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CHIVASSO. SAMCO: Marina Sozzi è la nuova direttrice (VIDEO)

CHIVASSO. Marina Sozzi, all'attivo una laurea in filosofia ed un master in raccolta fondi, si occupa da circa 25 anni di tematiche legate al fine vita. Dallo scorso luglio è diventata direttrice dell'associazione SAMCO, in seguito alla scomparsa di Ginetta Dondero, storica anima dell'associazione per il sostegno ai malati oncologici. La dottoressa Sozzi, nel corso degli anni ha ibridato la sua preparazione con studi sociologici, psicologici e medici, approfondendo le proprie conoscenze in ambito sanitario. Si potrebbe dire che la sua è anche una formazione da bioeticista. Ha lavorato in varie realtà: molto nel terzo settore, è stata professoressa a contratto di Tanatologia storica (storia della morte) presso l'Università di Torino, e poi per qualche anno alla Rete Oncologica, con il dottor Bertetto, ad un progetto di promozione delle cure palliative. Questo fino a quando Libero Ciuffreda le ha proposto di dirigere SAMCO, permettendole di trattare i temi cui ha dedicato tutta la sua vita professionale, non più solo sul piano teorico, ma di mettere le mani in pasta e di fare qualcosa per il territorio. A quando risale il suo primo incontro con la SAMCO? "Risale ad alcuni anni fa, ma si è stretto quando io lavoravo alla Rete Oncologica e SAMCO faceva parte del Centro di promozione delle Cure Palliative. Così ho conosciuto meglio la storia dell'associazione, seguendo ad esempio la stesura del libro per il 30ennale dalla fondazione". In cosa consiste il suo lavoro di direttrice? "Credo ci sia un'esigenza di riorganizzazione dell'associazione, in vista della riforma del terzo settore. Il mio primo compito sarà sicuramente quello di svecchiarla un po'. Per fare ciò occorrerà migliorare i servizi che offriamo, con una valutazione dell'impatto dei servizi che noi offriamo, cercando di capire bene quali sono le aree di migliorabilità. Nell'ambito delle cure palliative, ad esempio, si potrà fare molto di più, implementando anche la nostra equipe. Inoltre, abbiamo deciso di restituire qualcosa ai nostri volontari, che negli anni hanno rappresentato la nostra ricchezza. Infatti, d'ora in poi sarà disponibile per loro una supervisione psicologica, siccome molto spesso sono a contatto con situazioni di dolore e morte". Potrebbe descrivere la struttura di SAMCO, partendo dai volontari e spiegando di cosa si occupano e soprattutto quanti sono? "I volontari sono circa 40. Potremmo dividerli in due gruppi. I volontari dello "stare", che accompagnano i pazienti all'hospice o tengono loro compagnia a casa e si occupano del trasporto presso le varie strutture di cura. Invece i volontari del "fare" ci aiutano nelle raccolte fondi, nell'organizzare banchetti, nel dialogare con le persone per spiegare la nostra attività. Ci sono poi quattro medici e due psicologhe dell'equipe vera e propria, che auspico si potrà allargare anche grazie alla generosità delle persone dei stretti in cui operiamo, cioè Chivasso, Settimo e San Mauro. Inoltre, abbiamo un piccolo staff di segreteria e amministrazione e ovviamente la direzione, da cui cerco di coordinare tutte queste anime". Lei subentra ad un personaggio fondamentale per l'associazione. "Si esatto, subentro a Maria Teresa Viano, Ginetta, come tutti la conoscevano. Una volontaria che ha dato moltissimo a questa associazione e che ha lasciato un enorme vuoto con la sua scomparsa. Ma tengo a precisare che non sostituisco propriamente Ginetta. Lei era una volontaria, io una professionista, io ho assunto il ruolo di coordinamento che prima lei ricopriva da vicepresidente". I medici SAMCO hanno il compito di seguire i pazienti alla fine della loro vita. Come potremmo descrivere il valore di questo lavoro? "Si potrebbe descrivere con l'aggettivo "indispensabile". La cultura delle cure palliative è ancora carente in Italia. Nonostante ci siano delle leggi, molti pazienti e medici non sanno bene cosa siano. In realtà queste cure hanno una funzione fondamentale, non solo accompagnano lungo l'ultimo miglio della vita, ma servono dal momento in cui una malattia non può più essere curata, a permettere al paziente di mantenere una qualità della vita più dignitosa possibile". Da un anno e mezzo conviviamo con l'emergenza sanitaria. Quanto e come ha influito la pandemia sulla vostra attività? "Durante il primo lockdown c'è stato un forte rallentamento nelle attività svolte dai volontari, mentre i medici e le cure palliative non si sono fermate. A partire dalla seconda ondata ci siamo organizzati diversamente, sanificando le auto prima e dopo i trasporti, chiedendo a volontari ed utenti di essere vaccinati, a maggior ragione trattando con soggetti fragili. Invece aspettiamo che l'hospice di Foglizzo riapra le sue porte ai volontari, il cui ingresso è al momento proibito per via della presenza di una RSA in loco".  
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