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01 Ottobre 2022 - 12:00
Francesco Lo Bianco è il cuore pulsante dell’“ASD Chivasso Sporting Club ”, il noto circolo di via Blatta 35… Lo abbiamo intervistato per conoscere la sua storia…
Classe 1963, è nato e ha vissuto per molti anni a Torino. “Papà era operaio in Lancia e mamma casalinga - comincia a raccontare -. Da piccolo ero un bambino molto tranquillo e appassionatissimo di sport, ma essendo la mia famiglia povera non potevo praticarne nessuno, se non le sporadiche volte che si andava ai giardinetti, oppure a scuola durante le lezioni di educazione fisica. Diciamo che io e mio fratello siamo cresciuti in casa e abbiamo giocato molto con la fantasia… ad esempio mettevamo i ‘Topolini’, che ci regalava un vicino, a metà del tavolo della cucina per dividerlo e giocare a ping pong, usando come racchette i giornalini stessi; oppure facevamo le battaglie spaziali usando le sedie… ci ingegnavamo come potevamo non avendo molte possibilità”.
A 12 anni Francesco e famiglia hanno cambiato casa, sempre restando a Torino, ma spostandosi vicino all’oratorio. Lì è finalmente arrivata, per lui, la possibilità di praticare il tanto amato sport: calcio nel campetto, ping pong, pallavolo ecc. Ma non solo, infatti, con i cugini più grandi e appassionati di atletica, andavano ai Giardini Reali e quelli erano praticamente diventati il loro “campo di allenamento”. “Facevamo di tutto, dal salto in lungo usando la sabbia degli scivoli per saltarci sopra e il cordolo di cemento come pedana di battuta, al lancio del peso con delle grosse pietre e non solo. Anche qui tanta fantasia - spiega -. Crescendo ci siamo poi evoluti e ogni domenica facevamo gare di pentathlon in famiglia. Eravamo diventati amici dei guardiani di via Guala, dove c’era il centro Fiat, e loro ci permettevano di entrare di straforo per usare la pista di atletica: un sogno per noi”.
Francesco Lo Bianco ci ha anche spiegato di come desiderasse fare di tutto in ambito sportivo, sarebbe stato bellissimo per lui far diventare lo sport un futuro lavoro. Era anche fan sfegatato delle Olimpiadi e per seguirle stava sveglio giorno e notte.
Arrivato il momento delle scuole superiori si è iscritto alla Scuola Aziendale della Lancia, dove si entrava su concorso e i posti disponibili erano contati. Francesco riuscì ad accedervi e studiò lì per tre anni, e in quel periodo conobbe il suo grande amore: il judo. Il preside della scuola ne era un grande appassionato e come insegnante di ginnastica aveva scelto un istruttore di judo, appunto. “Grazie al preside, che capì la mia grande passione, le ore di judo per me passarono da tre a quindici alla settimana… in pratica mi regalò l’abbonamento, facendomi entrare gratuitamente nel gruppo sportivo Lancia, dato che non mi sarei potuto permettere di pagarlo - racconta -. Furono tre anni meravigliosi e io bruciai davvero le tappe arrivando alla cintura nera e a vincere diverse gare internazionali. Non potei, però, prendere parte alle selezioni giovanili perché papà non avrebbe potuto permettersi gli spostamenti in giro per l’Italia”.
Successivamente si iscrisse all’“Avogadro” per seguire il quarto e quinto anno di studi, una scuola molto impegnativa e il papà gli disse che si sarebbe dovuto dedicare a quello dato che lo sport non gli avrebbe dato da mangiare, e così Francesco dovette, a malincuore, abbandonare il judo. Parallelamente allo studio si era trovato un lavoro in un centro ippico, di modo da poter guadagnare qualcosa ed essere più indipendente. “Iniziai a giocare a calcio, mi comprai le scarpe e ripresi a fare sport” spiega.
Una volta diplomatosi come perito meccanico iniziò a lavorare in un’azienda di progettazione e lì creò il primo CRAL, cominciando ad organizzare diverse attività per i dipendenti, tra le quali tornei di calcio a cinque, di ping pong, di tennis, gite in montagna e quant’altro. In questo modo si era riaffacciato al mondo dello sport e aveva anche iniziato a giocare a tennis.
Nel 1992 si è sposato con Angela e si sono trasferiti a vivere a Settimo Torinese. Nel 1995 è nato Davide e nel 1999 Giorgia.
“Sono stato per tanti anni in quell’azienda, ma la crisi era in crescendo e io ero un po’ stanco di certe situazioni interne e così, quando mia moglie mi disse che cercavano dei nuovi gestori per lo ‘Sporting’ di Chivasso, dove lei giocava a tennis, decisi di provare a partecipare alla gara d’appalto. La vinsi e a settembre 2009 cominciai questa nuova avventura e per seguire al meglio l’attività ci trasferimmo a vivere a Chivasso - racconta -. Il circolo era in una situazione un po’ statica, c’erano pochi giovani e io desideravo creare un ambiente più dinamico. I soci non erano molti allora, ma sono comunque riuscito nel mio intento e ho convertito il core business da circolo soci a circolo di servizi mirato ai giovani. Ho reso funzionale la scuola tennis federale, visto che la parte strutturale per essere certificati in tal senso già c’era, mi sono avvalso della collaborazione di tecnici qualificati, sono nate le squadre agonistiche giovanili e questo percorso mi ha dato tante soddisfazioni. Nel 2018 ho conseguito la certificazione di incordatore IRSA e nel 2021 la certificazione di incordatore professionista FIT - spiega -. Ho introdotto i centri estivi, ispirandoli ai villaggi vacanze, infatti qui da noi bambini e ragazzi trovano giochi, buon cibo, piscina, staff competente, davvero di tutto. Per diversi anni abbiamo avuto il calcetto, ma dopo il Covid abbiamo interrotto visto che era già da sé in calo come sport, e dal 2021 abbiamo introdotto il padel - spiega ancora -. C’è una cosa che ci tengo a dire: un grosso grazie alla proprietà, perché ci ha sempre accompagnati in tutti i momenti storici più o meno facili, permettendoci di essere aperti ancora oggi. Il passaggio dall’essere un dipendente a quello dell’imprenditoria è stato un vero salto nel buio, per nulla facile. E’ complicato far crescere un’attività con tutte le avversità che stanno capitando e che sono capitate; inoltre la concorrenza è forte ed è difficile trovare delle tariffe che siano adeguate sia per noi che per chi viene da noi. Come famiglia lavoriamo qui dentro trecentosessanta giorni su trecentosessantacinque l’anno e i sacrifici, negli ultimi anni, non sempre sono stati dovutamente ricompensati. Mi auguro che la situazione migliori in generale e che le famiglie possano ritrovare una stabilità, così da poter investire nuovamente e creare un effetto a catena in positivo per tutti”.
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