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SAN MAURO TORINESE. Il giudice annulla un’altra multa e spiega: “La linea difensiva del Comune è contro la Costituzione”

La sentenza del 21 marzo, del Tribunale di Ivrea, scritta dal giudice Meri Papalia rischia di fare “storia” per quel che riguarda il semaforo all’incrocio tra via Speranza e via Italia. Anche perchè, in questo caso, non siamo più davanti ad una sentenza di un Giudice di Pace ma in sede civile. Il documento di 9 pagine non solo annulla l’ennesima multa (presa da un automobolista in transito da Torino il 27 Settembre 2020)  e condanna il Comune a pagare 400 euro ma demolisce e smonta, pezzo a pezzo, tutta la linea difensiva messa in atto dal Comune. Una linea difensiva che, secondo il giudice, non ha alcun senso, nemmeno grande appiglio legale ed è contro la Costituzione. Al centro della vicenda, è bene ricordarlo, c’è l’apparecchio “sparamulte” installato nel 2019. Il semaforo all’incrocio tra Via Speranza e via Italia, nel corso degli ultimi anni, ha mietuto tantissime vittime, o meglio, automobilisti che non hanno rispettato il codice della strada e sono passati con il rosso. Sono tantissimi gli automobilisti che, ancora oggi, continuano a lamentarsi. Nel corso degli ultimi mesi, però, sono arrivate numerose sentenze da parte del giudice di pace di Ivrea che ha annullato molti verbali. In tutto, parliamo di una trentina di verbali annullati su un totale di 80  (altri devono essere ancora discussi) ricorsi presentati dalla Globoconsumatori. Tutto grazie all’azione portata vanti da Mario Gatto, presidente dell’associazione Globoconsumatori, associazione già protagonista di altre azioni “vincenti” in Italia contro altri impianti semaforici. Accanto a lui l’avvocato Alessandro Alfonzo, rappresentante della sede di Settimo dell’associazione. Nei ricorsi accolti, pure nell’ultimo, tra le motivazioni dell’accoglimento scritte dal Giudice di Pace e oggi da quello tgato, si  fa riferimento alla solita questione: la mancanza della delibera di giunta che autorizzava l’apparecchio. Documento che manca e che, al momento, il Comune ha prodotto solo qualche mese fa, con l’insediamento della nuova amministrazione guidata dalla Sindaca Giulia Guazzora. Ebbene nella sentenza del giudice Papalia si trovano parole durissime. La linea difensiva, portata più volte avanti dall’ex Sindaco Marco Bongiovanni, spiegava infatti come la presenza della delibera di giunta che istituzionalizzasse il semaforo fosse inutile.  Papalia invece scrive che questa posizione è “infondata e contraria ai principi basilari in materia di sanzioni amministrative e funzionamento degli enti locali”. Ma non è tutto, perché poco più avanti il guidizio si fa sempre più duro: “La tesi della convenuta (il Comune, ndr) secondo cui, una volta omologato lo strumento, non siano necessari altri adempimenti in quanto in altre materie il legislatore ha previsto precisi adempimenti (autorizzazione ministeriale per le zone a traffico limitato ad esempio) è del tutto avulsa dal sistema di funzionamento di un ente locale”. L’umiliazione prosegue qualche riga più avanti quando il Giudice contesta un’altra delle tesi difensive che spiegava come la giurisdizioni sui ricorsi spettasse al Tar. “La difesa è particolarmente grave, - si legge nel dispositivo - non solo perché svolta in maniera totalmente avulsa dal fatto concreto sottostante al presente giudizio ma in quanto evidentemente indirizzata a sottrarre al sindacato giurisdizionale il proprio operato, eleggendo l’operato del Comune a libero arbitrio piuttosto che legittimo potere amministrativo”. Insomma, una sorta di Comune dedito all’abuso di potere. Anche sulla determina che sanciva l’installazione del semaforo si leggono parole piuttosto dure: “La determina dirigenziale, che ha illegittimamente previsto l’installazione, deve essere disapplicata”. Infine, il Comune rileva come, anche in presenza di illegittimità dell’operato, vada sempre rispettata la segnaletica orizzontale. Non l’avesse mai detto.  “La tesi è manifestamente temeraria - scrive il Giudice - in quanto si traduce in un tentativo di esorbitante potere ad agire al di fuori di ogni minima regola, legittimando qualsiasi mezzo nello svolgimento dell’attività accertativa al fine di applicare la sanzione al comportamento non conforme al Codice della Strada. La tesi è particolarmente grave perché sollevata in spregio ai principi basilari del nostro ordinamento giuridico che trovano fondamento nello Stato democratico e nella Costituzione Italiana in quanto l’operato della pubblica amministrazione non può collocarsi al di fuori delle regole prefissate dall’ordinamento”.  Il semaforo all’incrocio tra Via Italia e Via Speranza nel 2020 aveva fatto 17 multe al giorno, più di 500 al mese e 6000 mila durante tutto l’anno (nel 2020). Numeri da capogiro quelli dello strumento installato, a fine 2019, lungo la strada verso Settimo.  Per la maggior parte, parliamo di automobilisti in marcia verso Settimo che utilizzano la corsia per girare a sinistra (con semaforo rosso) per proseguire diritto.  Un’azione che, nonostante il semaforo verde per andare dritto, non è consentita dal codice della strada. Detta in parole povere: se sei nella corsia per girare devi girare e non puoi andare dritto. In questo caso, però, più che il passaggio con rosso ci sarebbe il non rispetto della segnaletica orizzontale. Tanto per capirci: le multe che l’impianto di via Speranza facava in un mese erano le stesse che gli altri semafori con telecamera (Via Roma, Via Casale, all’incrocio con Via Costituzione, e Via Torino,all’incrocio con Via Pescatori) facevano in un anno. Il tema era stato portato in Consiglio Comunale, circa un anno fa, da quella che era la Consigliera d’opposizione del Partito Democratico, Maria Vallino, e che oggi siede alla Presidenza del Consiglio Comunale. Come detto la nuova amministrazione della Sindaca, Giulia Guazzora, a novembre 2021 aveva prodotto la delibera mancante. “Come mai non si era ancora fatta la delibera? Secondo il segretario generale precedente - spiega - l’installazione del semaforo non contemplava il fatto che ci dovesse essere una delibera ma siccome è una questione di interpretazione, abbiamo deciso di farla lo stesso visto che alcuni ricorsi si basavano proprio su quella mancanza”. Ma non è tutto, per il semaforo sono in programma altre modifiche. “Vorremmo -conclude Guazzora - fare in modo che il verde per andare dritto scatti da entrambe le parti nello stesso momento”.
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