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15 Marzo 2026 - 16:27
Pioveva a dirotto ieri, sabato 14 marzo, ma il maltempo non ha fermato la folla di fedeli di origine romena che ha letteralmente invaso via De Francisco a Settimo Torinese. È stato un successo, di quelli che restano impressi nella memoria della città, nonostante una logistica messa a durissima prova da un meteo implacabile. Mentre all’interno della nuova chiesa dedicata a San Giovanni di Râsca e Secu si respirava un’atmosfera di solennità e incenso, fuori il quadrante tra via Braille e l’arteria principale si trasformava in un prato impraticabile in cui qualche auto si è impantanata.
Ma nonostante qualche disagio dovuto al maltempo, l’entusiasmo della comunità romena e dei cittadini settimesi ha illuminato la giornata, riempiendo ogni spazio disponibile del nuovo luogo di culto.
Al centro dell’evento, il momento tanto atteso: l’inaugurazione ufficiale della chiesa e la firma del patto di gemellaggio tra Settimo Torinese e la città romena di Borca. Un atto che il parroco, Padre Paul Porcescu, ha definito come un ponte vivo tra le due nazioni, nato proprio grazie al cantiere durato un anno e mezzo.
“Con l’inaugurazione della chiesa è stato firmato anche il patto di amicizia - ha dichiarato con orgoglio Padre Paul - Grazie a questa chiesa è nata una collaborazione molto importante. Non è solo un atto firmato e poi dimenticato in un cassetto, ma un patto che unisce le popolazioni. Faremo scambi di esperienze, porteremo i romeni nati qui a conoscere Borca e inviteremo i cittadini di Borca a scoprire le meraviglie di questa città che ci ha accolto con tanto affetto”.
Tra la folla accalcata sotto la pioggia battente, spiccava una folta rappresentanza delle istituzioni e del clero. Erano presenti il sindaco di Borca e, per l’amministrazione locale, la sindaca Elena Piastra insieme al presidente del Consiglio comunale, Luca Rivoira, agli assessori e ai consiglieri comunali, e ai vertici delle forze dell’ordine, il comandante della Polizia Locale Renato Pontoriero e il luogotenente dei carabinieri di Settimo, Ivan Pira. Non sono mancati i rappresentanti della Regione e del territorio come Alberto Avetta, oltre all’ingegner Forgia autore di questo edificio di architettura tradizionale interamente realizzato in legno. Hanno partecipato anche il Corpo Musicale "Città di Settimo" e una rappresentanza delle associazioni cittadine, come gli Alpini e altri sodalizi della città.
Accanto alla chiesa sorgerà anche la canonica, l’oratorio, un campo da calcio e ampi spazi verdi. Sul fronte religioso, la fratellanza tra le confessioni è stata testimoniata dalla presenza di padre Paul, don Antonio Bortone, parroco di Settimo, e padre Maxime, quest’ultimo giunto in rappresentanza ufficiale del Vescovo romeno. Il sostegno finanziario del Governo della Romania ha permesso di completare un’opera che oggi non è solo un punto di riferimento spirituale, ma il simbolo di integrazione e di collaborazione fra i popoli.
Il Consiglio comunale di Settimo Torinese ha approvato all’unanimità il patto di amicizia con la città rumena di Borșa, un atto che trasforma una realtà sociale consolidata in un legame istituzionale formale. La delibera, passata con 22 voti favorevoli, è stata accompagnata da un dibattito che ha messo in luce il ruolo della comunità italo-rumena, che oggi rappresenta circa il 3% della popolazione locale e che da quarant’anni contribuisce attivamente allo sviluppo economico e demografico del territorio.
Ad aprire il confronto è stato il presidente del Consiglio, Luca Rivoira, che ha sottolineato come questo legame sia nato “nel legno della nuova chiesa ortodossa”, costruita con materiali provenienti proprio dalla regione di Borca. Rivoira ha spiegato che il gemellaggio è la risposta naturale a una presenza storica fatta di imprese e lavoratori che hanno scelto Settimo come casa, sottolineando l’importanza di coinvolgere le seconde e terze generazioni attraverso scambi scolastici e progetti europei.
Particolarmente diretto è stato l’intervento del capogruppo Natalino Pastore, il quale ha osservato con pragmatismo come, in un’epoca di spopolamento dei luoghi di culto tradizionali, l’investimento della comunità rumena in una nuova chiesa rappresenti un segnale di vitalità e un futuro punto di aggregazione per tutti i cittadini. Un concetto ripreso da Antonio Pultrone del Partito Democratico, che ha definito i residenti di origine rumena non solo come una parte della città, ma come “la città stessa”, paragonando questo processo di integrazione a quello dei flussi migratori interni che negli anni del boom economico legarono Settimo a Cavarzere.
Anche dalle fila della minoranza è giunto un sostegno convinto. Enzo Maiolino, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha espresso apprezzamento per il valore architettonico della nuova chiesa in legno, definendola un monumento simbolo del legame tra le due comunità.
Maiolino ha inoltre rimarcato l’importanza della partecipazione del Console generale della Romania ai lavori consiliari, un segnale istituzionale forte che apre a nuove collaborazioni commerciali e turistiche. Il Movimento 5 Stelle, attraverso la capogruppo Anna Sanfilippo, ha confermato il voto favorevole, siglando una compattezza d’aula raramente così evidente.
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