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Dal progetto definitivo al progetto esecutivo. Ora ci sono i soldi: 660 mila euro

La bellezza di 260 mila euro. Questo era costato, nell’estate del 2020, un po’ più di un anno fa, il primo intervento sul castello dalle rosse torri (come lo ebbe a definire Giosuè Carducci) o del Conte Verde Amedeo VI di Savoia che lo costruì tra il 1358 e il 1395.  Soldi indispensabili per eliminare quelle orrende onduline blu che transennavano l’ingresso e sostituirle con una bella cancellata in ferro battuto e una pavimentazione in sassi approvata dalla Soprintendenza. A 6 anni dalla chiusura del castello a causa della caduta di alcune tegole, insomma qualcosa si era mosso.  Adesso, all’orizzonte, ci sono altri lavori per rendere fruibile il cortile interno e un paio di locali al piano terreno dell’edificio (150 posti a sedere) per una spesa ipotetica che si aggirava intorno agli 825 mila euro complessivi. Non una sistemazione complessiva, dato che per quella occorrerebbero non meno di 5,5 milioni. Il progetto definitivo firmato da un pool di professionisti tra cui l’architetto Ezio Ravera risale all’ottobre del 2019. Ha fatto seguito, nel dicembre di quello stesso anno, una nota della Soprintendenza in cui si richiedeva un “Piano di indagini archeologiche” (affidato  a Davide Casagrande di Bianzè) propedeutico al progetto esecutivo vero e proprio che è arrivato poco prima dello scorso mese di agosto Tutto bene? Più o meno. La delusione arriva con la partecipazione e la bocciatura di Ivrea al “bando per la valorizzazione dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale UNESCO sul territorio regionale nell’ambito del POR-FESR”.  Da qui, quest’estate, la decisione degli uffici di mettersi a lavorare pancia a terra per partecipare ad altri bandi, tra tutti uno: il Fondo Cultura” bandito dal Ministero della Cultura con scadenza 31.08.2021. La notizia dell’ultima ora è che Ivrea s’è classificata terza nell’area geografica Nord Ovest e arriverà un contributo di 660 mila euro.  Il primo piano di riqualificazione Il primo piano di riqualificazione, realizzato da docenti e professionisti (Rocco Curto, Maria Adriana Giusti, Diego Ferrando e Michele Perna)  prevedeva spazi museali, aree per la ristorazione e una scuola a cielo aperto dedicata al restauro. Si sapeva già quel che si voleva fare, peccato mancassero i soldi e ce ne sarebbero voluti davvero tanti, anche solo per rallentare il degrado che è evidente, sia per il castello, sia per le mure di cinta rosicchiate da alberi e sterpaglie. Su queste ultime più volte in passato ci si è lamentati che non ci fosse un accordo con la Curia per la risistemazione dell’intera parte alta della città. Tra i più convinti, durante la passata amministrazione, anche l’azzurro Tommaso Gilardini, fiancheggiatore del Comitato di Tony Ziliotto per la riapertura dell’antica Porta Bosone così ben disegnata del Bagetti in una stampa raffigurante la presa di Ivrea da parte dei Francesi di Napoleone, avvenuta il 21 maggio 1800. E sarebbe  un bel modo per collegare l’area mercatale con  il centro storico.
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