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15 Maggio 2021 - 12:00
Giuseppe Sartori, conosciuto da tutta Chivasso semplicemente come “Beppe”, si racconta… Dallo sport, la sua prima passione, al “Dòm’s” di piazza della Repubblica 8A, la sua attività. Ma non solo...
Classe 1966, chivassese doc, nasce con la predisposizione per le attività sportive.
“Sono sempre stato un tipo molto atletico e a poco più di sei anni ho iniziato a praticare judo. Il nuoto è arrivato dai nove - comincia a raccontare -. Ho partecipato ai Giochi della Gioventù, come nuotatore, che avevo soli undici anni, arrivando fino ai nazionali e sempre al primo posto sul podio. Sicuramente mi sarebbe piaciuto fare il nuotatore di professione, ma intorno ai diciotto ho interrotto l’attività, ma senza abbandonare completamente quel mondo. Mi sono diplomato come perito meccanico e mi sono iscritto all’Isef: in contemporanea ho contribuito a gestire la piscina comunale chivassese sia a livello di organizzazione che come allenatore”.
Una volta laureatosi, Beppe Sartori ha iniziato a lavorare in un centro medico - sportivo a Torino. Nel 1990 ha poi aperto, a Chivasso, il centro “Medisport” con un altro insegnante, Pippo Rampulla, e il dottor Alberto Massasso. “Nel 1995 ho deciso di intraprendere un’altra strada: mio fratello Marco e mia sorella Raffaella vendevano il ‘Bar Duomo’ per prendere una gioielleria e a me spiaceva l’idea di perdere quel locale di famiglia, con una posizione così centrale… così è diventato mio. La decisione è stata un po’ sofferta, perché la mia indole mi voleva in ambito sportivo, ma ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura” spiega.
“L’inizio soprattutto è stato duro perchè l’impegno di gestire un locale è massacrante, ti “toglie la vita”, devi essere operativo tutto il giorno e anche nei giorni di festa, ma al contempo è bellissimo - spiega -. Nel tempo abbiamo avuto un ottimo riscontro, in particolare con i giovani. Inizialmente eravamo solo caffetteria, poi siamo diventati drink bar, aprendo anche la sera. Da allora è andato tutto a gonfie vele, escludendo l’attuale crisi causata al Covid e considerando che dal 2000 in avanti hanno aperto un sacco di bar a Chivasso. Siamo aperti dodici mesi l’anno e andiamo in ferie a turnazione per non chiudere. Ci siamo specializzati in cocktail, anche per differenziarci dagli altri locali, ma la caffetteria resta comunque presente. Nel 2018, quando abbiamo rifatto il locale per la seconda volta, abbiamo cambiato nome: da ‘Bar Duomo’ a ‘Dòm’s’, per dare un senso di svolta e un’accezione più moderna. Il nuovo nome è l’acronimo di ‘Drink oltre misura’ e il genitivo sassone sta a significare ‘del Duomo’. Il font lo ha inventato per noi Pier Carlo Borca del ‘Bar Gino’, che è un grande artista, oltre che collega”.
“Se tornassi indietro - prosegue - rifarei tutto ciò che ho fatto, anche se devo ammettere che a una piccola parte di me lo sport manca. Però nel tempo libero nuoto e sono agonista master e ancora vinco quando gareggio a livello regionale. Inoltre appena posso gioco a tenni e vado in bici. Amo lo sport, ma sono strafelice del mio locale”.
Beppe Sartori ci tiene a ringraziare tutti coloro che lavorano e collaborano con lui: “Sono persone in gamba senza le quali non sarei riuscito a raggiungere questi risultati e questo livello qualitativo”.
Giuseppe Sartori ha anche un’altra passione, quella per la scrittura e la lettura e ha recentemente pubblicato il suo primo libro dal titolo “Torino non dorme mai”.“Questo per me è un piccolo sogno realizzato e sono entusiasta del fatto che stia avendo un buon riscontro di pubblico - dice -. Il libro è rimasto un sogno nel cassetto per tanti anni e poi, durante il primo lockdown, ho avuto tempo e modo di concretizzare questo mio desiderio. Per me la scrittura rappresenta una novità, ma anche una grande soddisfazione… è stato bello trovare più editori a cui è piaciuto il mio testo e che avrebbero voluto pubblicarlo. Ora ho appena finito di scrive il mio secondo romanzo” racconta.
Beppe Sartori ha una figlia, Amanda, una ragazza di 26 anni che vive a Rimini. “Avere un locale ti porta via tanto tempo e ti porta anche a ‘sacrificare’ la famiglia, perché si passa più tempo con le persone con cui si lavora e con i clienti che a casa. Sono divorziato e mia figlia vive lontana, ma quando ci vediamo andiamo super d’accordo, il feeling fra noi è grande e ne sono felice” spiega.
“In futuro mi piacerebbe poter seguire meno il bar, delegando, e rientrare nel modo sportivo a livello dirigenziale - conclude -. Il nuoto resta un grande amore, ma non sarebbe male anche aprire un centro sportivo in collaborazione con quegli hotel, lontani dai centri urbani, dove i clienti vanno per staccare la spina, allontanarsi dalla tecnologia e dalla frenesia della vita facendo sport e rilassandosi. Magari fra un po’ realizzerò questo progetto, ma attualmente sono comunque felice e orgoglioso di quello che faccio e dei risultati raggiunti”.
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