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CHIVASSO. Pochi Borghi e troppi costi, la formula della festa non tira più

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La festa di Chivasso è cominciata! La fiera agricola ed il palio dei borghi, due momenti conviviali per tutto il territorio Chivassese”.

Palio dei Borghi? A Chivasso?

Se anche l’assessore alle Risorse Agricole, Fabrizio Debernardi, mercoledì scorso con un post su facebook parlava di “Palio dei Borghi” anziché “Borghi in Piazza”, confondendo una manifestazione che non ha storicità a Chivasso con una che si tramanda da quarant’anni almeno puntuale ad ogni patronale, allora evidentemente c’è qualcosa che non va. Chivasso sta perdendo piano piano la sua tradizione popolare dei Borghi in Piazza, evento enogastronomico clou della patronale del Beato Angelo Carletti e vetrina per le associazioni di borghi e frazioni della città. Che sono tante.

Al di là del post del neo assessore della Giunta di Claudio Castello, il fatto che la manifestazione dei “Borghi in Piazza” non sia più quella di una volta, lo si evince da diversi aspetti.

Un bene, un male? Giudicate voi.

L’altra sera, alla manifestazione “Borghi in Piazza”, che da sempre vede impegnate associazioni di borghi e frazioni della città ad offrire le loro specialità nella centralissima via Torino, nel mercoledì della patronale, i borghi coinvolti dalla Pro loco l’Agricola erano davvero pochini. 

Otto, per l’esattezza, i presenti: Mosche, Blatta, Pogliani, San Pietro, Castelrosso, Boschetto, Borgo Po e Vercelli. A cui s’aggiungono gli Amici dei Vigili del Fuoco Volontari di Chivasso. Tante le associazioni che hanno dato forfait. Ad esempio quelle dei Torassi, di Mandria, di Montegiove, di Betlemme, del Borgo Sud Est, ecc… ecc… 

Il fuggi fuggi dai “Borghi in Piazza” ha una motivazione molto semplice: non è conveniente per chi lo fa. 

Anzi, con gli aumenti delle materie prime di questo periodo, il rischio di andare in perdita è una concreta possibilità.

La spiega uno dei tanti rappresentanti delle realtà che hanno rinunciato ad essere presenti ai “Borghi in Piazza”. 

Per noi è un salasso - dice, chiedendo di poter mantenere l’anonimato -. Purtroppo le materie prime sono aumentate e il costo di, chiamiamolo così, adesione alla manifestazione che ci chiede la Pro loco, è troppo alto”.

“Costo di adesione”? 

Sì, proprio così.

Per partecipare ai “Borghi in Piazza” ed offrire le proprie specialità, gli organizzatori della Pro loco chiedono una percentuale su ogni piatto venduto. O, meglio, una percentuale su ogni buono da 1 euro. Esempio: i Faseuj con Preive preparati dai Pogliani costano 6 euro? 

I volontari devono “stare dentro” al costo di 3,60 euro, perché l’Agricola si prende i rimanenti 2,40 euro.  Un’accise in favore degli organizzatori della festa. Che c’è sempre stata ma che, in questo periodo storico particolare, con il caro energia, gli aumenti delle materie prime e i rincari nella vita di tutte le famiglie italiane, stona davvero un po’. Per comprendere a fondo di cosa stiamo parlando, è necessario fare un salto indietro di qualche anno.

Quando ai Borghi in Piazza si cenava gratis (o quasi)

C’è stato un tempo in cui ai “Borghi in Piazza” per cenare non si doveva sborsare un solo centesimo di euro. O meglio non si doveva aprire il portafogli per tirare fuori nemmeno mille lire. Era tutto gratis: ci pensava l’Agricola a sostenere i costi, facendo leva sul contributo comunale per la patronale. Un contributo che, peraltro, c’è ancora oggi e la cui entità verrà resa pubblica all’albo pretorio del Comune nelle prossime settimane.

Correvano gli anni Ottanta e Novanta e la festa si faceva in piazza Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, con gli stand disposti sotto i portici del Palazzo Municipale. L’alta affluenza dei chivassesi e i tanti borghi e frazioni che volevano partecipare, spinsero nel 1998 l’allora neo presidente della Pro loco, Bruno Pasteris, a cambiare location e a disporre gli stand lungo tutta via Torino. Com’è oggi. 

Il successo fu inevitabile. Migliaia di chivassesi e non solo, nella serata del mercoledì della patronale si riversavano in centro e, in pochi minuti, facevano razzia praticamente di tutte le specialità offerte dai borghi e dalle frazioni.  Sprecando, però, anche la maggior parte del cibo: a festa finita, ricorda chi ha memoria storica, erano centinaia i piatti che venivano ritrovati ancora pieni buttati agli angoli di via Torino con via Della Misericordia, vicolo del Portone, ecc… ecc…  

Uno spreco inutile, insomma, cui si doveva mettere un freno.

Negli anni Duemila, per ovviare alla maleducazione di alcuni e all’ingordigia di altri, l’Agricola si inventò il buono al prezzo simbolico di 0,50 centesimi di euro. 

Di quel prezzo, l’associazione turistica locale tratteneva circa il 30 per cento. Ossia, 0,15 centesimi di euro per sostenere le spese fisse: stampa dei buoni, iva, ecc… ecc… 

Il successo dei “Borghi in Piazza” continuò negli anni. Con 6 buoni - 3 euro - si poteva consumare ad esempio un piatto di agnolotti al Borgo Blatta, per intenderci. 

Con 1 buono - 0,5 centesimi di euro - si comprava una bottiglietta d’acqua naturale. 

Fino al 2013 questa è stata la politica dell’Agricola applicata alla serata del mercoledì della patronale. 

Poi qualcosa è cambiato.

Una famiglia a cena spende come al ristorante

Oggi i prezzi della cena dei Borghi in Piazza hanno subito un gioco al rialzo: in pratica, è tutto raddoppiato. Colpa dei costi delle materie prime? Dell’aumento dei prezzi? Della guerra? Della pandemia?  Anche, ma non solo. Un buono costa un euro non da oggi, infatti, ma da qualche tempo ormai.  Per comprare un piatto di agnolotti, l’altra sera, per intenderci, erano necessari sempre 6, di buoni, che fanno 6 euro. All’evento enogastronomico clou della patronale una bottiglietta d’acqua naturale costa 1 euro. Una birra 5 euro, un panino di acciughe 4 euro, un rotolo di San Pietro 6 euro, i Faseuj sempre 6 euro, ecc… ecc… 

Per fare due conti reali, una famiglia di quattro persone, due adulti e due ragazzi, consumando due birre, due bottigliette d’acqua, quattro primi, due secondi e due dolci arriva a spendere poco meno di sessanta euro. Se il secondo lo prendono tutti, li supera abbondantemente. Se i ragazzi esagerano con il dolce, ciao.

Insomma, una cena ai Borghi in Piazza viene a costare come una cena al ristorante, con la differenza che non si sta seduti e non si è serviti. 

In tanti, l’altra sera, l’hanno notato. E in tanti hanno preferito cenare a casa e farsi una passeggiata dopo. 

Così come diversi volontari di borghi, frazioni ed associazioni hanno declinato l’invito dell’Agricola di Davide Chiolerio dopo aver provato invano - così sostengono - a chiedere un taglio delle accise applicate dall’associazione a chi vuole essere partner dell’evento. 

“A questi costi, è insostenibile!”, fanno sapere alcuni esponenti delle associazioni che hanno rinunciato ad essere presenti quest’anno.  E’ una scelta presa dal nostro direttivo - spiegano da uno dei borghi che non ha partecipato -. Il fatto che l’Agricola trattenga a priori una quota di quello che si paga per avere i buoni con cui si acquistano le varie portate, ci mette nella condizione di avere un guadagno minimo. E quindi ci troviamo sempre in difficoltà. Per rientrare delle spese vive dovremmo mettere dei costi in buoni piuttosto elevati, con il rischio che nessuno si avvicini allo stand. Se hai dei costi vivi per produrre una portata, un minimo di guadagno ci deve essere. Altrimenti il gioco non vale la candela. Quest’anno abbiamo avuto la sensazione di essere stati in molti a non aver aderito all’iniziativa. Si parla di borghi in piazza, ma quanti sono i borghi in piazza presenti e che possono avere una giusta visibilità da una manifestazione così?”.

Nell’aumento dei costi si deve conteggiare anche quello del contributo richiesto dall’Agricola, che è salito negli anni dal 30 al 40% di ciascun buono venduto.

La conseguenza è che andare ai “Borghi in Piazza”, per le associazioni e per i semplici cittadini, sta diventando un lusso. 

Non per l’Agricola ovviamente, che se fino al 2013 si limitava a vendere bottiglie d’acqua, minerale o gasata che fossero, da qualche tempo in qua fa direttamente in proprio, facendo da mangiare con i suoi agnolotti, i suoi arrosticini, i suoi hamburger, i panini con salsiccia e friarielli e quelli con le acciughe. 

Di questo passo, tra qualche anno, più che i Borghi in Piazza, si dovrà rivedere il nome della manifestazione in “La cucina dell’Agricola in Piazza”. Roba per palati fini e per portafogli spessi.

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