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07 Giugno 2022 - 13:24
Si può occupare una porzione di una piazza, un pezzo di strada a senso unico, persino un senso di marcia di una via a doppia percorrenza. E’ tollerato, pensate, anche se si rischia di rendere difficoltosa la manovra in prossimità di un incrocio. A proposito di dehor, se ne vedono di tutti i colori in giro per la città. Grandi, piccoli, belli, brutti. Ma! Udite udite, non si può - assolutamente e categoricamente - mettere sedie e tavolini in un passaggio pedonale di un viale se, attenzione, si deve attraversare la strada per raggiungerlo. A meno che... A meno che non ci sia la pandemia e con lo stato di emergenza salti un po’ tutto, persino le regole del Codice della Strada.
La rivolta dei baristi di viale Vittorio Veneto arriva come un ciclone su questi ultimi giorni di amministrazione del sindaco Claudio Castello.
Dal 31 marzo scorso, quando cioè è finito lo stato di emergenza dovuto al Covid-19, da Palazzo Santa Chiara è partito l’ordine di ripristinare l’ordine - scusate il gioco di parole - dei dehors cittadini.
Quindi? Quindi via le sedie e i tavolini dai passaggi pedonali se, come nel caso di viale Vittorio Veneto, per raggiungerli i clienti e i camerieri dei bar sono costretti ad attraversare la strada.
Troppo pericoloso l’attraversamento magari di corsa, affannati, con il vassoio degli Spritz in una mano e le patatine e gli stuzzichini nell’altra. Si rischia il disastro.
“Suvvia, ma se non correvamo rischi fino al 31 marzo, in questi due anni di pandemia, perché dovremmo correrli oggi - inforca Rosi Candeliere titolare del Caffè dei Viali -? Con l’emergenza sanitaria si possono bypassare le regole del codice della strada, ma in una situazione di normalità no? Sono sincera: grazie alla possibilità di portare dieci tavoli sul camminamento dei viali, in questi due anni sono riuscita a mantenere in vita l’attività. Oggi questa possibilità ha dato ulteriore slancio al mio lavoro: ho parecchie prenotazioni per gli aperitivi, riesco a mantenere me e i tre dipendenti. Ma se le cose dovessero cambiare...”.
Rosi Candeliere ha già ricevuto una visita degli agenti della Polizia Municipale.
“Mi hanno detto che mi avrebbero fatto un verbale, ma io non l’ho ritirato, non so nulla - spiega -. Quello che so è che senza quei tavoli io oggi perdo il settanta per cento del mio fatturato. Sono disposta a pagare certamente il canone di occupazione del suolo pubblico, ma non a rinunciare a ciò che mi serve per vivere. Ho chiesto un incontro al sindaco per parlargli del problema, ma non è stato possibile incontrarlo. Idem con l’assessore al Commercio: nessuno mi ha ricevuta. Mi hanno fatto parlare con l’ufficio tecnico, ma più che spiegarmi che non è la parte tecnica del Comune che può intervenire per questo tipo di esigenze non hanno potuto fare... Mi chiedo: ma se abbiamo un problema e nessuno ci riceve o ci ascolta, come lo risolviamo?”.
Anche Marta Molinaro della Caffetteria Unico di viale Vittorio Veneto ha ricevuto qualche settimana fa la visita di una pattuglia della Polizia Municipale.
“Mi hanno detto che dovevo togliere sedie e tavolini dal viale altrimenti mi avrebbero multata - spiega -. L’ho fatto, ma devo dire che non sono questi i modi: non ci è arrivata una comunicazione, un’informativa, nulla. Voglio solo pagare il canone di occupazione del suolo pubblico e continuare a lavorare. Senza il dehor del viale ogni fine giornata conto un incasso in meno dell’ordine di 400, 500 euro. Prima eravamo in quattro più la sottoscritta, ora siamo rimasti in tre, io compresa”.
“In altri comuni questa possibilità è concessa agli esercenti - conclude la titolare della Caffetteria Unico -, sia che siano piccoli paesi che grandi città come Torino. Perché a Chivasso non possiamo lavorare nel rispetto delle regole come fanno altrove?”.
Già, perché?
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