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Cronaca
14 Maggio 2025 - 13:35
Sono le 13.30 del 10 aprile del 2019 quando Yamaha sfreccia lungo via Truchetti a Forno Canavese. In sella, Manuel Saccoman, 23 anni, diretto all’azienda di stampaggio metalli dove dopo mezz’ora avrebbe dovuto iniziare il secondo turno. Non ci arriverà mai. All’incrocio si immette una Fiat Panda. L’impatto è devastante. Manuel muore sul colpo. Alla guida della Panda c’è Elena Bellino, 35 anni, illesa ma sotto shock. Entrambi sono di Pratiglione. Lei stava svoltando a sinistra, verso il parcheggio dell’azienda. Lui non ha potuto evitarla.
Cinque anni dopo, il Tribunale di Ivrea prova a ricostruire quei dieci secondi che hanno cancellato una vita. Oggi era in programma l'udienza davanti alla giudice Stefania Cugge. Ma è saltata per un legittimo impedimento dell’avvocata Costanza Casali, che difende l’imputata. Tutto rinviato.
In aula c’erano le parti civili: l’avvocato Davide Alessandro Tirozzi rappresenta la famiglia Saccoman e le associazioni Vittime della Strada e Mamme Coraggio. Presente anche l’avvocato Anglesio, per Generali Assicurazioni, responsabile civile.
Secondo gli accertamenti condotti all’epoca, Bellino era al volante di un’auto aziendale, diretta verso Rivara. Stava per svoltare a sinistra, all’altezza del parcheggio, quando si è verificato lo scontro. Manuel proveniva dalla direzione opposta. Avrebbe frenato, perso l’equilibrio, ed è scivolato finendo addosso alla Panda. A intervenire furono i vigili di Forno Canavese e i carabinieri di Rivara. Nella prossima udienza verranno ascoltati proprio loro, insieme ai periti incaricati della ricostruzione dinamica.

L'avvocata Costanza Casali difende l'imputata
I punti chiave del processo sono due: la velocità della moto e la manovra della Panda. Se si riuscirà a chiarire come è avvenuta la svolta e se Manuel avesse la possibilità di frenare in sicurezza, si potrà stabilire il grado di responsabilità della conducente. È un nodo tecnico, ma fondamentale.
L'avvocata Costanza Casali, per la difesa Bellino dichiara: "Si è trattato di un tragico incidente dovuto all’eccessiva velocità della moto in un centro abitato".
Manuel Saccoman a Pratiglione era molto conosciuto. Aveva 23 anni, lavorava come operaio, amava la moto e il tempo con gli amici. Quel mercoledì pomeriggio, era uscito di casa per fare il suo dovere. Al suo funerale, almeno quattrocento persone. Il feretro portato su un sidecar, guidato per l’ultimo tratto dal padre Vincenzo. Il rombo delle moto degli amici del Centauro Club di Forno, il silenzio irreale della piazza, i palloncini liberati in cielo. La sorella Jessica, appena diventata madre, affidò il suo strazio a Facebook: “Voglio pensare che tu sia già con i nonni che vi fate una partita a pinnacola, proprio come quando eravamo piccoli. Voglio pensare che stai già facendo amicizia con qualche angioletto, e che a quest'ora sei lì che ammiri qualche bella angioletta. Voglio pensare che stai bevendo e fumando con il tuo sorriso sempre stampato sul viso. Voglio pensare... al nulla. Tu non ci sei più, fratellino".
Il processo continua. La prossima udienza sarà decisiva per entrare nel merito della dinamica. Poi toccherà alla stessa Elena Bellino raccontare cosa ha visto, cosa ha fatto, cosa ricorda. Ma solo se deciderà di sottoporsi all'esame del Pm e del giudice o di rilasciare dichiarazioni spontanee. Fino ad allora, la domanda resta sospesa: di chi è la colpa? E si poteva evitare?
Per la famiglia Saccoman, la risposta è una sola: Manuel non può essere morto per una distrazione. Per il Tribunale, l’unica risposta che conta è quella documentata, ricostruita, provata oltre ogni dubbio ragionevole. Due verità che non sempre si incontrano. E che oggi, ancora una volta, restano appese a un rinvio.
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