Si terrà martedì prossimo a Torino il processo d'appello sul "Caro estinto" sulle tangenti nelle camere mortuarie degli ospedali di Ivrea e Cuorgnè. Quindici dei 16 imputati erano stati condannati dal giudice Elena Stoppini con pene che vanno dagli otto ai 29 mesi di reclusione.
Le condanne più severe erano state inflitte agli infermieri e addetti alle camere mortuarie dell’Asl: 2 anni e 5 mesi oltre a 500 euro di multa per Mauro Colmuto, 57 anni, di Cascinette d’Ivrea (assistito dall’avvocato Pio Coda del foro di Ivrea); 2 anni e 4 mesi e 400 euro di multa per Gianni Biolatti, 40 anni, di San Giusto Canavese (avvocato Massimo Strumia del foro di Torino); 2 anni e 2 mesi e 400 euro per Daniela Capelli, 50 anni, moglie e collega di Colmuto; 2 anni per Gianni Pietro De Filippi, 49 anni e residente a Busano (difeso dall’avvocato Silvia Azzolina del foro di Torino);
Inoltre dei dieci titolari delle agenzie di onoranze funebri coinvolti, erano stati tutti condannati ad 8 mesi di reclusione Giuseppe Pavese di Forno (avvocato Francesco Bosco), Roberto Piero Giglio Tos di Ivrea (avvocato Leo Davoli), Lauretta Schiumski, socia dell’Aura Sas di Caluso, (avvocato Lorenzo Bianco).
Condannati ad un anno di reclusione, invece, i fratelli Giovanni Battista e Maria Luisa Allera di Castellamonte (avvocato Ferdinando Ferrero); Pietro Florian di Strambino (avvocati Roberto Peretti e Marco Dotta); Mauro Caregati di Montalto Dora (avvocato Sara Rore Lazzaro); Marco Regis di Montalenghe (avvocato Alessandro Radicchi); Giuseppe Sanapo, 51, di Strambino e Stefano Spinucci, entrambi di Strambino, socio della Bellis Enrico di Ivrea (avvocati Mario Benni ed Enrico Scolari); Claudio Brunetto di Vidracco (avvocato Paolo Maisto).
Il Tribunale aveva condannato tutti gli imputati in solido a risarcire il danno cagionato alla Asl da liquidare in separata sede civile, assegnando una provvisionale immediatamente esecutiva di ben 30.000 euro.
Unica assolta Aldisia Trione di Cuorgnè (avvocato Elena Quagliotti). Era imputata per favoreggiamento. Era una cliente alla quale, secondo l’accusa, era stato suggerito il nome di un’agenzia di pompe funebri, ossia Pavese. Sentita dal Pubblico Ministero, aveva detto di aver scelto di sua spontanea volontà l’impresa, mentre invece, secondo l’accusa, questa le era stata suggerita dall’infermiere Colmuto. Secondo la difesa, se anche un suggerimento c’era stato, senz’altro in quel momento la donna, alle prese col dolore dovuto alla perdita del marito, non si era neanche resa conto di che cosa stesse succedendo.
Il processo era scaturito da un’inchiesta della guardia di finanza su presunti favori ad alcune agenzie di pompe funebri. Le accuse, a vario titolo, erano di corruzione, truffa e favoreggiamento. I finanzieri avevano messo in luce la consuetudine di alcune imprese di elargire mazzette da 50 e 100 euro agli operatori dell’Asl.
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