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Periferia nord dimenticata, Rebaudengo e Falchera portano l’abbandono di Torino in Consiglio comunale

Rebaudengo e Falchera chiedono risposte su degrado, criminalità e assenza di investimenti: lunedì 19 gennaio la seduta congiunta delle Commissioni 1 e 5

Periferia nord dimenticata

Periferia nord dimenticata, Rebaudengo e Falchera portano l’abbandono di Torino in Consiglio comunale (foto archivio)

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Lunedì 19 gennaio 2026, alle 9.30, la Sala Orologio del Comune di Torino ospiterà una seduta congiunta della Prima e della Quinta Commissione consiliare dedicata a una petizione che racconta, senza filtri, il senso di abbandono della periferia nord della città. Un atto formale, presentato il 23 luglio 2025 ai sensi dell’articolo 12 dello Statuto comunale, che porta un titolo tanto semplice quanto pesante: Sentirsi sicuri e vivere il quartiere. Al centro, i quartieri della Circoscrizione 6, in particolare Rebaudengo e Falchera, e una richiesta chiara rivolta all’Amministrazione comunale: smettere di ignorare una zona che da anni vive una condizione di marginalità strutturale.

La convocazione delle Commissioni arriva dopo mesi di attesa e di malcontento. La petizione nasce dal mancato soddisfacimento dei bisogni fondamentali delle persone, da una qualità della vita che si è progressivamente impoverita. I cittadini parlano di spazi che non esistono o che non sono fruibili, di occasioni di socializzazione ridotte al minimo, di sport e cultura lasciati ai margini. In parallelo, cresce un’altra narrazione, quella più cupa, fatta di scippi, furti, aggressioni, soprattutto ai danni dei soggetti più fragili, di aumento della presenza di spacciatori e tossicodipendenti, di auto danneggiate o svaligiate nelle strade e nei parcheggi.

Un dato, su tutti, colpisce per la sua evidenza: l’intera zona è sprovvista di telecamere di videosorveglianza. In un contesto in cui la percezione di insicurezza è alta e i reati predatori sono diventati una costante, l’assenza di strumenti minimi di controllo appare come il simbolo di una periferia lasciata a sé stessa. Non una dimenticanza episodica, ma una scelta che nel tempo ha prodotto conseguenze concrete sulla vita quotidiana.

Nella petizione si parla apertamente di anni di trascuratezza e di emarginazione culturale. Una definizione che non riguarda solo il decoro urbano, ma il ruolo che Rebaudengo e Falchera hanno avuto nelle politiche cittadine. Secondo i promotori, anche il Pnrr, che avrebbe potuto rappresentare una svolta, si è tradotto in poco più che “briciole” per questa parte di Torino. Fondi insufficienti, interventi frammentari, occasioni mancate. Una ferita ancora aperta, perché proprio qui esistono nodi irrisolti da oltre un decennio.

Tra questi, il Cesm, abbandonato da più di dieci anni, il parco Stura sud, definito una piaga mai risolta, i laghetti incompiuti, il campo sportivo e il centro d’incontro alla Falchera, strutture che avrebbero potuto diventare presìdi di socialità e sicurezza e che invece continuano a raccontare una storia di immobilismo. Investimenti che non arrivano, mentre altrove si moltiplicano cantieri e riqualificazioni.

Ed è qui che la polemica si fa più aspra. I cittadini sottolineano come, a fronte di un impiego insufficiente e non strutturale dei fondi pubblici in tutta la periferia nord, in altre zone della città gli investimenti siano stati consistenti. Una disparità che pesa ancora di più se si considera che i debiti contratti dal Comune per i lavori realizzati altrove ricadranno su tutti i contribuenti, compresi quelli di Rebaudengo e Falchera, senza però benefici reali sul proprio territorio. Una situazione che nella petizione viene definita senza mezzi termini una vera beffa.

Il paradosso è che, come evidenziano i promotori, qui non servirebbero cifre faraoniche. Basterebbero interventi mirati, investimenti contenuti ma strutturali, una visione capace di rimettere in moto spazi già esistenti. Invece, la sensazione diffusa è quella di un quartiere che resta fuori dalle priorità, buono solo per le promesse e per le parole spese in campagna elettorale.

Alla seduta di lunedì prenderanno parte i rappresentanti della Giunta, tra cui Porcedda e Purchia, e i dirigenti degli uffici comunali indicati nella convocazione, Calvano, Mangiardi e Vitrotti. Sarà il momento in cui l’Amministrazione dovrà confrontarsi direttamente con le richieste contenute nella petizione, senza più alibi procedurali.

La discussione in Commissione non restituirà automaticamente sicurezza, spazi o investimenti. Ma segna un passaggio politico rilevante: la periferia nord entra formalmente nell’agenda del Consiglio comunale, portando con sé una domanda di equità territoriale che non può più essere elusa. Per Rebaudengo e Falchera, lunedì mattina non è solo una seduta. È una prova di ascolto. E, forse, l’ultima occasione per dimostrare che Torino non è una città a due velocità.

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