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27 Ottobre 2022 - 05:00
Elena Ruzza è un’attrice di Teatro e autrice teatrale impegnata… ha sempre amato quest’arte e ne ha fatto il suo lavoro.
“Sono nata a Torino nel 1980 e ho sempre vissuto a Settimo. Da piccola ero una bimba curiosa, mi piaceva la scuola e adoravo giocare a pallavolo e disegnare - comincia a raccontare -. I miei nonni sono di origine veneta da una parte e pugliese dall’altra e il mio nonno paterno, quello veneto, ha costantemente raccolto foto e cartoline del suo paese di origine, dando molta importanza alla “memoria” delle origini. Questo mi ha sempre colpita parecchio, tanto da scegliere poi la storia della mia famiglia come argomento della mia prima opera teatrale. Coincidenza vuole che Settimo sia anche gemellata con due paesi, rispettivamente pugliese e veneto, Ischitella e Cavarzere, e quindi ritrovo il legame con le nostre origini un po’ ovunque”.
Negli anni ‘80 e ‘90 gli attori del “Laboratorio Teatro Settimo” spesso facevano attività legate al teatro nelle scuole, ed è proprio grazie a queste ultime che Elena ha cominciato a capire che quest’arte le piaceva.
Ha iniziato a familiarizzare con il teatro, a recitare, a vedere spettacoli e ad appassionarvisi.
“Dopo le elementari ho continuato anche alle medie e alle superiori a fare teatro, ma stavolta anche per conto mio. Una volta diplomata ho fatto un patto con i miei genitori: mi sarei iscritta all’Università portandola a termine e al contempo avrei frequentato la Scuola di Teatro Professionale, la ‘Viartisti’. Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione e diplomata alla Scuola di Teatro, come da accordi. Successivamente ho poi anche frequentato l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d’Amico’ a Roma - racconta -. Devo confessare, però, che una volta finita la Scuola decisi che non avrei fatto l’attrice… non mi sentivo adeguata al mondo dei provini, al dover dimostrare la mia bravura in trenta secondi... Ma poi è successo qualcosa che mi ha fatto cambiare idea: durante un saggio una mia collega mi disse che non avrei dovuto abbandonare il teatro, che avrei dovuto continuare, e mi fece prendere parte ad un’attività organizzata per giovanissime mamme di 15/16 anni, in collaborazione con i servizi sociali. Erano ospiti di una comunità, lasciavano i bimbi in ludoteca e noi le accompagnavamo in giro, in posti diversi, e in ciascuno di questi ‘raccontavamo una storia’. Ascoltandola, spesso, loro si ‘aprivano’ e raccontavano la loro. Questa esperienza mi ha permesso di scoprire che esisteva una dimensione di teatro più affine alle mie attitudini, che si poteva usare il linguaggio come veicolo per raccontare storie contemporanee, e così ho deciso di essere attrice e autrice teatrale e di farlo diventare il mio lavoro”.
Nel 2010 Elena Ruzza ha dato vita a “Terraterra”, la sua opera prima, e lo spettacolo ha girato ovunque.
Da lì sono nate nuove collaborazioni, sempre con un occhio di riguardo anche al sociale, sotto vari fronti.
Fra i suoi tanti lavori ci sono anche, giusto per citarne un paio, “La Forza Nascosta” che è prodotto dall’Istituto Nazionale di Fisica ed è un’opera che gira tutta l’Italia e che a febbraio andrà anche al CERN, e “Figlia di Tre Madri”. Fra le tematiche affrontate nel suo teatro vi sono sempre il gender gap nella scienza, la migrazione, il ‘900 in generale e le donne.
“Ovviamente non mi dedico solo al ‘mio’ teatro, ma collaboro anche con diverse compagnie, come Almateatro ad esempio - spiega -. Ho avuto anche esperienze nel cinema e per citare un titolo noto posso raccontarvi di aver recitato in ‘Venuto al mondo’ con Sergio Castellitto e Penelope Cruz”.
Il lavoro per Elena non è solo lavoro: è passione, una grande passione. E si impegna per farlo al meglio, cercando di dare il massimo anche come mamma e moglie. E’ infatti sposata con Matteo dal 2012, dal 2014 è mamma di Filippo e dal 2019 del piccolo Davide.
E’ una donna che non si ferma mai e lo scorso anno ha anche conseguito un Master Universitario su “Qual è l’impatto della cultura sulla salute delle persone”.
“Il mio desiderio è di continuare su questo percorso, anche se non l’ho mai pensato come una scelta definitiva… nel senso che mi sono ripromessa di farlo fino a che mi darà da vivere, perché ricordiamoci sempre che vivere d’arte non è facile e scontato. Ma quello che faccio mi piace tanto e spero di poter sperimentare linguaggi nuovi e cose nuove, di ampliare i miei progetti".
"Ad oggi - prosegue - sono contenta di ciò che ho realizzato, ma penso sempre si possa fare meglio e spaziare su più fronti. Il teatro ti permette di acquisire delle competenze che servono in molti altri ambiti. Ad esempio ho anche registrato degli audiolibri e questo è ciò che mi ha permesso di continuare a lavorare nel periodo del Covid - racconta -. Il teatro e la cultura in generale sono una vera ricchezza per il mondo e mi piacerebbe che la cultura venisse finanziata e sostenuta di più. Io, nel mio piccolo, cerco di proseguire su questa strada e ne approfitto per dirvi che il 30 novembre, al CineTeatro Baretti di Torino esordirà un nuovo lavoro dal titolo ‘Il mondo che verrà’. Tratterà tematiche molto attuali, come la sostenibilità ambientale, e mi auguro che incuriosirà e piacerà al pubblico”.
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