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24 Gennaio 2026 - 15:07
Mario Beiletti
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Data di inizio 28.01.2026 - 00:00
Data di fine 28.01.2026 - 00:00
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Mercoledì 28 gennaio 2026, nell’Auditorium del Liceo Gramsci di Ivrea, tra le 12 e le 14, la storia smette di essere solo una pagina di manuale e torna a farsi voce viva, domanda aperta, confronto. Verrà presentato il volume “La Resistenza in Canavese”, curato da Mario Beiletti, un lavoro che affonda le mani nel cuore del biennio 1943-1945 e ricostruisce, passo dopo passo, il percorso della lotta partigiana sul territorio canavesano, fino al 3 maggio 1945, giorno della Liberazione di Ivrea.
Un libro che non si limita a elencare date o nomi, ma che intreccia documenti d’archivio, testimonianze dirette, rapporti, proclami e verbali, restituendo quel clima politico, sociale e umano che ha animato una stagione decisiva della nostra storia. Come scrive lo storico Gianni Oliva nella prefazione, si tratta di “un contributo serio e ben organizzato, capace di ricostruire le tappe della Resistenza nel Canavese e di restituire il contesto politico-culturale che ha animato la lotta partigiana”. Un lavoro rigoroso, lontano da derive celebrative o strumentali, che guarda ai fatti con rispetto e lucidità.
A dialogare con l’autore saranno il professor Davide Bombino e l’editore Ennio Pedrini, in un incontro pensato soprattutto per gli studenti. Non una lezione frontale, ma un confronto. Non una commemorazione rituale, ma un invito esplicito a interrogarsi sul senso della memoria oggi.
Ed è proprio agli studenti che Mario Beiletti si rivolge. Con parole che non cercano facili applausi, ma pongono domande scomode. Dopo la guerra – ricorda – si cercò di dimenticare. C’era voglia di vivere, di lasciarsi alle spalle il dolore, le scelte difficili, i sensi di colpa. Molti tacquero. I padri, i nonni, i bisnonni furono spesso reticenti. Non per disinteresse, ma per fatica, per ferite mai davvero rimarginate.
Quella, però, non è la memoria dei ragazzi di oggi. È storia. E allora la domanda diventa inevitabile: perché dovreste interessarvene? Beiletti non propone risposte preconfezionate. Anzi, fa un passo di lato. Dice chiaramente di non voler “raccontare” lui, ma di sentire l’esigenza che siano i giovani a raccontare se stessi, il proprio vissuto, le proprie speranze, le proprie paure. Perché, al di là delle tecnologie e dei linguaggi diversi, le domande di fondo restano sorprendentemente simili.
Cosa fareste voi se vi trovaste nelle condizioni di allora? Cosa fate oggi di fronte alle guerre attuali, ai conflitti che scuotono il mondo? Beiletti non ignora l’impegno delle nuove generazioni, cita apertamente la mobilitazione degli studenti sul tema del genocidio in Palestina, riconoscendo sensibilità comuni ma anche una distanza profonda nei modi, negli strumenti, nelle pratiche di partecipazione. Una distanza che spesso diventa incomunicabilità.
Da qui la riflessione più ampia: ha senso costruire un ponte tra generazioni così lontane? Beiletti non pretende adesioni, non chiede ai giovani di “seguire” gli adulti. Al contrario, si dice disposto a fare un passo indietro, a cedere l’iniziativa, a mettere a disposizione un patrimonio di esperienza e memoria perché venga rielaborato con una mentalità nuova. La memoria, sottolinea, non è un peso, ma una risorsa. L’identità – anche quella dei più giovani – è indissolubilmente legata alla memoria.
C’è in queste parole un invito che va oltre la presentazione di un libro. È un appello a non spezzare il filo, a non rinunciare al dialogo tra età diverse, pur nella consapevolezza delle differenze. Perché, come ricorda Beiletti, chi riesce a costruire ponti è più forte, più organizzato, più libero.
L’incontro al Liceo Gramsci si inserisce così in un percorso che non riguarda solo il passato, ma il presente e il futuro. Anche per questo assume un valore ulteriore la scelta dell’autore di devolvere tutti i proventi della vendita del libro all’ANPI, ribadendo un legame concreto tra ricerca storica, impegno civile e trasmissione della memoria.
Non una celebrazione nostalgica, dunque, ma un gesto politico nel senso più alto del termine: quello che invita a guardarsi indietro solo per andare avanti meglio.

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