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CHIVASSO. Eutanasia legale, la protesta continua: "Non ci fermiamo qui" (VIDEO)

CHIVASSO. La Corte costituzionale, riunitasi il 15 febbraio scorso, ha bocciato il referendum sull’Eutanasia Legale, denominato “Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente)”.

Nonostante il Comitato Eutanasia Legale, nato da un’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni, abbia raccolto in tutta Italia oltre un milione di firme, la Corte ha giudicato inammissibile il quesito referendario. La motivazione? Secondo la Corte, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. 

A Chivasso, per il referendum hanno firmato 1307 persone.

Marco Riva Cambrino è il responsabile del comitato referendario del chivassese per l’Eutanasia Legale. 

A mio parere si è persa una battaglia ma si andrà avanti perché l’obiettivo è una buona legge sul fine vita e non ci si può e non ci si deve fermare fino a quando non sarà promulgata - spiega -. A questo Parlamento resta un anno di legislatura e, passato lo spauracchio del referendum, temo che la legge sul “fine vita” faccia la fine del DDL Zan per la pavidità e l’inadeguatezza al ruolo ricoperto dei parlamentari.” “Il Parlamento esca dalla palude - conclude -, abbia un moto di orgoglio e dignità, si dimostri all’altezza del ruolo e faccia una buona legge sul fine vita che consenta a tutti e a ciascuno di scegliere liberamente come vivere le fasi finali della propria vita. Fermiamo la tortura infinita a cui sono condannati uomini e donne da chi ne fa il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o difesa dei propri valori. Pronto allo sciopero della fame!”.

Pieno sostegno al referendum anche da parte di Franco Dal Bello, il padre coraggioso che, per lungo tempo, ha lottato a fianco dell’Associazione Luca Coscioni, per far mettere in pratica le volontà della figlia Michela (in coma irreversibile oramai da otto anni) in base al testamento biologico DAT. 

Che è ancora un’altra cosa rispetto all’Eutanasia”, specifica Dal Bello. “Il testamento biologico - ha spiegato il papà di Michela, recentemente scomparsa e molto conosciuta il tutto il chivassese - serve ad interrompere l’accanimento terapeutico, che per lei oramai non era più utile. Chiunque di noi può sottoscrivere il proprio nel comune di residenza”. 

Sulla bocciatura al referendum, Franco Dal Bello ha commentato che “si parla di proteggere le persone fragili e vulnerabili, ma proteggere in che senso? Proteggere continuando a infliggere loro cure che le umiliano e ledono proprio la loro fragilità? Per me è importante aiutare chi si trova nella situazione in cui si era trovata per così tanto tempo Michela, così che non debbano vivere in questo limbo: in questo modo potrò far vivere ancora il ricordo di Miki”.

Il tema è ovviamente “caldo” su tutti i fronti.

Blengino

Su quello regionale, Filippo Blengino, radicale e coordinatore della raccolta firme per il Referendum Eutanasia Legale in Piemonte e Valle d’Aosta, spiega: “La bocciatura da parte della Corte costituzionale del quesito sul Referendum Eutanasia rappresenta una clamorosa sconfitta. Non tanto per il comitato promotore, ma più per le migliaia di cittadine e cittadini che chiedono semplicemente di porre fine alle proprie sofferenze. La Corte, da decenni, si è appropriata di poteri che la Costituzione di fatto non le concede, spingendosi ben oltre i limiti che la carta impone circa la possibilità di dichiarare inammissibili quesiti, ossia quando si tratti di leggi di bilancio, di amnistia o indulto e di ratifica dei trattati internazionali”. 

Sono state buttate nel cestino oltre un milione di firme - conclude Blengino -, frutto di un’immensa mobilitazione nazionale e sintomo di come i tempi siano più che maturi. E mentre in Italia continuerà ad esistere l’eutanasia clandestina, di chi è disposto ad emigrare all’estero per porre fine alle proprie sofferenze o di morire nei modi più atroci, noi ricaricheremo le nostre armi nonviolente e ci prepareremo a continuare questa battaglia di civiltà e di libertà”.

Dura e diretta la risposta alla bocciatura da parte dei Radicali Italiani. 

Chivasso Igor Boni

“La Corte costituzionale conferma la propria tradizione di massimo organo del regime italiano - ha fatto sapere il torinese Igor Boni, presidente nazionale di Radicali Italiani -. Un milione e duecentocinquantamila  italiani, le loro firme sono stati respinti al mittente mentre un parlamento imbelle non ha approvato una legge che possa ridare, nelle mani degli italiani, il diritto di morire dignitosamente. L’articolo 57 della costituzione che riguarda l’ammissibilità dei referendum indica con precisione i paletti. Non si possono fare referendum su amnistia e indulto, su leggi di spese e su trattati internazionali: questa è una sentenza contro la costituzione!”. 

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