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CHIVASSO. “Non voglio i cani di mia sorella”: gli animali di Giusy finiscono in canile

Non li voglio i cani di mia sorella”. E così Potty e Ottavia, gli animali di Giusy,finiranno in canile. Ieri Angelo Arena, convocato dai vigili urbani di Chivasso per l’affido dei due cani della sorella Giuseppina, ha firmato la rinuncia all’affido dei due animali e dei gatti che la sorella teneva con sè nell’appartamento di via Togliatti 66. Ora potranno essere affidati alle cure dei volontari del canile - sono stati fino ad ora a Settimo Torinese - e quindi disponibili per l’adozione. “Abbiamo già ricevuto diverse richieste”, sosteneva qualche giorno fa il responsabile Daniele Perazzolo.  Intanto le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino, coordinate dal magistrato Gabriella Viglione e dal sostituto procuratore Alessandro Gallo della Procura di Ivrea, sull’omicidio di Giusy, 52 anni, ammazzata con tre colpi di pistola sparati in testa in un bosco di Pratoregio, proseguono. Gli esiti dell’esame stub (il guanto di paraffina) sulle mani e sugli abiti indossati da Angelo Arena il giorno del delitto, ancora non ci sono. Ci vuole tempo, fanno sapere dal comando dei Ris di Parma dove sono stati inviati i campioni da esaminare, (alcuni anche degli abiti dell’uomo), come ha spiegato il colonnello Giampietro Lago che dirige il Reparto. E per quanto l’esame venga definito irripetibile, Angelo Arena non risulta indagato, aggiungono gli inquirenti, “perché l’uomo si è sottoposto volontariamente all’esame” che aveva il carattere d’urgenza. Quali e quanti abiti siano stati presi in esame non è dato sapere, ma certamente non è stato “sequestrato tutto il guardaroba” come inizialmente si vociferava,. Insomma, l’accertamento è in corso mentre, contemporaneamente, si seguono altre piste e si passa al setaccio la vita della vittima. Trova conferma, ad esempio, quella caduta dalle scale del palazzo dove abitava la vittima e che a Giusy era costata la frattura di un gomito. Era stata lei stessa a presentare denuncia ai carabinieri di Chivasso nei confronti di una coppia vicina di casa. “Lei mi ha detto puttana, e lui mi a scaraventata giù”, aveva scritto Giuseppina Arena nella denuncia presentata il 1 ottobre del 2018 e che si riferiva al fatto avvenuto due giorni prima. “Giusy era scivolata e caduta senza essere stata spinta”, spiegano oggi. Ma anche quella denuncia per lesioni, datata e risalente a quattro anni fa, era stata poi archiviata o rimessa. Non solo, supportati anche da alcune testimonianze di altri vicini, hanno poi sottolineato che i rapporti con Giusy erano migliorati con il tempo. Insomma c’era stata una completa riappacificazione nel quartiere, tant’è che gli stessi coniugi oggi - come tutti i residenti - auspicano che l’assassino venga individuato in fretta e assicurato alla giustizia.

“Giusy era come una sorella”

“Giusy per me era come una sorella”. Lo spiega Monica Secci, l’ex cognata di Angelo Arena, smentendo le notizie di rapporti tesi in famiglia. L’ex cognata è oggi l’unica della famiglia della vittima a parlare. L’ha fatto l’altra sera, in occasione della veglia di preghiera per Giusy, ai microfoni della Vita in Diretta. “Giusy per me era come una sorella, anche se non mi confidava tutti i segreti della sua vita. Da ciò che è a mia conoscenza, i rapporti tra lei e Angelo erano buoni. Lui è una persona perbene, un giocherellone che con Giusy condivideva la passione per gli animali”, ha detto.

L’uomo misterioso

Un’altra pista porta invece ad un uomo misterioso, l’uomo in “giacca e cravatta”, di circa quarant’anni, sempre vestito in modo elegante, visto secondo alcune testimonianze in compagnia di Giusy nell’ultimo periodo. Ai carabinieri lo hanno spiegato due testimoni, due donne che vivono a pochi passi dalla casa di Giuseppina. “Una persona di bella presenza, sempre molto elegante. Arrivava alla guida di un’auto scura e in un’occasione Giusy lo ha fatto entrare in casa”, hanno detto. Cosa, quest’ultima, che la vittima non era solita fare, anzi, aggiunge Laura Mosca, un’altra residente nel quartiere Coppina: “Giusy era molto riservata, in casa non faceva mai entrare nessuno, neppure noi che viviamo qui e che la conoscevamo da anni”. Quell’uomo elegante e in giacca e cravatta, dunque, sarebbe stato speciale per Giusy, tanto da aprire per lui l’uscio di casa. Un uomo misterioso notato anche, in un paio di altre occasioni. “Ero lontana - ha riferito sempre una delle due vicine -, per cui non l’ho visto bene, ma in quei frangenti non aveva la giacca e la cravatta, ma era vestito in modo casual, con un giubbotto nero” e alla guida sempre della stessa auto. Il delitto passionale è però un’ipotesi apparentemente improbabile, ma certamente verosimile, tant’è che gli inquirenti, sulla base di queste ultime testimonianze, la starebbero valutando. Certo è che in quel bosco di Pratoregio Giuseppina Arena non ci sarebbe arrivata per caso, ma per presentarsi ad un appuntamento. C’è da chiedersi chi Giusy si aspettasse di incontrare e se sotto quel cavalcavia ci fosse non solo il killer, ma anche un complice che poi - ma questo è un azzardo -, si sarebbe recato a casa della donna per cercare qualcosa, forse parte dei soldi dell’eredità (compresi 60mila euro in contanti trovati sotto un materasso), ricevuta da mamma Angela Li Sacchi, deceduta due anni fa e che aveva messo insieme durante una vita di sacrifici, e quelli di papà Guerino, guadagnati con il suo lavoro di impresario edile.  

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