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03 Marzo 2026 - 11:33
Sabato 28 febbraio Monteu da Po ha rimesso al centro la sua storia con l’evento “Alle origini del territorio. La città romana di Industria tra memoria e futuro”, una giornata che ha unito scavi, ricerca scientifica e visione strategica. Non una celebrazione formale, ma un passaggio concreto per riportare Industria dentro il dibattito pubblico e nelle prospettive di sviluppo del territorio.
Il pomeriggio si è aperto alle 14.45 nell’area archeologica lungo Corso Industria, dove Sofia Uggè della Direzione regionale Musei nazionali Piemonte e Alessandro Quercia della Soprintendenza hanno guidato la visita ai nuovi scavi. Un momento dal peso simbolico evidente, soprattutto dopo l’alluvione del 2025 che ha colpito ancora una volta il sito, mettendone alla prova strutture e conservazione. Eppure Industria continua a riemergere, come ha fatto per secoli.
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Antico porto fluviale sul Po, la città era un nodo strategico tra pianura padana e Oriente, attraverso i porti dell"Adriatico: qui transitavano merci e metalli dalle aree alpine, ma anche culti e culture. Tra questi il santuario dedicato alla dea Iside, un unicum nel panorama archeologico piemontese. Lungo il decumano si sviluppavano domus e botteghe artigianali nella lavorazione del bronzo e nella produzione di ex voto. Oggi l’area visibile copre circa 27 mila metri quadrati, una porzione dell’antica città, sufficiente però a restituirne complessità urbana e forza economica.
Alle 16 il confronto si è spostato al Teatro comunale, gremito oltre la capienza, con uno schermo allestito anche all’esterno per permettere a tutti di seguire gli interventi. La sindaca Maria Elisa Ghion ha aperto il convegno rivendicando il significato della giornata: «Oggi Monteu da Po ha ospitato un evento che, per una realtà piccola come la nostra, rappresenta un momento di grande rilievo. Tutto è partito dagli scavi archeologici della città romana di Industria, che sono il cuore della nostra storia e delle nostre origini, fino ad arrivare a un convegno nel nostro teatro comunale con un ospite d’eccezione: il professor Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, che ha tenuto una lectio magistralis spettacolare, grazie alla sua professionalità, competenza e straordinaria capacità comunicativa».
Poi l’obiettivo politico e amministrativo: «Non vogliamo più che quest’area venga percepita come un vincolo, ma come un’opportunità di crescita e di sviluppo culturale, sociale ed economico per tutto il territorio».
Il Direttore dei Musei Nazionali Piemonte Filippo Masino ha ribadito un concetto centrale: il sito di Industria non e soltanto un bene da tutelare, ma una risorsa strategica per lo sviluppo culturale e territoriale.
Il momento più atteso è stato la lectio magistralis di Christian Greco, capace di intrecciare rigore scientifico e divulgazione, riflettendo sul ruolo pubblico dell’archeologia e sulla necessità di trasformare il patrimonio in conoscenza condivisa. A moderare Federico Barello, già direttore del sito e oggi Soprintendente Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli. Sono poi intervenuti nuovamente Uggè e Quercia con un approfondimento sulle prospettive future dell’area.
La dimensione internazionale è emersa con l’intervento della professoressa Willeke Wendrich, tra Università della California e Politecnico di Torino, che ha richiamato il valore di un’archeologia collaborativa. Il progetto “CAMELot a Industria – Monteu da Po”, presentato da Cristina Cuneo e Manuela Rebaudengo, ha messo al centro nuove strategie di valorizzazione legate alla posizione strategica del sito, crocevia di strade e acque.
Sul fronte tecnologico, Davide Borra di No Real Interactive Srl ha illustrato le applicazioni della realtà aumentata per rendere la visita più accessibile e immersiva. E accanto alle istituzioni c’è il lavoro dei volontari: «L’accoglienza al sito è garantita dall’Associazione Culturale Athena che da molti anni si attiva per far conoscere e valorizzare Industria, realizzando eventi e laboratori in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Piemonte», ha spiegato la presidente Sara Inzerra.
Con il freddo della sera e il teatro pieno, molti hanno scelto di restare fuori pur di seguire gli interventi. Un’immagine concreta di partecipazione, che dice più di tante dichiarazioni.
Industria oggi non è soltanto un sito archeologico da conservare. È un cantiere aperto, un progetto che mette insieme enti pubblici, università, tecnologia e comunità locale. Le pietre riemerse dal fango del Po tornano a parlare, ma la sfida non è ascoltarle per nostalgia. È trasformare quella memoria in sviluppo reale, stabile, condiviso. Perché la storia, se resta chiusa in un recinto, è solo passato. Se diventa visione, può cambiare il futuro.
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