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14 Gennaio 2026 - 17:54
Muin Masri
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Data di inizio 23.01.2026 - 20:45
Data di fine 23.01.2026 - 23:59
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La biblioteca comunale di Tavagnasco “Sac. Carlo Benedetto” ospiterà venerdì 23 gennaio alle 20.45 la presentazione del libro “Vendesi Croce”, scritto da Muin Masri e pubblicato da Edizioni Nautilus Torino. L’appuntamento si terrà nella Sala consiliare del Comune, spazio che per una sera diventerà luogo di ascolto e confronto attorno a una storia che intreccia vicende personali e grandi temi contemporanei.
“Vendesi Croce” è un libro che nasce dall’esperienza diretta dell’autore e prende forma come racconto di vita, ma anche come testimonianza civile. Attraverso una scrittura essenziale e diretta, Masri affronta il tema della guerra, della perdita, dello sradicamento e della ricerca di una normalità negata. Al centro c’è il punto di vista di chi avrebbe voluto semplicemente crescere in pace, studiare, lavorare, costruire un futuro senza dover continuamente fare i conti con la violenza e l’insicurezza.
Sulla locandina che accompagna l’evento campeggia una frase che riassume con forza il senso profondo del libro: «Avrei voluto nascere altrove per crescere e vivere in pace, studiare regolarmente, trovare lavoro dignitoso, viaggiare in libertà, tornare a casa senza problemi, raccontare a figli e ad amici solo storie a lieto fine». Parole che restituiscono il desiderio semplice e universale di una vita normale, e che fanno da filo conduttore all’intero racconto.
La presentazione sarà l’occasione per conoscere da vicino l’autore, il suo percorso umano e letterario, e per approfondire i contenuti di un’opera che non si limita alla dimensione autobiografica, ma invita a riflettere su temi come l’identità, l’appartenenza, il peso delle origini e le cicatrici lasciate dai conflitti. Un racconto che parla di croci reali e simboliche, di fardelli che non sempre si scelgono, ma che spesso vengono ereditati.
L’iniziativa rientra nelle attività culturali promosse dalla biblioteca di Tavagnasco, da anni impegnata nel proporre incontri che mettano al centro il libro come strumento di dialogo e comprensione del presente. L’ingresso è libero e l’evento è aperto a tutta la cittadinanza.
Per informazioni è possibile contattare Ivo al numero 329 879 1900.
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Nato a Nablus, in Palestina, nel 1962, Muin Masri porta nella sua scrittura una memoria che nasce molto prima dei libri. Nablus, racconta, è “il posto più bello al mondo”, ma anche un luogo conteso, segnato da una guerra che ha inciso profondamente sulla sua infanzia. Un’infanzia fatta di immagini che restano: gli aquiloni fatti volare nel cimitero, unico spazio davvero sicuro perché “i morti fanno sempre paura, ma non ai piccoli”; le scarpe da calcio di gomma made in China, economiche e fragili, con i tacchetti che si consumavano tra il primo e il secondo tempo; il ruolo di portiere, il più ambito, perché faceva correre meno. E poi i ricordi più duri, come i pidocchi, arrivati non per povertà o incuria, ma per l’acqua razionata nel dopoguerra. O l’attesa del camioncino dell’ONU, che distribuiva la dose settimanale di latte in polvere e olio di fegato di merluzzo. Scene quotidiane che raccontano molto più di qualsiasi analisi geopolitica.
Crescendo, Masri si confronta anche con la letteratura del proprio paese, una letteratura che avverte come profondamente segnata dagli eventi storici e politici, quasi prigioniera di una tragedia collettiva troppo grande per non condizionare ogni racconto. Cita Ghassan Kanafani e il suo Uomini sotto il sole, romanzo in cui la patria diventa una madre onnipresente, un’entità viva che pulsa sotto la terra. Una letteratura intensa, patriottica, necessaria, ma che Masri sente il bisogno di attraversare per cercare una voce diversa, più laterale, meno incatenata ai simboli obbligati.
Il passaggio decisivo arriva con l’emigrazione in Italia, dove Masri vive dal 1985. Qui scopre una realtà che lo sorprende: una società in cui la letteratura, anche quella degli autori stranieri, viene seguita e ascoltata con attenzione. Superato il disorientamento iniziale dell’emigrato e trovato un lavoro stabile, decide di concedersi quello che definisce un “lusso”: scrivere. Inizia con racconti, con l’obiettivo di ribaltare i luoghi comuni sulla sua terra d’origine. Le sue prime “pagine sparse” circolano in Rete e tra gli amici, diventati quasi per forza i suoi primi lettori. Intorno a lui si crea una sorta di laboratorio informale: c’è chi gli consiglia Buzzati per il surreale, chi Andrea Pazienza per l’ironia, chi Paolo Conte come additivo poetico. Masri si sente come un magazzino che accumula emozioni altrui, finché non incontra il libro che segna davvero il suo rapporto con la letteratura italiana.
Succede in modo quasi simbolico, nella biblioteca di una grande fabbrica del Canavese, quando si imbatte in La luna e i falò di Cesare Pavese. Quel titolo lo folgora. La luna, nella cultura araba, è un’immagine profondamente poetica, “lo specchio della vita”, paragonata alle donne amate perché visibile a tutti ma intoccabile. Sfogliando Pavese, Masri si ritrova in casa: l’emigrante che torna ricco da lontano, la nostalgia, il viaggio come forma di saggezza. Le differenze non mancano – lui si innamora dell’Italia e non è ancora abbastanza ricco per tornare – ma il senso di fondo è lo stesso: l’esperienza dell’altrove come ferita e come possibilità.
Il percorso di Masri si consolida anche sul piano formativo. Studia informatica al Ghiglieno di Salerano e si laurea in Scienze Politiche all’Università di Torino, costruendo un profilo che intreccia competenze tecniche, riflessione politica e sensibilità narrativa. L’esordio letterario arriva nel 1994 con Racconti?, raccolta bilingue in italiano e francese pubblicata da Scriptorium. Seguono numerose opere: il miniracconto Le mutande nere (1996), i romanzi Il sole d’inverno (1999), Pronto ci sei ancora? (2001, poi riedito nel 2006), Io sono di là (2005). Nel 2001 realizza per Radiotre Viaggio di sola andata, cinque episodi trasmessi all’interno del programma Centolire. Partecipa a raccolte collettive, rassegne teatrali, pubblica racconti come Estraneità e collabora dal 2007 al 2011 con la rubrica “Cronache italiane” del settimanale Internazionale.
Negli anni più recenti, Masri continua a scrivere esplorando il tema dell’identità e dell’estraneità, fino ad arrivare nel 2024 a Vendesi croce, pubblicato da Edizioni Nautilus Torino. Un libro che raccoglie e rilancia il senso profondo della sua scrittura: raccontare la guerra senza retorica, l’esilio senza vittimismo, l’emigrazione come condizione esistenziale prima ancora che politica. In Masri la letteratura non è mai un esercizio astratto, ma un modo per tenere insieme memoria personale e racconto collettivo, con uno sguardo che nasce da Nablus ma che, passando per il Canavese, parla a chiunque abbia fatto esperienza di distanza, perdita e desiderio di libertà.

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