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A Cirié il Giorno della Memoria rompe il silenzio: dalla Shoah alle scuole, una serata per capire come nasce l’odio

In Biblioteca A. Corghi una serata aperta alla città per ricordare la Shoah e interrogare il presente, con l’intervento di Davide Aimonetto dello Yad Vashem

A Cirié il Giorno della Memoria rompe il silenzio: dalla Shoah alle scuole, una serata per capire come nasce l’odio

A Cirié il Giorno della Memoria rompe il silenzio

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Il Giorno della Memoria a Cirié non si limita a una ricorrenza formale, ma si trasforma in un momento pubblico di riflessione collettiva, pensato per andare oltre il rito e interrogare coscienze e responsabilità. Questa sera, martedì 27 gennaio, la Biblioteca Civica A. Corghi ospita una serata promossa dalla Città di Cirié dedicata al ricordo delle vittime della Shoah e alla comprensione delle persecuzioni generate dalle leggi razziali, con un programma che intreccia letture, immagini e approfondimenti storici.

L’appuntamento, con inizio alle 20.45, è rivolto a ragazzi e adulti e nasce con un obiettivo chiaro: mantenere viva la memoria dell’Olocausto non come esercizio del passato, ma come strumento per leggere il presente e costruire un futuro consapevole. In un tempo segnato dal riemergere di linguaggi d’odio, semplificazioni pericolose e revisionismi striscianti, il Giorno della Memoria torna a essere una data che chiede attenzione, ascolto e responsabilità.

La serata si sviluppa attraverso un percorso fatto di letture e filmati, pensati per accompagnare il pubblico in una riflessione progressiva. Non solo il racconto dell’orrore, ma il tentativo di comprendere i meccanismi che hanno reso possibile lo sterminio, partendo dalle parole, dalle immagini, dalla costruzione di un consenso che ha preceduto la violenza fisica. Un lavoro sulla memoria che non si limita alla commemorazione delle vittime, ma chiama in causa la società nel suo insieme.

Il momento centrale dell’incontro è affidato all’intervento di Davide Aimonetto, insegnante e Graduate presso lo Yad Vashem di Gerusalemme, uno dei principali centri internazionali di studio e documentazione della Shoah. Il suo contributo, dal titolo “Olocausto: alle origini dell’odio, dai banchi di scuola ai campi di sterminio”, affronta uno dei nodi più delicati e spesso meno raccontati: il ruolo dell’educazione, della propaganda e dell’indottrinamento nella costruzione dell’antisemitismo di Stato.

Attraverso il suo approfondimento, Aimonetto ricostruisce come il regime nazista riuscì a giustificare deportazioni e campi di sterminio non solo agli adulti, ma anche ai più giovani, trasformando la scuola in uno strumento di normalizzazione dell’odio. I banchi di scuola diventano così uno dei primi luoghi in cui l’ideologia razzista viene legittimata, insegnata, resa accettabile. Un passaggio fondamentale per comprendere come l’orrore non nasca all’improvviso, ma venga preparato, spiegato, interiorizzato.

È proprio questo il senso profondo della serata di Cirié: mostrare come la Shoah non sia stata solo una macchina di morte, ma anche un sistema culturale, linguistico e pedagogico che ha preceduto e accompagnato lo sterminio. Un sistema che ha agito sul piano delle parole prima ancora che su quello delle armi. Ricordarlo oggi significa interrogarsi su quanto sia fragile il confine tra educazione e manipolazione, tra insegnamento e propaganda.

La scelta della Biblioteca Civica A. Corghi come sede dell’incontro non è casuale. La biblioteca rappresenta per definizione un luogo di conoscenza, confronto e crescita critica. Ospitare qui il Giorno della Memoria significa ribadire il ruolo della cultura come argine contro l’ignoranza e l’indifferenza, due elementi che hanno avuto un peso decisivo nella storia delle persecuzioni.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno della Città di Cirié nel promuovere occasioni pubbliche di riflessione storica e civile, capaci di coinvolgere la cittadinanza in modo attivo. Non una celebrazione distante, ma un momento di condivisione che invita a porsi domande scomode: come nasce l’odio? Quando diventa accettabile? Quali responsabilità hanno le istituzioni, la scuola, i mezzi di comunicazione?

Il Giorno della Memoria, in questo senso, non parla solo del passato. Parla del presente e delle sue fragilità. Parla di discriminazioni che iniziano con parole apparentemente innocue, di esclusioni che vengono normalizzate, di minoranze trasformate in capri espiatori. La Shoah resta un unicum nella storia per dimensioni e brutalità, ma i meccanismi che l’hanno resa possibile non appartengono solo a quel tempo.

La serata di questa sera prova a restituire proprio questa complessità, affidandosi a strumenti diversi: la forza delle testimonianze, il potere delle immagini, il rigore dell’analisi storica. Un percorso che non cerca risposte semplici, ma stimola uno sguardo critico, soprattutto tra i più giovani, chiamati a confrontarsi con una memoria che non può essere delegata.

L’ingresso è libero e gratuito, a sottolineare la volontà di rendere l’evento accessibile a tutta la cittadinanza. Un invito aperto a partecipare, ascoltare, riflettere. Perché il Giorno della Memoria non è solo una data sul calendario, ma una responsabilità che si rinnova ogni anno, soprattutto quando il rumore dell’attualità rischia di coprire le lezioni della storia.

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