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La Voce degli Animali

L’orrore dell’uomo sulla natura: 4.000 specie sacrificate al mercato nero (LE FOTO)

Il report WWF denuncia un sistema criminale globale da oltre 20 miliardi l’anno che devasta animali, piante e foreste per profitto

Oltre 4.000 specie animali e vegetali vittime del commercio illegale nel mondo. È il dato che emerge dal report 2024 dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) e che viene rilanciato dal nuovo dossier “Crimini di Natura” del WWF Italia, pubblicato in occasione del World Wildlife Day del 3 marzo. Un’emergenza globale che, secondo l’associazione, non minaccia soltanto la biodiversità, ma mette a rischio stabilità climatica, economie e sicurezza delle comunità.

Il documento fotografa l’espansione dei crimini ambientali su scala internazionale, evidenziando come il degrado della natura non sia più soltanto il risultato di modelli economici insostenibili, ma sempre più spesso la conseguenza diretta di attività illegali organizzate, altamente redditizie e radicate in reti criminali internazionali. Tra le attività più diffuse figurano il traffico di specie selvatiche, la deforestazione illegale, la pesca e il taglio del legname non autorizzati, insieme ad altre forme di prelievo illecito. Un business che prospera grazie a corruzione, impunità e debolezza istituzionale, generando danni che vanno ben oltre la perdita di specie e incidono sulla stabilità degli ecosistemi, aggravano la crisi climatica, riducono risorse essenziali e compromettono la sicurezza collettiva.

Secondo i dati richiamati dal report, il commercio illegale di fauna e flora coinvolge circa 4.000 specie in 162 Paesi. Pangolini, elefanti, rinoceronti, coccodrilli, pappagalli, orchidee e legni pregiati sono tra le categorie più trafficate. I mercati finali spaziano dall’alimentazione alla medicina tradizionale fino ai beni di lusso. Le stime del WWF parlano di profitti globali superiori ai 20 miliardi di dollari l’anno, mentre i sequestri rappresentano solo una minima parte del traffico reale. Il report richiama anche il ruolo della CITES, che regola il commercio internazionale di oltre 40.000 specie e che nel 2026 concentrerà l’attenzione sulle piante medicinali e aromatiche, risorse fondamentali per comunità locali e industrie farmaceutiche e cosmetiche.

Una sezione del dossier è dedicata alle conseguenze di superstizioni e pseudo-scienza sulla fauna. Pipistrelli, serpenti, gufi, pangolini, leoni e tigri vengono perseguitati o uccisi sulla base di miti privi di fondamento. Le credenze popolari possono portare allo sterminio di intere popolazioni animali o alimentare il commercio illecito di parti utilizzate come presunti rimedi medicinali, senza alcuna validazione scientifica. Il report sottolinea il ruolo cruciale dell’educazione scientifica e del pensiero critico come strumenti di prevenzione.

L’Italia, pur essendo uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, viene indicata come hotspot di crimini ambientali. La posizione geografica strategica la rende un punto di transito privilegiato per traffici internazionali, mentre il bracconaggio continua a minacciare numerose specie selvatiche. Tra le pratiche illegali segnalate figurano uccisioni, catture e commercio di specie protette, dall’avifauna migratoria ai rapaci, fino a mammiferi come lupo e cervo e alla flora protetta, incluse orchidee spontanee e piante officinali.

Il bracconaggio in Italia viene descritto come un fenomeno sempre più professionalizzato. Trappole artigianali, vischio, richiami acustici elettronici e furti di piccoli dai nidi sono utilizzati sistematicamente per alimentare mercati illegali nazionali e internazionali. Le catture riguardano animali destinati al consumo, individui rivenduti vivi come passeriformi usati come richiami e rapaci sottratti ai nidi per la falconeria illegale.

Un’ulteriore minaccia è rappresentata dal traffico di fauna esotica: tartarughe, uccelli ornamentali, rettili tropicali e piccoli primati vengono commercializzati illegalmente attraverso canali online e scambi transfrontalieri. Il report cita anche il sequestro di uno scimpanzé detenuto illegalmente in Sicilia nel 2025.

Tra i crimini più gravi figura l’uso di esche avvelenate, pratica che mira a colpire predatori o animali domestici ma genera un effetto domino lungo l’intera catena alimentare, mettendo a rischio rapaci necrofagi, animali da compagnia e persino persone. Il portale nazionale degli avvelenamenti conferma una situazione ancora critica e con implicazioni per la salute pubblica.

Gli incendi dolosi e la deforestazione illegale vengono indicati come tra le principali cause della perdita di foreste a livello globale. Nel 2025 sono bruciati territori pari quasi all’intera Unione Europea. Anche in Italia si registrano migliaia di reati legati agli incendi boschivi, spesso connessi a interessi speculativi o ritorsioni locali. Negli ultimi dieci anni il fuoco ha devastato una superficie nazionale vicina a quella dell’intero Friuli-Venezia Giulia.

Nonostante la gravità del fenomeno, il report evidenzia segnali positivi grazie a operazioni coordinate tra forze dell’ordine, magistratura, istituzioni e società civile che hanno portato a sequestri, arresti e condanne. Il WWF Italia contribuisce attraverso progetti di cooperazione internazionale, attività di vigilanza delle guardie volontarie, unità cinofile antiveleno, iniziative formative rivolte a comunità locali e operatori pubblici e l’azione degli avvocati del Panda nelle aule di giustizia.

«I crimini di natura non rappresentano un problema isolato: compromettono la salute degli ecosistemi, riducono i servizi naturali da cui dipendiamo, aggravano gli impatti climatici e minacciano la nostra sicurezza. Fermarli è possibile se istituzioni, esperti e associazioni collaborano: servono leggi più efficaci, controlli più severi, filiere sostenibili e un forte impegno culturale nel contrastare disinformazione e consumi illegali. L'Italia si trova di fronte ad una occasione storica: entro maggio 2026 dovrà recepire la direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente che contiene una serie di norme mirate ad aumentare gli strumenti di repressione e repressione delle illegalità ambientali, incluse quelle contro la vita selvatica. In questo momento in Parlamento si sta discutendo la bozza di decreto legislativo di recepimento in cui però mancano tutti i riferimenti al bracconaggio. Il WWF ha già chiesto al Parlamento e al Governo di integrare il decreto e non sprecare questa opportunità che oltre a impedire di dotarci di efficaci mezzi di contrasto, aprirebbe la strada ad una procedura d'infrazione, l'ennesima in campo ambientale aperta a carico dell'Italia», ha dichiarato Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia.

Proteggere la biodiversità, conclude il report, significa proteggere il futuro: ogni specie salvata e ogni ecosistema preservato rappresentano un investimento in un mondo più sicuro, equo e resiliente.

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