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L’ossessione di Putin? Fermare il crollo demografico russo

Dal mito virale del ‘seme di Durov’ alla propaganda patriottica: dietro l’angoscia del Cremlino c’è l’incubo di una Russia sempre più anziana e senza eredi

L’ossessione di Putin? Fermare il crollo demografico russo

Pavel Durov, il fondatore di Telegram: quando un meme ironico sul web diventa simbolo della crisi demografica russa.

La Russia sta attraversando una crisi demografica di proporzioni storiche, tra una drastica riduzione delle nascite e un preoccupante aumento della mortalità, aggravati ulteriormente dalla guerra in Ucraina e da una massiccia ondata di emigrazione. Secondo i dati del 2024 riportati da Mash, la corsa alla fecondazione assistita ha subito un brusco rallentamento dopo l’iniziale entusiasmo scatenato dal meme virale del ‘seme di Pavel Durov’. Questo fenomeno, esploso sui social network russi, aveva ironicamente trasformato il carismatico fondatore di Telegram e VKontakte in una sorta di ‘donatore ideale’, un modello irraggiungibile che incarnava successo, intelligenza e fascino fisico. Passato il clamore mediatico, però, la realtà ha prevalso: il mito scherzoso di Durov non è bastato a sostenere una domanda che oggi appare in evidente crisi.

Le cliniche registrano un calo drastico, con appena il 10% delle donne previste che si presenta alle strutture. “Se fino a poco fa le donne erano costrette ad aspettare anche un intero anno, ora sono scomparse del tutto le liste d’attesa”, affermano i medici. A Nižnij Novgorod, per esempio, su 3.000 quote annuali assegnate, solo 100 donne si sono presentate in tre mesi. Situazioni analoghe si riscontrano a Voronež, Brjansk e Tver’, dove nonostante l’offerta gratuita tramite assicurazione sanitaria pubblica, le donne non usufruiscono delle quote assegnate. Una ginecologa ha dichiarato: “Molte donne hanno paura di avere un ‘figlio in provetta’, temono complicazioni o effetti collaterali come l’aumento di peso”.

Nel 2024 sono nati solo 599.600 bambini nei primi sei mesi, il dato più basso dal 1999. Il tasso di fertilità è precipitato a 1,41 figli per donna, ben sotto il tasso di sostituzione (2,1). Viktor Fisenko, viceministro della Salute russo, ha evidenziato che nel 2023 il numero di nascite è sceso a 1.264.354, il più basso dalla salita al potere di Putin nel 2000. Nel 2025, stando a Macrotrends, il tasso di natalità è sceso ulteriormente a 10.888 nascite per 1.000 abitanti, registrando una costante diminuzione rispetto agli anni precedenti. Secondo l’importante analisi condotta dal think tank statunitense Carnegie, questa crisi demografica è una delle principali ossessioni di Putin, che vede nell’aumento della popolazione un modo per ripristinare la grandezza della Russia. Carnegie evidenzia come le misure demografiche adottate siano spesso guidate da obiettivi ideologici e politici, più che da reali soluzioni efficaci.

Il Presidente russo ha dichiarato apertamente che questa situazione demografica rappresenta una priorità nazionale. Durante il Consiglio di Stato del dicembre 2024, ha ricordato le previsioni del celebre chimico Dmitrij Mendeleev, secondo cui la Russia avrebbe dovuto contare 600 milioni di abitanti entro il XX secolo, obiettivo mancato a causa di guerre e crisi. Putin insiste sulla necessità di aumentare il tasso di fertilità fino a 2,3 figli per donna entro il 2030, ma questo obiettivo appare sempre più lontano.

Per far fronte alla crisi, il Cremlino ha adottato misure drastiche, talvolta controverse. Nel novembre 2024, la Duma ha approvato la legge che vieta la ‘propaganda child-free’, punendo severamente chi promuove la scelta di non avere figli. Alcune regioni hanno limitato fortemente l’accesso all’aborto, e sono stati introdotti premi economici significativi per incentivare le giovani donne a diventare madri, come il pagamento una tantum di circa 110.000 rubli (sui 1200 euro) offerto nella regione di Orjol.

Tuttavia, secondo il demografo Salavat Abylkalikov della Northumbria University, la reale sfida demografica è rappresentata dall’elevato tasso di mortalità, aggravato dalla guerra in Ucraina che, come sottolinea l’esperto di epidemiologia Igor Gundarov, ha provocato un aumento della mortalità giovanile del 40-50%. Gundarov denuncia: “Non c’è nessuno che possa fecondare, e quelli che fanno figli finiscono nelle steppe vicino a Kherson”.

La crisi si complica con l’emigrazione di massa. I dati pubblicati da The Economist sono impressionanti: tra febbraio 2022 e oggi circa 900.000 russi hanno lasciato il Paese. Le destinazioni principali sono state Armenia, Kazakistan, Georgia, Stati Uniti, Germania, Spagna e Israele, quest’ultima con circa 80.000 emigrati recenti. Abylkalikov definisce questa ondata ‘una vera fuga di cervelli’, rappresentata da giovani altamente qualificati, il cui esodo potrebbe ulteriormente compromettere la struttura socioeconomica della Russia.

L’economista Rostislav Kapeljušnikov stima che, continuando così, entro il 2030 la Russia affronterà un deficit di circa 2,4 milioni di lavoratori. Dmitrij Černyšenko, vice primo ministro, ha definito la situazione “un terribile buco demografico”, aggiungendo che “non sappiamo ancora come e tra quanto tempo si potrà colmare questa lacuna”.

La piattaforma Re:Russia arriva addirittura a paragonare questa recente ondata migratoria alla storica emigrazione ‘bianca’ del XX secolo, quando centinaia di migliaia di cittadini abbandonarono la Russia in fuga dalla rivoluzione bolscevica. Gli esperti si interrogano sul futuro di questa diaspora e sulla sua possibile influenza nelle future dinamiche politiche e sociali della Russia.

Analizzando il quadro complessivo, è evidente che misure isolate, come le restrizioni sulle scelte personali o incentivi monetari, non affrontano le cause profonde della crisi demografica russa. Gli elevati tassi di mortalità, la fuga di giovani professionisti e l’instabilità socioeconomica sono problemi strutturali che richiederebbero interventi molto più profondi rispetto a quelli finora attuati.

In caso di cessate il fuoco e fine della guerra, la Russia potrebbe assistere a una ripresa parziale della sua situazione demografica. Un clima di pace potrebbe certamente incoraggiare il rientro di parte della diaspora e incentivare le giovani coppie a fare figli, riducendo l’incertezza sociale ed economica. Tuttavia, una ripresa completa e duratura richiederà interventi sostanziali a livello di politiche sociali, miglioramento del sistema sanitario e condizioni economiche stabili. Solo allora il paese potrebbe sperare di invertire davvero il declino demografico.

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