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21 Novembre 2021 - 15:27
Gian Carlo Caselli
Il Comune di Cuorgnè ci ripensa: dopo il “no” frettoloso all’acquisizione dei beni confiscati alla ‘Ndrangheta, sembra ora che la decisione possa essere rivista.
La delibera del consiglio – perfettamente aderente a quanto richiesto dal sindaco – era stata assunta con il consenso di tutta la maggioranza e con l’astensione benevola dei consiglieri dei “Moderati e Indipendenti” e di Mauro Pianasso. Solo i due esponenti di “Cuorgnè C’è” Davide Pieruccini e Lidia Perotti, dopo un lungo e convinto intervento di Pieruccini, avevano espresso un no molto netto.
Contrari a questa scelta anche tanti cuorgnatesi, che nei giorni successivi avevano manifestato ora perplessità ora aperta indignazione. Com’era del resto prevedibile, la notizia aveva creato stupore e preoccupazione ben al di là dei confini cittadini e se n’erano occupati commentatori di altissimo livello, come l’ex-Procuratore di Palermo e di Torino Giancarlo Caselli.
Sull’edizione torinese del “Corriere della Sera”, in un articolo intitolato “La mafia gongola se lo Stato non agisce”, aveva ricordato come per tanto tempo al Nord si fosse preferito “non vedere nonostante robustissimi segnali di segno contrario” e come la decisione del Comune di Cuorgnè colpisse negativamente “al di là delle intenzioni” auspicando che ci fosse ancora spazio per un ripensamento.
Nel corso della Conferenza dei Servizi, il Prefetto di Torino ha offerto sostegno concreto al sindaco, invitandola a riprendere in considerazione l’intera questione, e sembra essere riuscito nel suo intento.
Lo spiega in un comunicato l’amministrazione comunale.
Riepilogando la vicenda, l’amministrazione Comunale ne ricorda le tappe dal momento in cui, meno di un anno fa, il 3 dicembre 2020, l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata aveva comunicato al Comune di Cuorgné l’avvenuta confisca definitiva dei beni appartenuti al boss Giovanni Iaria.
“Il 17 febbraio 2021 veniva effettuato un sopralluogo congiunto di Comune ed Agenzia e veniva riscontrata la situazione descritta in consiglio” vale a dire abusi edilizi, impianti non collaudati, condizioni di degrado, atti di vandalismi dovuti allo stato di abbandono.
Si arriva al 21 ottobre quando – prosegue il comunicato – “l’Agenzia convocava per il 17 novembre, ad una Conferenza dei Servizi Istruttoria, le amministrazioni aventi titolo, fra cui il Comune di Cuorgnè che avrebbero potuto in quella sede manifestare interesse all’acquisizione degli immobili. Il 3 novembre veniva convocata per il giorno 5 una Conferenza preliminare, nel corso della quale il sindaco comunicava che la decisione sarebbe stata demandata al consiglio comunale del 10 novembre”.
Proprio il 10 novembre giungeva la lettera del Presidio cuorgnatese di Libera “Luigi Ioculano” e del Coordinamento Provinciale di Libera Piemonte con la quale si invitava il Comune “a richiedere il trasferimento dei beni al proprio patrimonio indisponibile”.
Nel corso del Consiglio – sottolinea il comunicato – “la questione veniva ampiamente discussa e si decideva di presentare la manifestazione di interesse negativa per motivi di ordine economico ed organizzativo”.
I costi per rendere nuovamente agibili gli immobili e per metterli in regola sarebbero stati troppo elevati tanto più che il Comune “ha in atto diversi progetti e deve mantenere in maniera quantomeno dignitosa il suo vasto patrimonio immobiliare”. Gli uffici, carenti di personale, sarebbero stati assorbiti completamente dalle incombenze relative alle nuove acquisizioni. Infine i tempi per dire si o no e per presentare un progetto (sia pure di massima) erano strettissimi. “Come può l’amministrazione accettare avendo potuto effettuare un unico sopralluogo? Chiedere l’acquisizione dell’immobile significa assicurare che verrà restituito alla collettività: se non si hanno certezze è più corretto lasciare ad altri la possibilità di proporsi”.
Poi è arrivata la Conferenza dei Servizi ed i segnali di disponibilità da parte delle istituzioni superiori. Erano presenti, oltre ai rappresentati dell’Agenzia, del Demanio e degli enti locali interessati, il Prefetto dottor Ruberto, l’Assessore regionale Marrone, il vice sindaco della Città Metropolitana Montà ed il vice sindaco di Torino Favaro.
“Il Prefetto – è sempre il comunicato dell’amministrazione comunale a spiegarlo - ha fatto un lungo preambolo in cui ha evidenziato come la situazione emersa dalla conferenza fosse rappresentativa della difficoltà che i comuni devono affrontare nel farsi carico dei beni sottratti alla criminalità e come le ragioni espresse da tutti gli amministratori fossero di natura economica.
Invitava il Sindaco a valutare una strada nuova che consentisse di acquisire gli immobili senza un aggravio insostenibile per le casse comunali. S’impegnava personalmente a ricercare possibili fondi ed a proporre progetti di utilizzo in un’ottica di condivisione e collaborazione e proponeva di organizzare degli incontri in presenza dedicati ai singoli comuni, con la partecipazione dell’Agenzia”.
Ed ecco la svolta: “Naturalmente a fronte di questo accorato appello il Sindaco ha manifestato la disponibilità ad intervenire agli incontri ed ha espresso ringraziamento ed apprezzamento per le parole del Prefetto. Il Comune è un’appendice dello Stato, la più piccola ma sicuramente la più vicina al cittadino, e per questo merita di sentirsi parte dello Stato, attraverso azioni concrete delle Amministrazioni Superiori. La presa di posizione del Prefetto apre la porta a nuovi scenari anche per Cuorgné e, se effettivamente si avrà modo di superare le difficoltà economiche ed organizzative sovra descritte, si potrà legittimamente tornare sulla decisione assunta”.
Dopo gli ultimi sviluppi relativi alla vicenda dei beni confiscati alla ‘Ndrangheta, chi può giustamente rivendicare di avere avuto ragione è il gruppo di “Cuorgnè C’è’”. In consiglio era stato l’unico a prendere nettamente posizione contro la “non volontà da parte dell’amministrazione comunale ad accettare la manifestazione d’interesse”.
In un comunicato sottolinea come “Oltre al fatto oggettivo del problema economico evidenziato dal Sindaco, restava in noi un’altra preoccupazione, ossia che questo atto potesse diventare un segno di debolezza istituzionale nei confronti della criminalità organizzata. A ciò si univa il messaggio sbagliato per cui solo i Comuni virtuosi possano perseguire la logica della legalità, come se le vite spezzate dall’infamia criminale, o la quotidianità di chi vive sottomesso alle regole dei mafiosi, valgano meno di una ristrutturazione di un bagno”.
Il gruppo guidato da Davide Pieruccini ringrazia “le associazioni Libera e Mastropietro ed il consigliere regionale del PD Daniele Valle che, intervenendo su questa questione, si è espresso al posto della politica cuorgnatese, rimasta assente e silenziosa”. Nel comunicato si sottolinea come “durante la Conferenza di Servizi non si sia detto nulla che non fosse già noto, ovvero che esistono bandi e finanziamenti utili in questi casi. Forse, una tale figura istituzionale a livello nazionale sarebbe stata evitabile, se in Consiglio Comunale si fosse approvato quanto richiesto da “Cuorgné C’è” e da Libera, per poi presentarsi all’incontro di mercoledì pretendendo ogni supporto possibile da parte dello Stato”.
Una nota polemica riguarda infine la Nota di Aggiornamento in merito all’incontro inviata dal Sindaco ai capigruppo. “All’interno di questa comunicazione ufficiale abbiamo appreso l’invito ad
‘evitare un uso distorto dello strumento dei social soprattutto su temi tanto delicati e dei quali sarebbe bene discutere nelle sedi opportune anziché fornire ai cittadini informazioni tendenziose e parziali’’. Francamente riteniamo che non sia tra i doveri del Sindaco il controllo delle nostre attività social, che come tutti ben sappiamo sono un ottimo mezzo per comunicare con i cittadini in modo più diretto possibile. Noi agiamo nel rispetto delle regole e siamo pronti ad accettare critiche costruttive, ma non possiamo accettare intimidazioni simili. Intimidazioni che risultano stranianti, considerando l’oggetto sensibile e delicato della comunicazione. Come sempre: Cuorgné c’è, noi ci siamo!”.
Dopo le prese di posizione molto dure assunte dal Partito Democratico a livello regionale, anche il Circolo P.D. dell’Alto Canavese è intervenuto sulla vicenda dei beni confiscati ma lo ha fatto con toni più morbidi.
In un comunicato firmato dalla segretaria Simona Appino si sottolinea che “Il circolo ha seguito da vicino la vicenda nelle sue rapide evoluzioni. In linea con l’impegno di tutta la nostra comunità, riteniamo che su una questione così importante sia utile e doveroso superare ogni conflittualità e lavorare a una soluzione il più possibile condivisa. Sappiamo che sul riutilizzo sociale dei beni confiscati si gioca una delle partite più importanti della lotta alle mafie, che non può coincidere con la sola repressione, ma che necessita di un lavoro sociale e culturale”.
Prosegue la dichiarazione: “Consci che il comune di Cuorgnè è già impegnato nel riutilizzo di un bene confiscato, comprendiamo le difficoltà di natura amministrativa espresse dalla sindaca Cresto, che ha assicurato che non farà mancare la sua collaborazione all’interno di progetti di riutilizzo che coinvolgano altri soggetti istituzionali. Come circolo locale ci attiveremo per mettere a disposizione le buone pratiche raccolte negli anni dal Partito Democratico e per sostenere le progettualità con i nostri attuali e futuri rappresentanti in Città Metropolitana e Regione”.
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