Nuova impresa di Alessia Refolo. Nello scorso mese di gennaio, la ventinovenne atleta paralimpica di Ivrea ha compiuto la prima scalata sul ghiaccio lungo la via Jean dell’Ice Park di Ceresole Reale, palestra di ghiaccio conosciuta come “La falesia dei mutanti”. Refolo, supportata da Fulvio Conta, istruttore nazionale di alpinismo con ben 35 anni di insegnamento all’attivo e direttore della scuola di alpinismo e scialpinismo "Luciano Beltrame" della sezione eporediese del Club Alpino Italiano, ha raggiunto la vetta a 20 metri di altezza. Un traguardo importante per chiunque, ma soprattutto per un’atleta non vedente, che però non si ferma davanti a nulla, come dimostrano, tra le tantissime imprese compiute, la conquista dei titoli di campionessa mondiale paralimpica di arrampicata sportiva e campionessa europea paralimpica di sci nautico.
Alessia racconta così la sua prima scalata sul ghiaccio: “Sapendo quanto mi piace arrampicare su roccia e pareti artificiali, Fulvio mi ha proposto di recente questa nuova impresa che ho accettato prontamente. Le sensazioni che ho nello scalare una parete ghiacciata sono diverse. In primis una sensazione di freddo, perché lo si percepisce nonostante l’abbigliamento tecnico, in particolare nelle mani. In secondo luogo, una sensazione di pace che deriva da quel silenzio ovattato tipico degli ambienti di montagna avvolti dalla neve. Terza, ultima ma non meno importante, una sensazione di distacco. Io la definisco così: sento infatti una certa distanza tra me e la parete di ghiaccio, perché non la posso vedere e non la posso toccare. Per contrastare un po’ questa sensazione, ho capito che è bene che l’attrezzatura, composta da piccozze e ramponi, sia un prolungamento dei miei arti che mi permetta di tastare in qualche modo e fendere il ghiaccio, per arrivare fino in cima e portare a termine questa impresa. Ringrazio ovviamente Fulvio ed altri preziosi amici che mi hanno pazientemente sostenuta in questi mesi di training”.
Non poteva iniziare in modo migliore il 2020 di Alessia Refolo, che sabato 15 febbraio ha ricevuto ai Ronchi Verdi di Torino dal Coni e da Opes Italia il “Premio Città di Torino”, rivolto agli atleti del mondo dello sport piemontese, che le è stato conferito nella sua prima edizione. L’idea prende spunto da un’iniziativa del comitato regionale dell’Opes – Organizzazione per l’educazione allo sport – l’Ente di promozione sportivo-culturale riconosciuto dal CONI, che ha premiato due atleti normodotati e due atleti diversi abili di “cittadinanza piemontese”, due donne e due uomini, che hanno saputo ben conciliare gli impegni quotidiani, professionali e sociali con la loro attività sportiva, dimostrando grande passione per la pratica sportiva. Tra questi, la campionessa paralimpica di Ivrea, emozionatissima: Sono felice di aver conosciuto in questa occasione Walter Palmero, energico presidente regionale di Opes, il quale mi aveva contattata qualche mese fa, segnalandomi che prendendo a modello il “Premio Città di Roma”, anche in Piemonte si sarebbe organizzato un evento simile. Così, il medesimo format e la medesima finalità, ovvero rendere omaggio a personalità ed atleti che si sono contraddistinti per meriti sportivi, umani e sociali, sono stati esportati anche al di fuori della capitale. Sono emozionata nel tenere in mano questo trofeo che, con i suoi tre simboli, il Toro, la Mole Antonelliana e il Monviso, vuole omaggiare Torino”.
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