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28 Aprile 2021 - 18:22
CIRIÈ. 26 aprile, piazza D’Oria, monumento ai caduti. Immobile, con le mani raccolte dietro la schiena, Franco Silvestro si becca tutta la pioggia che cade dal cielo grigio. In sottofondo risuona “Bella ciao”.
È quel che appare in un video pubblicato su Facebook, sul suo profilo personale.
Il consigliere del Movimento 5 Stelle è tornato nella stessa piazza dove, appena 24 ore prima, Ciriè ha celebrato il 76esimo anniversario della Liberazione. C’erano le autorità civili e militari, c’erano alcuni rappresentanti delle associazioni, c’era il primo cittadino Loredana Devietti che ha tenuto la sua orazione, come da tradizione.
«Un discorso tutto sommato apprezzabile - afferma Silvestro nel video, prima di tirare la stoccata - ma in 15 minuti di discorso la sindaca, non so se per ecumenismo istituzionale o per sensibilità personale, è riuscita a non pronunciare neanche una volta le parole “dittatura fascista” e “fascismo”, rappresentando quel che è successo come se vi fosse stato uno Stato che si è liberato da un invasore straniero. Certo, anche questo è il 25 Aprile. Ma per verità storica, e non per turare sensibilità politiche personali nelle varie direzioni, bisogna dire che il 25 Aprile non ha rappresentato solo uno Stato insorto contro un invasore, ma anche una brutale guerra civile».
Quella tra fascisti e antifascisti, tra sostenitori della dittatura e partigiani di ogni colore. «Una parte della società - uomini, donne, ragazze e ragazzi - ha deciso di combattere per gli ideali di libertà, di giustizia civile, per la democrazia, contro un’altra parte della società che era portatrice di visioni opposte, ovvero il regime fascista ed il pensiero fascista - ha aggiunto Silvestro -. Questo va detto ad integrazione dell’orazione del sindaco, per completezza e verità storica».
Durante le celebrazioni per il 25 Aprile è stato suonato l’inno d’Italia. «Ma si è scientemente deciso di non suonare una canzone che viene usata in tutto il mondo, da tutti i popoli, per rappresentare la loro volontà di liberazione e democrazia - ha proseguito il pentastellato -. Ci sono persone che hanno lottato per far sì che potessimo avere la società civile che conosciamo oggi, certo con tutti i suoi limiti e con tanti miglioramenti necessari, ma non una dittatura. Persone, che ricordiamo e onoriamo, che avrebbero apprezzato queste note».
Silvestro faceva riferimento al canto popolare italiano “Bella ciao”, simbolo della Resistenza, che ha deciso di fare risuonare lui stesso in piazza. “O partigiano, portami via…”.
«Esiste un lato giusto e uno sbagliato della Storia - ha concluso -. Tutti i morti vanno pianti, ma lottare e morire per libertà e democrazia e lottare e morire per una dittatura non è lo stesso. Grazie ragazzi».
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