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IVREA. Il peccato originale del Centro La Serra, ovvero lo spezzatino indigesto

IVREA. Il peccato originale del Centro La Serra,  ovvero lo spezzatino indigesto

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Con una cadenza quasi ciclica, forse seguendo l’alternarsi delle stagioni o del passare degli anni amministrativi, ecco sbucare regolarmente il problema dello stato di abbandono di quel “Centro Congressi la Serra” che in tempi migliori racchiudeva un capace auditorium per cinema e spettacoli, una sala di forma circolare per convegni, un albergo di classe con relativa hall, un ristorante pretenzioso, una pizzeria dai   caratteristici oblò, negozi, piscina e altro ancora. Ancora nel 2014, a proposito del Centro Congressi La Serra, l’Amministrazione Comunale, con prot.n. 4222 non aveva dubbi nel dichiarare che “rappresenta un patrimonio collettivo importante capace di accogliere, nel corso degli anni, eventi di assoluta rilevanza per la storia e il prestigio della Città e del Territorio”. Peccato che nello stesso anno 2014 ci si arrabattava già per cercare di porre qualche rimedio allo stato deprecabile di decadimento in cui la struttura era piombata e il Sindaco ipotizzava soluzioni tali da impedire il venir meno della disponibilità della struttura, scongiurandone il degrado e l’abbandono. Ma dei miracolosi contributi nazionali possibili non se ne vide manco l’ombra e  anche a seguito del defilarsi della Coop AEG, socio di maggioranza, venne il tempo degli incontri con il Liquidatore, che esponeva con chiarezza la pessima situazione societaria di Effetto Serra Spa di cui il Comune e altri soggetti facevano parte. I rimedi non vennero e a fine 2014 la richiesta di Concordato Preventivo fu dichiarata inammissibile e si giunse inesorabilmente al fallimento. Che il Centro si trovasse in una delle strutture di Architettura Moderna Olivettiana di pregio, l’unica fruibile e con un’ampia sala per cinema, conferenze, concerti, spettacoli teatrali per circa 400 posti, pur se inopinatamente esclusa dalla  Candidatura della di “Ivrea Città Industriale del XX° secolo” come sito UNESCO, non parve fregarne molto a nessuno.    Non suscitarono maggiori rimpianti neppure le circostanze che la struttura  si trovi di fatto al centro di Ivrea, molto facilmente accessibile e idonea ad accogliere svolgere attività culturali e artistiche, né che al suo interno sia presente un’area archeologica da valorizzare e rendere maggiormente visibile o che per molti anni si siano svolte numerose e importanti attività culturali usufruite principalmente dalla Città di Ivrea e dai Comuni limitrofi, come “Hispanica” e il Festival di Antropologia.  Il Consiglio Comunale era rimasto refrattario già in tempi meno sospetti, ad una mia mozione del Novembre 2013 con la quale avevo chiesto di attivare la Commissione Consiliare Istruzione e Cultura - Sport - Turismo e l’Assessorato alla Cultura per una collaborazione  con il Centro per incrementare, migliorare ed ampliare l’offerta culturale cittadina valutando  altresì la possibilità di predisporre un progetto culturale di ampio respiro che si inserisca, anche in virtù del suo status di “architettura olivettiana” nel processo di candidatura Unesco, utilizzando, trattandosi di una operazione di promozione culturale e quindi rientrante tra le finalità individuate nel lascito “Guelpa”, risorse provenienti dall’omonima fondazione.  Forse sollevò persino dei maliziosi sorrisi di commiserazione la sconcertante mia ulteriore proposta di lanciare un concorso di idee per cercare progetti culturali da proporre al Centro La Serra dando vita ad un esperimento di compartecipazione attiva cittadini-istituzioni, pubblico-privato. Roba da comunisti!  A tutte queste vicende andò poi ad aggiungersi un nuovo capitolo, quello delle richieste dei privati che avevano sollecitato l’interessamento anche della Commissione Assetto del Territorio per le molteplici circostanze di atti vandalici, nonché la persistente chiusura ed inutilizzo di ampi spazi pubblici e privati, che sicuramente non giova a quei proprietari che, virtuosamente, continuano a tutelare la conservazione della struttura ed a mantenere la fornitura di servizi per creare punti di aggregazione e di animazione di spazi, quale luogo multimediale, e di collegamento con il Centro Storico di Ivrea. Penso che anche nelle circostanze attuali, di aste di vendita dei beni fallimentari andate a vuoto, alcune proposte presentate nel tempo possano ancora essere riprese e avere un futuro. Non bisogna però dimenticare il peccato originario, qual’è stato l’evento che ha determinato la frammentazione del bene immobiliare dalla quale hanno poi avuto inizio le tribolazioni sopra esposte.  Nei primi tempi del nuovo millennio a qualcuno è venuto in mente  la luminosa idea che quell’immobile, assurto ai fasti delle migliori riviste di architettura ma ormai in decadenza come tutto il mondo Olivettiano a cui era legato, sarebbe stato più facilmente commerciabile se frazionato in tante piccole proprietà, quante erano le unità mono e bilocale esistenti, trasformabili così in ambite residenze ordinarie, oltre a qualche  ulteriore lotto per gli spazi comuni. Se le unità residenziali riscontrarono un forte interesse del mercato, gli spazi di maggior estensione rimasero inderogabilmente chiusi, contribuendo a creare negativissime condizioni di gestione di tutto il bene. Oggi forse è tardi per porre rimedio a scelte che non riscontrarono certo la lungimiranza dell’Amministrazione verso un bene così importante, strategico per la Città.  Direttore, perché non programmare un incontro pubblico sul tema del Centro Congressi, invitando al tavolo coloro che possono ancora essere gli interlocutori qualificati a trovare una possibile soluzione per invertire la rotta del decadimento di questa struttura e per programmarne un futuro rilancio? Ci conto.   
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