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21 Aprile 2020 - 10:40
CHIVASSO. Coronavirus all'Opera Pia Clara: 22 positivi su 40 ospiti. Non è un focolaio di coronavirus, ma poco ci manca. Dei 40 ospiti della casa di riposo “Opera Pia Clara” di Chivasso, ben 22 - più della metà - hanno contratto il Covid-19.
E’ questo ciò che emerge dall’esito dei tamponi che sono stati fatti giovedì 16 aprile agli anziani e al personale sanitario della struttura.
Se a questi 22 si aggiungono i 15 ospiti deceduti dall’inizio della pandemia ad oggi - di cui 7 in ospedale e quindi accertati positivi con tampone e gli altri 8 solo con sintomi e quindi sospetti “covid-19” - è chiaro che lo scenario inizia a farsi allarmante.
All’Opera Pia Clara il virus è dunque scoppiato. E dire che le richieste di aiuto e di assistenza alla Regione Piemonte erano state puntuali.
“I tamponi li avevamo già chiesti il 23 marzo - spiega don Davide Smiderle, presidente dell’Ente morale che gestisce la casa di riposo -. Sono stati fatti il 16 aprile e siamo in attesa di conoscere i risultati: alcuni sono già arrivati, mancano ancora alcuni tamponi eseguiti sul personale sanitario. E, anche, sul sottoscritto: io sto bene, ma passando spesso in struttura, è necessario che mi sottoponga ai controlli del caso”.
Dal punto di vista delle precauzioni dalla struttura assicurano di aver attivato tutti i protocolli: personale al lavoro indossando tutti i dispositivi di protezione individuale e, soprattutto, di aver bloccatoin tempo le visite dei parenti, che si sono concluse a fine febbraio quando il contagio doveva ancora arrivare. Anche il sindaco di Chivasso, Claudio Castello, aveva chiesto aiuto per scongiurare il ripetersi di situazioni già viste come a Marcorengo, frazione di Brusasco, o a Bosconero, tanto per citare due delle realtà più colpite dal Covid-19.
Castello solo la scorsa settimana aveva scritto all’Unità di Crisi della Regione Piemonte, al Prefetto di Torino e al direttore generale dell’Asl To 4, Lorenzo Ardissone.
“Ho ricevuto più segnalazioni, scritte e telefoniche, da parte del Direttore dell’Opera Pia – denunciava Castello – il quale lamentava lo stato di grave carenza di organico in cui si trova la struttura a seguito dell’emergenza epidemiologica in corso, tale da non poter garantire adeguati livelli di protezione del personale operante e degli ospiti. Il quadro operativo trasmesso alla mia attenzione rivela infatti l’assenza dal servizio di gran parte del personale, con ovvie ripercussioni sugli operatori che, invece, prestano regolarmente la loro attività alla lavorativa, così come risulta preoccupare la situazione di diffusione epidemiologica all’interno della struttura”.
Insomma: di segnali d’allarme ne erano stati dati parecchi, prima che la bomba esplodesse.
Ora non resta che votarsi a qualche Santo, che faccia finire presto quest’emergenza. Possibilmente, senza più vittime.
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