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02 Agosto 2021 - 19:27
MAZZÈ. Tra le distese verdi della Morena Frontale, affacciate sulla Dora Baltea sorge Mazzè, un comune di 4200 abitanti che si estende per oltre 27 km.
Un territorio ricco di storia, cultura, tradizione e natura, che parte dalle sponde del Lago di Candia e si protrae fino al parco fluviale del Po, a Rondissone.
Si erge su un piccolo colle, che storicamente rappresentava un punto strategico, ma su cui oggi si sviluppa il borgo storico, ai tempi fortificato, contornato dagli scorci di Piazza Camino e Prola, dalle vie ciottolate che affiancano la Chiesa Parrocchiale degli Arcangeli, dal Castello e dal belvedere, in cui si possono ammirare i colori della natura.
Annalisa Actis, assessore alla Cultura e al Turismo“Mazzè è un bellissimo paese – dice entusiasta Annalisa Actis, Assessore alla Cultura e al Turismo - ovviamente non potrei dire diversamente e non è semplicemente tirare l’acqua al mio mulino, al nostro mulino, ma il nostro paese, il nostro borgo storico è davvero un fiore all’occhiello per il Canavese e per questa parte del Canavese.
Come amministrazione già da tempo stiamo cercando di muoverci con tutte le forze e le risorse che abbiamo a disposizione, per valorizzarlo al meglio, sia dal punto di vista turistico che da quello della ricettività culturale e territoriale”.
“Da quest’anno inoltre – continua l’Assessore Actis - abbiamo ottenuto il riconoscimento di Comune Turistico, riconoscimento che la Regione Piemonte conferisce ad alcuni comuni che hanno determinate caratteristiche...Per noi è un orgoglio ed è sicuramente un punto di partenza, non d’arrivo ed era uno degli obiettivi che ci eravamo preposti fin dall’inizio di questo secondo mandato dell’amministrazione Formia.
Abbiamo poi organizzato per valorizzare il territorio, l’evento Straripa Festival, una prima edizione che è andata veramente benissimo e che ha portato turisti e visitatori nel nostro paese, che oltre ad apprezzare la proposta della manifestazione, hanno amato il nostro Borgo e i nostri sentieri”.
Un paese “bello”, in cui si respira in ogni angolo un po’ di storia e aneddoti curiosi, che passano per la rete di sentieri naturalistici che si possono percorrere e in cui si può praticare dello sport, che fanno parte del progetto “Sentiero delle Pietre Bianche”, nato appunto per valorizzare quei percorsi che si sviluppano sulle colline dei Comuni che facevano parte della Comunità “Terre dell’Erbaluce”.
Ma affianco alla natura, emergono altri dettagli storici, come la bellezza delle tre antiche ville, La Torretta,
Danilo Alberto, associazione via Romea CanavesanaOcchetti e Mon Repos, come spiega lo storico Danilo Alberto, dell’associazione Via Romea Canavesana:
“La fortuna di Mazzè è sicuramente attorno ai secoli che vanno dal 1400 al 1500, ma dal 1600 in avanti, purtroppo per cambiamenti vari e altre questioni di tipo storico, avviene un decadimento del Borgo e quindi l’amministrazione comunale decide di vendere il territorio della parte alta fortificata a delle persone che arrivavano dalla città, da Torino e che si erano mostrati interessati al punto panoramico, proprio per riuscire a godere di quella che era una casa di campagna in una posizione piuttosto sopraelevata. Quindi – continua Danilo Alberto – in quell’epoca incominciarono a nascere alcune ville molto grandi, con ampi parchi all’interno…Tra cui Villa La Torretta, appunto chiamata così per la caratteristica torre o Villa Maria Luisa, attualmente chiamata Occhetti”.
Sempre nel Borgo principale, si può notare ancora l’antico Castello, ad oggi residenza privata e la Chiesa Parrocchiale degli Arcangeli.
“Nell’arco storico il paese – aggiunge Danilo Alberto – ne ha quotate almeno di tre di chiese parrocchiali, dislocate in vari punti del territorio… Ma questa è quella che è rimasta più a lungo ed era la Cappella Gentilizia del Castello. La Chiesa venne ingrandita in fasi successive.
I lavori principali sono avvenuti soprattutto nel 500 quando venne ruotato l’asse e portato l’ingresso dove si trova attualmente e poi ancora nell’Ottocento quando si procedette ad un ampliamento frontale, aggiungendo delle navate laterali ed assumendo così l’attuale conformazione, con la facciata barocca.
Un aneddoto curioso – conclude lo storico Alberto - è che la volle il sindaco dell’Ottocento, vendendo addirittura dei terreni e facendola realizzare in questa fattezza, perché ci teneva particolarmente ad avere questo scenario”.
A fianco alla storia si tramutano nel tempo, anche racconti, legati per esempio al tradizionale canestrello e alla sagra in suo onore, durante la Patronale la prima domenica di ottobre, o ancora in leggende, come quella che tocca la Cappella di San Michele Arcangelo, detta del Diavolo.
Una leggenda che nasce da una tradizione della fine ottocento, in cui si pensa fosse stata collocata una statuetta che rappresentasse il Diavolo appunto, in cui sollevando un anello ancora presente dell’inferriata, e facendolo ruotare ad una certa velocità si possa far apparire.
O ancora la particolarità della Chiesa della Madonnina, detta Trittico della Grazia o anche Madonna delle Neve, un santuario per chi abita queste terre, a cui anticamente era dedicata la festa. Ha origini medievali ed era un punto di accoglienza per i pellegrini che transitavano, trovandosi questa Chiesa sulla via francigena e al di fuori delle ex mura.
Un mix di bellezza Mazzè, che dall’alto del suo colle prova a donare uno scenario magico, ma soprattutto di spettacoli tra la natura e la tradizione.
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