nemmeno di un incontro considerandolo nient’altro che un piccolo imprenditore italiano. Al governo degli Stati Unici questa cosa non piacque. Tentò di avviare una causa per impedirne l’acquisizione, salvo poi rinunciare all’azione legale senza alcuna spiegazione. In verità gli Stati Uniti avrebbero già cominciato a controllare da vicino Olivetti fin dagli anni Cinquanta con il trionfo sui mercati mondiali della “Lettera 22” premiata con il “compasso d’oro”  nel 1954 e giudicata il miglio prodotto di design del secolo dall’Illinois Institute of Technolgy  nel 1959. E poi ancora quando si pose in  diretta concorrenza col colosso statunitense IBM, suscitando i sospetti e l’attenzione dei servizi segreti americani. Attenzione che divenne elevatissima quando a soli 18 mesi dal suo ingresso nel settore dell’informatica Olivetti raggiunse e superò la IBM con il calcolatore P101, venduto in ben 40.000 esemplari (alcuni finirono anche alla NASA che li adoperò per progettare l’allunaggio dell’Apollo 11) Nell’inchiesta di Simone, si racconta di un’azienda che ad un certo punto cerca finanziamenti in Russia e in Cina. Ecco, adesso, il sospetto che, dietro alla morte, di Adriano e di Mario ci fosse la CIA diventa qualcosa di più di una semplice supposizione. Del resto Adriano Olivetti era un personaggio scomodo anche in Italia dove non era benvisto nemmeno dai colleghi imprenditori a causa delle sue politiche sociale a favore dei dipendenti e delle condizioni di lavoro che regnavano nelle sue fabbriche.  In molti hanno cercato nel tempo di screditare l’idea del complotto americano, ma sull’argomento vi è un interessante libro della scrittrice americana Meryle Secrest, biografa di personaggi quali Frank Lloyd Wright, Leonard Bernstein, Amedeo Modigliani e Salvador Dalì pubblicato in Italia da Rizzoli, col titolo: “Il caso Olivetti. La IBM, la CIA, la Guerra Fredda e la misteriosa fine del primo personal cumputer della storia.” Così è se vi pare, come non leggere nell’attualità un parallelo con le recenti prese di posizione americane su  Huawei (il colosso cinese degli smartphone) e su Tik Tok. Solo che a differenza di allora agli omicidi si preferiscono i dazi e la guerra commerciale.
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori