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“Vitae”, a Favria la memoria diventa teatro

Al salone polivalente il racconto di tre donne tra guerra e salvezza

“Vitae”, a Favria la memoria diventa teatro

“Vitae”, a Favria la memoria diventa teatro

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A Favria la memoria prende voce e sale su un palco. Giovedì 9 aprile, alle 21, il salone polivalente di via Nardo Barberis ospita “Vitae: racconti e ricordi”, lo spettacolo del gruppo Facciamo Memoria che riporta al centro tre storie di donne attraversate dalla guerra e dalla scelta.

Il progetto nasce con un obiettivo preciso: raccontare alle nuove generazioni ciò che accadde nel 1944 attraverso le vite di Cecilia Genisio, Elena Recanati Foa e Clotilde Roda Boggio, conosciuta come “Mamma Tilde”. Tre percorsi diversi, legati da un filo comune: la capacità di proteggere la vita quando tutto intorno crolla. Non retorica, ma fatti. Decisioni prese in condizioni estreme, quando ogni gesto aveva un peso.

Il teatro diventa lo strumento per rendere queste storie più dirette, più concrete. E la scelta più forte sta proprio qui: a interpretare le protagoniste sono i loro familiari. Cristina Bernard, figlia di Cecilia Genisio, Sandra Boggio, nipote di Mamma Tilde, e Gabriella Garda, attrice dilettante, danno corpo a un racconto che non è solo ricostruzione storica, ma trasmissione viva. Con loro anche i musicisti Fulvio Biesta e Luca Bertot e la voce di Catia Sale, che accompagna la narrazione.

Dentro lo spettacolo emergono storie che non hanno bisogno di essere enfatizzate. Come quella di Mamma Tilde, riconosciuta Giusta fra le Nazioni, che durante la guerra nascose e salvò un bambino ebreo di nove mesi, facendolo passare per suo figlio mentre i genitori venivano deportati. O quella di Cecilia Genisio, staffetta partigiana. E ancora Elena Recanati Foa, madre del bambino, sopravvissuta al lager e capace di tornare a prenderlo. Tre traiettorie che si incrociano e si tengono in piedi a vicenda.

Il punto, però, è un altro. Se oggi sono figli e nipoti a riportare queste storie davanti a un pubblico, significa che la memoria non è più un passaggio automatico. Si è interrotto qualcosa. E quando la memoria si indebolisce, anche i valori che porta con sé diventano più fragili.

“Vitae” non cerca effetti scenici, ma verità. Porta sul palco esitazioni, emozioni, imperfezioni. Porta persone, prima ancora che personaggi. E proprio in questo sta la sua forza: ricordare che la storia non è fatta solo di grandi eventi, ma di scelte individuali che cambiano il destino degli altri.

Ricordare, qui, non è guardare indietro. È capire dove siamo. E decidere, ogni volta, da che parte stare.

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