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Utøya: il silenzio dopo gli spari e la domanda che ci riguarda tutti

A Montalto Dora l’audiodramma Uno di noi di Sergio Ferrentino: la strage del 22 luglio 2011 raccontata attraverso il processo a Anders Breivik, per ricordare che prima di temere ciò che viene da fuori dovremmo imparare ad ascoltare ciò che cresce dentro le nostre società

Utøya: il silenzio dopo gli spari e la domanda che ci riguarda tutti

Anders Breivik

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Ci sono storie che non chiedono di essere guardate, ma ascoltate. Storie che non cercano l’effetto, ma pretendono attenzione. Utøya. Uno di noi è una di queste. Non è uno spettacolo comodo, non è una commemorazione rituale, non è nemmeno una semplice trasposizione teatrale di un fatto di cronaca. È un atto di memoria civile, costruito con il suono, con le parole, con il silenzio. E soprattutto con il coraggio di porre domande che continuano a far paura.

Il 22 luglio 2011 la Norvegia viene colpita al cuore. Un’esplosione nel quartiere ministeriale di Oslo, poi la strage sull’isola di Utøya, dove è in corso il campo estivo dei giovani laburisti. Settantasette morti, la maggior parte ragazzi. Centinaia di feriti. Un Paese intero che si ferma, convinto – come spesso accade – di sapere già chi è il nemico. Terrorismo islamico, si dice. È la narrazione automatica, quella che rassicura perché sposta il male lontano, fuori, altrove.

Ma il colpevole non arriva da fuori. È dentro. È Anders Breivik, uomo solo, bianco, norvegese, cresciuto in quella stessa società che ora fatica a riconoscerlo. Non appartiene a una cellula terroristica organizzata. È lui la cellula. Isolata, radicalizzata, tumorale. Un individuo che agisce da solo ma non nel vuoto: attorno a lui ci sono parole, ideologie, rancori, solitudini, silenzi. E una lunga incapacità collettiva di guardare negli angoli bui della propria casa.

Sergio Ferrentino

Sergio Ferrentino

Da qui prende forma Utøya. Uno di noi, tratto dal libro di Åsne Seierstad, adattato e diretto da Sergio Ferrentino, con le musiche originali di Gianluigi Carlone e la produzione di Fonderia Mercury. Un lavoro che sceglie come asse narrativo il processo a Breivik, celebrato pochi mesi dopo la strage, e che diventa – suo malgrado – un gigantesco momento di autoanalisi nazionale. Un tribunale che non giudica solo un uomo, ma interroga un intero Paese sulle proprie responsabilità, omissioni, fragilità.

La drammaturgia si muove dentro e attorno a quell’aula di giustizia, ma non si ferma lì. Allarga lo sguardo ai minuti interminabili della strage, alle fughe disperate, ai tentativi di salvezza, al dolore privato dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime. Un dolore che non cerca retorica, ma verità. E che viene restituito senza scorciatoie emotive, senza indulgenze.

Nato come radiodramma in dieci puntate per la Rete Due della RSI – Radio Svizzera Italiana, Utøya. Uno di noitrova nel teatro una forma ulteriore, coerente e radicale. Dal 2011 Fonderia Mercury porta in scena un’idea precisa: il palco non è un luogo di rappresentazione tradizionale, ma uno studio radiofonico dal vivo. Al pubblico vengono distribuite radiocuffie. L’ascolto diventa individuale, intimo, quasi fisico. Ognuno è solo con la propria coscienza.

È attraverso il suono che la storia prende corpo. L’esplosione che squarcia Oslo. Gli spari sull’isola. Il rumore dell’acqua, dei passi, del panico. E poi quel dettaglio che resta addosso come un colpo allo stomaco: i cellulari dei ragazzi, lasciati sull’isola, che continuano a squillare nella notte dopo la strage. Telefoni che chiamano, vibrano, insistono. Nessuno risponderà. È in quel suono che si concentra l’assenza, la perdita, l’assurdità di tutto.

La domanda che attraversa lo spettacolo non è mai elusa: chi era davvero Breivik? Un folle isolato? Un mostro irripetibile? Oppure, come suggerisce il titolo, uno di noi? Le sue dichiarazioni, riportate senza filtri ma senza compiacimenti, diventano un materiale disturbante, un groviglio di parole da cui non distogliere le orecchie. Non per legittimarle, ma per smontarle, per capire dove attecchiscono, da quali vuoti traggono forza.

Perché Utøya non parla solo di Norvegia. Parla dell’Europa, delle democrazie occidentali, della facilità con cui si indicano nemici esterni per non fare i conti con ciò che cresce dentro. Il messaggio è netto, e oggi forse ancora più attuale di allora: prima di spaventarsi per quello che viene da fuori, bisognerebbe imparare a guardarsi dentro.

Al centro di questo percorso c’è Sergio Ferrentino, autore, regista, conduttore radiofonico e docente, figura chiave della radio italiana degli ultimi decenni. Già direttore dei programmi di Radio Popolare, poi voce storica della Rai, da oltre quindici anni collabora con la RSI sperimentando linguaggi e forme della narrazione audio. Con Fonderia Mercury, fondata nel 2011, Ferrentino costruisce un vero e proprio immaginario acustico, capace di fondere teatro, radio, letteratura e web.

Il percorso di Fonderia Mercury è lungo e riconosciuto: da AutoreVole: audiodrammi in teatro, con autori come Lucarelli, Carlotto, Dazieri, Bajani, Bucciarelli e Corrias, alle collaborazioni con Audible Italia e Storytel, che hanno portato alla produzione di oltre 4.000 ore di audio. Fino a progetti come Olimpicamente, Lovers Hotel, Igiene dell’assassino e RadioAmarcord. Fellini in onda. Sempre con una convinzione di fondo: il suono non è un mezzo minore, ma uno strumento potentissimo di racconto e consapevolezza.

Utøya. Uno di noi arriva a Montalto Dora il 26 gennaio 2026, alle 20.45, all’Anfiteatro Angelo Burbatti, ed è realizzato in collaborazione con ANPI Ivrea e Basso Canavese, con il patrocinio di numerosi Comuni del territorio, della CGIL Torino, di Rosse Torri e delle sezioni ANPI di Ivrea, Caluso, Pont Canavese, Ciriè, Barbania, Favria, Oglianico e Rivarolo. Una rete ampia, non formale, che restituisce il senso politico e culturale dell’operazione.

Non uno spettacolo da applaudire e dimenticare, ma un’esperienza che resta addosso. Che costringe a fare i conti con le parole, con i suoni, con i silenzi. Con ciò che siamo e con ciò che fingiamo di non vedere. Utøya. Uno di noi non offre risposte facili. Ma pretende una cosa semplice e sempre più rara: ascolto.

NFO E PRENOTAZIONI

Utøya. Uno di noi
tratto dal libro di Åsne Seierstad
adattamento e regia Sergio Ferrentino
musiche originali Gianluigi Carlone
produzione Fonderia Mercury

Montalto Dora – Anfiteatro Angelo Burbatti
via Ganio Vecchiolino Secondo, 8
26 gennaio 2026
ore 20.45

Spettacolo in forma di audiodramma dal vivo con utilizzo di radiocuffie

Info, prevendite e prenotazioni
info@fonderiamercury.it
☎️ 327 4678865

In collaborazione con ANPI Ivrea e Basso Canavese,
con il patrocinio dei Comuni di Ivrea, Montalto Dora, Bollengo, Pavone Canavese, Colleretto Giacosa, San Martino Canavese, Candia Canavese, Burolo,
di CGIL Torino, Rosse Torri
e delle sezioni ANPI di Ivrea, Caluso, Pont Canavese, Ciriè, Barbania, Favria, Oglianico e Rivarolo.

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