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16 Febbraio 2026 - 14:40
Ivrea ha vissuto questa mattina, lunedì 16 febbraio 2026, uno dei momenti più suggestivi del suo Storico Carnevale, con un programma carico di simboli, riti popolari e partecipazione che ha coinvolto cittadini, turisti e famiglie sin dalle prime ore del giorno. Un lunedì che non è soltanto calendario, ma identità collettiva, memoria condivisa e orgoglio eporediese che si rinnova anno dopo anno.
Alle 09.30, puntuale come da cerimoniale, si è aperta la mattinata con le Zappate degli Scarli. Il Generale del Carnevale, in alta uniforme, ha accompagnato le coppie di sposi designate nelle parrocchie cittadine dove, secondo l’antico rito, sono stati innalzati gli Scarli: pali intrecciati di erica che simboleggiano protezione, fertilità e rinascita. Un gesto semplice, quello della zappata, ma denso di significato, perché segna simbolicamente l’avvio di un percorso che culminerà con l’accensione dei falò, quando la città saluterà l’inverno per aprirsi alla primavera.
I cortei si sono mossi dalla Parrocchia di San Maurizio per poi toccare, a cadenza di mezz’ora, Sant’Ulderico, San Lorenzo, San Salvatore e infine San Grato. Le vie del centro si sono riempite del passo cadenzato dei partecipanti, del suono degli ottoni, dei saluti dalle finestre, dei bambini con il berretto frigio in testa. Non un semplice passaggio formale, ma una vera e propria processione laica che intreccia fede popolare e tradizione civica, in un equilibrio che solo Ivrea riesce a custodire con questa intensità.
La mattinata è proseguita in Piazza di Città dove alle 12.30 si è tenuta la Cerimonia della consegna dell’Albero della Libertà. Un momento carico di richiami storici: l’albero, memoria delle rivoluzioni e delle aspirazioni di emancipazione, viene affidato alla comunità come segno tangibile dei valori che il Carnevale rievoca. Non è un gesto ornamentale, ma un atto che richiama la leggenda della Mugnaia e la ribellione contro la tirannia, fondamento stesso dello Storico Carnevale.
Subito dopo, alle 13.00, la piazza ha cambiato volto. Al raccoglimento simbolico è subentrata l’energia della competizione con il Trofeo Pich e Pala, sfida di tiro lungo dell’arancia. Decine di partecipanti si sono alternati nel tentativo di lanciarla il più lontano possibile, tra applausi, incitamenti e sorrisi. Un momento ludico, certo, ma anche un passaggio che anticipa lo spirito combattivo della Battaglia delle arance.
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