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07 Novembre 2021 - 11:44
Abdullah Zahidi, 20 anni, studente universitario in discipline economiche, reporter freelance. Coordinava un gruppo di reporter indipendenti a Kabul.
Abdulkarim Zahidi, 18, diplomato alle scuole superiori. Abdulhamid Zahidi, 23 anni, studente universitario in legge. Tre fratelli nati nella provincia centrale dell’Afghanistan, nel Daykundi. E poi Abdul Razaq Bashardost. È loro zio. Di anni ne ha 28 ed è nato nella provincia di Wardak. Professore in Teologia, aiutava il governo afghano nella stipula dei trattati internazionali.
Gli ultimi anni, prima dell’apocalisse di quest’estate, li hanno vissuti a Kabul. La Kabul abbandonata dall’Occidente e oggi nelle mani dei talebani. La Kabul dei diritti negati. La Kabul del terrore, della paura, del sangue. La Kabul delle famiglie divise, dei sogni infranti, dei futuri opachi. La Kabul tanto lontana da noi ma mai così vicina.
A Ciriè sono arrivati a inizio settembre, accolti dalla città nell’ambito del progetto Mr Grab coordinato dalle cooperative Dalla Stessa Parte e StranaIdea. Pochi giorni prima l’atterraggio a Fiumicino e il viaggio, ormai al sicuro, a Settimo Torinese, dove hanno passato qualche giorno al centro Fenoglio. I quattro ragazzi sono di etnia Hazara. La loro lingua madre è il Dari, ma c’è chi dialoga fluentemente in inglese. Per fortuna ci aiuta il mediatore culturale delle cooperative, Matin Baktash, a raccontare le loro vite in lingua italiana.
Com’erano le vostre vite in Afghanistan prima della presa del potere dei talebani?
Abdul Razaq: «Prima dell’arrivo dei Talebani, la situazione in Afghanistan non era perfetta. Nonostante le forze militari straniere e gli aiuti internazionali degli ultimi vent’anni, non c’erano possibilità di istruzione: i talebani organizzavano metodicamente attacchi terroristici nei centri educativi e religiosi, soprattutto contro l’etnia Hazara e i musulmani sciiti. Questi attacchi sono stati perpetrati sistematicamente contro gli Hazara, le minoranze religiose e le donne, rendendo la vita sempre più difficile al popolo afghano. D’ altro canto c’era la speranza che almeno si potesse mantenere questo governo, non permettendo ai talebani di salire al potere - questa situazione era imprevedibile per il popolo afgano! Ma con l’arrivo dei talebani, i vari successi degli afghani nei campi dell’istruzione, della formazione, dell’occupazione lavorativa, ed in particolare dei diritti delle donne e dei diritti umani, sono stati distrutti».
Abdulhamid: «Prima che i talebani arrivassero in Afghanistan, la situazione (politica) non era molto buona, non c’era molta sicurezza, ma stavamo cercando di proseguire i nostri studi, di raggiungere i nostri obiettivi e lavoravamo sodo. Il mondo sa che gli Hazara e gli Sciiti hanno sempre avuto problemi. Nel corso della storia, il popolo Hazara è stato attaccato dai terroristi, ma nonostante tutto ha cercato di portare avanti la propria educazione ed il proprio lavoro. Prima che i talebani conquistassero la capitale dell’Afghanistan, Kabul, la sicurezza non era sotto controllo, ma cercavamo di continuare la nostra istruzione, di andare all’università e di lavorare. Poi con l’arrivo dei talebani la situazione si è aggravata, attaccavano di continuo scuole e università. Questi centri di educazione erano particolarmente dipendenti dagli Hazara. Noi non potevamo immaginare né tollerare la vita con i talebani e per questo abbiamo lasciato il nostro paese».
Abdullah: «Prima che i talebani conquistassero tutto l’Afghanistan, la vita era quasi normale: non c’era piena sicurezza per tutti i cittadini, ma almeno la gente aveva la speranza di andare all’università e poteva sognare il proprio futuro. Dopo che i talebani hanno conquistato tutto l’Afghanistan, in particolare Kabul, ogni sogno è svanito, la gente ha smesso di avere speranze per il futuro. Quindi abbiamo costretto non solo noi stessi, ma anche tutte le persone a fare almeno qualcosa per se stesse, perché le loro vite erano in pericolo e a rischio, così abbiamo deciso di emigrare, di andare in un altro paese almeno per sopravvivere. Quando la Nato ha preso il controllo dell’Aeroporto Internazionale di Kabul, tutti vi si sono recati per salvarsi. Quando il piano di evacuazione dall’aeroporto agli altri paesi è divenuto effettivo, almeno le persone che lavoravano con paesi stranieri, con americani, con europei, hanno ottenuto i documenti per partire. Quando ne siamo venuti a conoscenza, il Governo Italiano ha confermato un elenco di professori universitari, giornalisti e difensori dei diritti umani, ed io ero uno della lista. Nella mia mente, speravo di potermi salvare!».
Come siete arrivati qui?
Abdul Razaq: “La nostra operazione di salvataggio è stata effettuata dalle Forze Italiane. In una prima fase, un elenco di professori di diverse università fu preparato dal Coordinatore di Kabul in collaborazione con colleghi in Italia, con il Ministero degli Affari Esteri ed il Ministero della Difesa italiani, e dopo averci confermato la nostra lista, ci dissero di andare all’aeroporto di Kabul. La situazione all’aeroporto di Kabul era del tutto avversa ed imprevedibile, ed era molto difficile raggiungere l’aeroporto a causa del sovraffollamento. Finalmente, dopo 72 ore, siamo entrati all’aeroporto di Kabul con l’aiuto dei soldati italiani. Dopo un paio d’ore dall’ingresso in aeroporto c’è stato un enorme attacco suicida in cui molte persone sono state uccise e ferite, e un certo numero di membri della nostra famiglia e della nostra squadra, i cui nomi erano sulla lista, non hanno potuto entrare nell’aeroporto e sono rimasti bloccati a Kabul. Siamo arrivati a Islamabad con un aereo militare italiano e poi abbiamo proseguito per Roma».
Come vi immaginavate l’Italia e l’Europa?
Abdulkarim: «Prima di venire in Italia, ero ottimista sui paesi europei, pensavo che in Europa avrei potuto studiare e migliorare e quando siamo arrivati in Europa, ho scoperto molte opportunità per me».
Qui avete trovato quello che vi aspettavate?
Abdulkarim: «Sì, quello che pensavo fosse giusto: pensavo di venire in uno dei paesi sviluppati del mondo e sì, quando sono arrivato ho realizzato come fosse vero! Avevo una idea sulle persone, di quanto potessero essere “progredite”, e ho scoperto che anche questo era reale. In questi giorni il nostro compito principale è lavorare sulla lingua, imparando la lingua italiana e questo è ciò che stiamo facendo. Stiamo anche leggendo libri e guardando film, queste sono le nostre attività. A volte usciamo anche per divertirci».
Quali film vedete?
Abdulkarim: «Film italiani e la serie tv Vikings».
E invece quali libri leggete?
Abdulkarim: «Il libro “Think and Grow Rich”, un libro in inglese, e stiamo leggendo anche libri italiani per imparare la lingua. Inoltre stiamo seguendo lezioni di italiano dai social media, o da YouTube, e facciamo anche qualche conversazione, cercando di parlare in italiano tra di noi».
Cosa avete lasciato in Afghanistan? Siete preoccupati per le vostre famiglie?
Abdullah: «In realtà, non abbiamo potuto portare la nostra famiglia con noi a causa dell’assalto che si è verificato intorno all’aeroporto: c’era troppa folla e le famiglie, le donne e i bambini non riuscivano ad entrare nell’aeroporto, quindi è per questo che sono bloccati a Kabul, in Afghanistan. Loro stessi sono preoccupati, perché la situazione non è quella che mostrano i media, la televisione: le notizie sono tutte filtrate dai talebani. Nulla è reale nei media al giorno d’oggi perché sono tutti controllati dai talebani. Insomma, la nostra famiglia è molto preoccupata per noi e per loro stessi, perché non sono al sicuro. In realtà stanno aspettando il Governo Italiano: i loro nomi sono nelle liste del Governo Italiano e del Ministro della Difesa e aspettano che il Governo Italiano decida di farli uscire dal Paese».
Come dovrebbero comportarsi l’Italia e l’Europa nei confronti dei talebani?
Abdul Razaq: «La comunità internazionale, in particolare l’Unione Europea, ha una responsabilità molto importante nei confronti del popolo afghano. Negli ultimi 20 anni, oltre all’assistenza finanziaria, un certo numero di truppe dell’Unione Europea ha perso la vita nell’ambito delle missioni Nato, e adesso è molto importante che la comunità internazionale e l’Ue non riconoscano i talebani ed esercitino la necessaria pressione politica affinché aderiscano ai valori umani, ai diritti umani, ai valori democratici, e che rispettino e riconoscano il diritto delle donne all’istruzione. Il governo annunciato dai talebani non è accettabile per il popolo afghano, come si può vedere dai media. I paesi europei critichino i talebani e non riconoscano il loro governo. Questo è ciò che vogliamo dalla comunità internazionale, ed in particolare dall’Unione Europea, oltre a salvare quegli afghani le cui vite sono in pericolo, a lavorare per la cooperazione finanziaria e umanitaria con il popolo afghano e ad usare la pressione politica per costringere i talebani a sostenere i valori dei diritti umani, dei diritti fondamentali e delle libertà del popolo afghano».
Dobbiamo tornare ad avere paura del regime talebano, di attentanti nei confronti dell’Occidente?
Abdulhamid: «Il mondo conosce la realtà dei talebani: i talebani sono un gruppo terroristico. Da quando l’Afghanistan è stato conquistato da questo gruppo terroristico, rappresentano una minaccia per tutto il mondo. Sicuramente domani questo gruppo si espanderà, e questa è una minaccia e un pericolo per tutto il mondo!».
Come sono davvero i talebani?
Abdullah :“La realtà dei talebani non è quella che viene mostrata dai media. Loro accettano e confermano le notizie, poi le danno ai media e gli permettono, la pubblicazione. Non lasciare che le ragazze vadano a scuola, al lavoro e all’università, tutto è un problema! E non c’è nessun reporter, nessun giornalista, nelle zone rurali dell’Afghanistan, nelle province, ci sono solo notizie da Kabul. Nessuno sa cosa stia succedendo nelle zone rurali! Ad esempio, nella provincia di Daykundi, i talebani costringono le persone a emigrare, a lasciare la loro città natale, a lasciare le loro case, li cacciano proprio dalle case».
Quali sono le differenze tra i governi precedenti e i Talebani?
Abdul Razaq: «La guerra e la violenza sono state una delle principali cause di instabilità in Afghanistan, con l’ascesa e la caduta di vari governi nel corso della storia. La differenza tra i talebani e il governo formatosi dopo la guerra nel 2001 e durante il governo di Hamid Karzai risiede nelle opportunità fornite per l’istruzione, la formazione e il lavoro per tutte le classi e le persone, e le relative libertà in ambito sia civile che politico. Vi era libertà di stampa e libertà per le donne, furono creati i media, le università e le istituzioni private, collegando l’Afghanistan al mondo e, con l’assistenza della comunità internazionale, l’Afghanistan iniziò a mostrare un nuovo volto al mondo. Nel campo dello sport, i giovani afghani hanno ottenuto l’orgoglio del loro paese nelle competizioni internazionali e sono stati fatti buoni progressi in campo economico. Sebbene la democrazia in Afghanistan non fosse realmente istituzionalizzata, il popolo ha sostenuto il processo democratico. Ma nell’era dei talebani, tutto è l’esatto opposto: loro non credono affatto nella libertà umana, sono contro la libertà delle donne, della stampa e contro le libertà politiche e civili. I talebani hanno formato un governo di cui fanno parte solo loro e nessun altro. Inoltre, non sono ancora riconosciuti dalla comunità internazionale. Sono un gruppo che si è autoproclamato. I crimini commessi dai talebani sono contro tutti i valori umani e hanno violato il diritto internazionale, così come tutti i gruppi terroristici che attualmente operano sotto l’egida dei talebani in Afghanistan, che rappresentano una minaccia per tutti i paesi, quindi nessun paese dovrebbe riconoscere il governo talebano e stabilire relazioni con esso. Questa è la differenza tra i talebani e gli altri governi. Il popolo afghano non accetta affatto il governo dei talebani. Abbiamo visto di recente che uomini e donne sono scesi in strada e hanno scioperato contro i talebani e le reazioni sono state molto negative. Noi, la giovane generazione dell’Afghanistan, che abbiamo studiato e lavorato duramente per vent’anni, abbiamo assistito al crollo delle nostre speranze. Il Ministro dell’Istruzione dei talebani ha detto che non si aspetta nulla da coloro che hanno studiato negli ultimi vent’anni, sebbene il medico che lo cura sia un medico che ha studiato negli ultimi vent’anni e quelli che stanno facendo i lavori tecnici siano quelli che hanno studiato negli ultimi vent’anni. Questa è una mancanza di rispetto e di fiducia nei confronti del popolo afghano e i talebani non hanno alcun metodo per fornire sicurezza e nemmeno risultati economici per il popolo afghano. Si sente dire che alcune persone si sono suicidate per problemi economici e per mancanza di cibo, e quelli che erano dipendenti del governo e di istituzioni private sono tutti disoccupati, alcuni sono arrivati persino a vendere i loro figli. Questa è una situazione creata dai talebani e riflette la loro vera natura e il volto che il mondo conosce».
Abdulkarim: «Prima dei Talebani la situazione era buona rispetto a adesso, ma non del tutto buona. Studiavo a Kabul in diversi centri educativi, ma c’era ancora qualche attacco da parte di terroristi e guerre. Ho perso molti dei miei amici a causa di quegli attacchi e non c’era molta sicurezza. La maggior parte degli Hazara era in pericolo in quel momento. Era ovvio che gli Hazara fossero stati uccisi dai terroristi, dai talebani, dai loro attacchi, e la situazione era buona rispetto a adesso, ma non del tutto buona».
Come pensate possa evolversi la situazione in Afghanistan?
Abdulhamid: «Sono passati più di due mesi da quando i talebani hanno conquistato l’Afghanistan e in questo periodo non hanno ottenuto nessun buon risultato. Di sicuro, non possono fare nulla perché in primo luogo non credono nei valori umani che sono un diritto primario, e non ci si aspetta che i talebani portino stabilità, miglioramento, benessere in Afghanistan. Sconfiggere i talebani è un dovere verso il mondo, fino a quando questo gruppo non sarà completamente sradicato. Di sicuro, non possiamo vedere un Afghanistan stabile ed è possibile che il mondo affronti un pericolo perché questo gruppo non crede nei valori umani, ma in valori antiumani».
Cosa vedete nel vostro futuro? Vi piacerebbe tornare un giorno in Afghanistan?
Abdulhamid: «La nostra priorità è entrare all’università perché non abbiamo potuto completare la nostra istruzione con l’arrivo dei talebani. Se potessimo continuare la nostra educazione qui, di sicuro potremmo essere utili alla società ovunque ci troviamo, ma fino a quando i talebani o qualsiasi altro gruppo terroristico esisterà in Afghanistan, non riesco a immaginare di tornare nel mio paese d’origine. Se andassi in Afghanistan, visto che i talebani sono un gruppo terroristico, la mia vita sarebbe in serio pericolo. Non potremo tornare in Afghanistan finché i talebani esisteranno».
Abdulkarim: «Ora l’istruzione è la priorità della mia vita, è il mio futuro. Questo è il posto giusto per ottenere un’istruzione e la otterrò. Avrò un buon futuro qui. Riguardo al ritorno in Afghanistan, finché i talebani avranno il controllo dell’Afghanistan, non sono disposto a tornare a casa. L’ideologia dei talebani è qualcosa di sbagliato, ecco tutto».
Abdul Razaq: «L’immigrazione è una nuova occasione per me grazie alle opportunità di istruzione, al benessere e al comfort sociale che esistono qui. Vediamo positivamente il nostro futuro, soprattutto nel campo dell’istruzione, visto che possiamo continuare la nostra formazione. Considerando che avendo studiato la storia dell’Afghanistan non vi è mai stata stabilità politica, non abbiamo alcuna speranza per il futuro politico del nostro paese e non immagino di potervi fare ritorno».
Abdullah: «Poiché l’immigrazione crea sia sfide che opportunità, ci siamo lasciati alle spalle molte cose, ma non ci arrendiamo, ripartiremo di nuovo, continueremo la nostra educazione, i nostri obiettivi, i nostri piani, non ci fermeremo! Riguardo al ritorno in Afghanistan, finché esisteranno i talebani o qualsiasi altro gruppo estremista non ci sarà posto per noi e per le persone che lavorano per i diritti umani. In realtà, qui tutto va bene nel miglior modo possibile, possiamo fare qualsiasi cosa, tutto è perfetto».
Grazie per l’intervista!
Abdullah: «Ancora una cosa! Voglio ringraziare il Governo Italiano per averci aiutato, per aver aiutato la gente dell’Afghanistan e per aver aiutato coloro che erano a rischio, i professori universitari e i giornalisti, e averli portati fuori dal paese. Siamo davvero grati al Governo Italiano. Da quando sono arrivato in Italia, quello che ho visto sono state bontà e gentilezza. Le persone sono state davvero gentili quando siamo arrivati a Ciriè, davvero molto. I cittadini si comportano davvero bene con noi, mostrando empatia per quello che sta succedendo nel nostro paese. Per ultimo vorrei ringraziare le persone che lavorano per noi nel progetto di accoglienza, fanno del loro meglio per fornirci il più possibile il supporto di cui abbiamo bisogno».
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