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IVREA. Coronavirus. Eporediese prigioniera in India. "Non ci lasciano rientrare a casa!"

INDIA. Hanno chiesto aiuto all’Ambasciata italiana di  Mumbai (o Bombay) ma la risposta è sempre la stessa, quasi un disco rotto: «Non potete muovervi nemmeno per tornare in Italia».  Insomma, avrebbe dovuto essere un viaggio di piacere in India. Colpa del Coronavirus, si sta trasformando in un vero e proprio incubo.  Possibilità di fare rientro a casa? Per il momento neanche mezza! A  parlare è Stefania Ricci, di Ivrea.  E arrivata in India il 27 febbraio insieme al suo compagno Roberto Lupoli, milanese, professione grafico animatore.   Capitava tutto questo mentre in Italia si ipotizzava solo una settimana di chiusura dei luoghi di aggregazione (poca roba) e in India il problema Coronavirus praticamente neanche esisteva. Avevano organizzato un piccolo tour del Rajastan poi avrebbero dovuto raggiungere alcuni amici nel sud del paese “Per un progetto di lavoro del mio fidanzato che è sfumato. Io sono un’artista da sempre innamorata dell’India, delle sue tradizioni e della sua cultura -  spiega Stefania -  Al sud non ci siamo mai arrivati...”  Di colpo il “caos” e la decisione di raggiungere Goa, nella costa  sud-ovest, almeno all’apparenza un posto sicuro.  E’ il 19 marzo. “Arrivati lì siamo stati portati in ospedale e visitati - ci racconta Stefania - Siamo risultati sani.  Ci hanno rilasciati ma messi in quarantena fino al 2 aprile. Poi si vedrà....” In poche ore la situazione è precipitata, con la polizia  in strada e in spiaggia pronta a picchiare chiunque. E poi i negozi chiusi, le banche chiuse,  persino i cambiamoneta e i bancomat. Un clima da coprifuoco.  “Qui ci sono più di 100 italiani e tutti abbiamo il problema di rientrare - ci spiega - Il Governo non ci fa partire.  Devo dire che oggi la situazione è un po’ migliorata. Dopo le sollecitazioni giunte dall’Italia anche il Console si sta interessando a noi. Per il  resto continuiamo ad acquistare voli a dei prezzi altissimi che immancabilmente vengono cancellati da Alitalia e chissà quando arriverà il rimborso. S’aggiunge l’impossibilità di raggiungere New Delhi. Non ci sono mezzi di trasporto.... Nel mio gruppo siamo in sei: c’è anche una coppia di Spotorno ed una di Genova, ma in India ci sono almeno 6/700 persone nella nostra stessa situazione..”. E c’è il problema del denaro (“Ci sono rimaste poche rupie”)  ma anche quello del cibo che comincia a scarseggiare. “La Guest House in cui ci troviamo chiuderà come tutte le altre  - continua l’eporediese - Forse abbiamo trovato un posto in cui stare  e che ci garantirà almeno un pasto al giorno e l’acqua. Comunque noi stiamo bene di salute ed è l’unica cosa che ci importa...” Tutti tranne una donna del gruppo che assume farmaci salvavita. “Il console farà il possibile per procurarglieli. Speriamo!” Finita qui? No! C’è ancora una cosa che Stefania vuole dirci “Questo popolo è meraviglioso. Ci aiutano in ogni modo facendoci coraggio e cercando di procurarci il cibo. Gente semplice  di un’umanità speciale.   Incredibile quello che fanno per noi. Mi hanno stupito. in ogni momento di questo avventura...”
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