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CHIVASSO. Ciuffreda: "E' arrivato il momento di Claudia" (VIDEO)

CHIVASSO. Intervista a Libero Ciuffreda, già sindaco della città, primario di Oncologia alle Molinette di Torino.

Dottor Libero Ciuffreda, la sua attività politica inizia fin dai tempi del Circolo Paolo Otelli. E’ stato consigliere comunale, assessore, sindaco di Chivasso. Ed ha fatto anche una grande carriera nella Sanità. Si sente più portato per la politica o per la Sanità?

Questa domanda mi fa venire in mente una poesia, di Paul Valéry, “La cura”. Cito il passaggio: “Curare è anche una politica.

Può essere fatta con un rigore di cui la dolcezza è il rivestimento essenziale.

Un’attenzione squisita alla vita che si veglia e si sorveglia.

Una precisione costante”.

Ecco cosa sono la politica e la sanità per me: non credo sia opportuno separare questi mondi. La politica fa parte del nostro agire quotidiano: è sciocco pensare che chi si occupa di sanità non debba o non possa occuparsi di politica. La politica intesa in senso lato, a sua volta, fa parte anche dell’impegno professionale. Il rigore, vegliare e sorvegliare la vita in ambito della cura, rappresenta l’elemento fondamentale della professione medica, ma altrettando vegliare e sorvegliare la vita rappresenta il ruolo fondante della politica. Mi trovo bene sia nella sanità, sia nell’ambito politico perché rappresentano non solo passioni, ma elementi caratterizzanti della vita di ogni uomo e di ogni donna.

Tornando all’attività politica, ha fatto il sindaco per cinque anni della città di Chivasso. Se oggi avesse la possibilità di fare di nuovo questa esperienza, la rifarebbe allo stesso modo?

Sì, certamente. Con la stessa intensità, la stessa passione, lo stesso coinvolgimento fisico, psicologico, emotivo. Proprio perché credo all’opportunità di prestarsi alla politica e all’amministrazione con tutto se stesso. Questo non significa che uno ha sempre fatto bene, ma ci ha provato fino in fondo, con tutte le forze, le capacità, le competenze che aveva. Sapendo che poteva sbagliare. Con il senno di poi siamo tutti bravi, ma certamente alcune cose le modificherei. Mi rendo conto che alcuni spigoli, alcuni angoli, alcune decisioni potevano essere assunte con maggior ponderatezza. Mi riferisco a due o tre episodi che hanno creato anche conflitti e qualche anticorpo. Innanzitutto direi i rapporti con la stampa, che sono stati difficili, di scontro e di incomprensioni legate non solo alla sostanza, ma a diverse opinioni che nella democrazia non possono che rappresentare una ricchezza. In alcuni casi non siamo riusciti a parlarci fino in fondo ed è un peccato perché potevamo guadagnarci tutti.  

L’altro è la frattura forte che c’è stata sul tema della discarica: penso che in quella circostanza avrei dovuto dedicare più tempo personalmente, direttamente, a questo tema. Che è un tema scottante, difficile, che le amministrazioni dovranno affrontare chissà per quanti decenni ancora. Probabilmente l’ascolto in quella circostanza è stato troppo superficiale, vissuto con scontri che non hanno portato a nulla, nè da una parte, nè dall’altra. Chivasso e il nostro territorio hanno un peso ambientale significativo: va affrontato con la giusta capacità scientifica, mettendoci anche quella soggettività che fa parte delle comunità. Sto seguendo con attenzione il dibattito sui rifiuti nucleari e i biodigestori: c’è molto da dire e da fare. La speranza è che non si creino atteggiamenti pregiudiziali che non sono indice di maturità di una comunità. 

E’ stato eletto sindaco dopo l’inchiesta “Minotauro”. Secondo lei, questa città ne è completamente uscita?

No. Ed è quasi banale, pleonastica, questa risposta. Non ne è uscita e non ne potrà uscirne con leggerezza. E’ sciocco pensare che un’organizzazione così capillare, ramificata, così capace di permeare i gangli di una società, possa sparire. Minotauro ha rappresentato l’evidenza di un’organizzazione che non c’è più nel senso così greve e gretto. Il picciotto penso non interessi neanche più alla ‘ndrangheta. Quello che sta capitando è che questa organizzazione sta infiltrando le capacità delle società di fare affari, di inserirsi in ambiti internazionali finanziari: ormai il picciotto non c’è più, ma magari c’è l’ingegnere, il geometra, l’avvocato. Facce pulite, della malavita. La ‘ndrangheta si serve ormai di un sistema apparentemente meno violento, non fisico, ma capace di attrarre grossi interessi, di riciclare grosse quantità di soldi, di alimentare ulteriormente la malavita. Per intenderci, se un imprenditore giunge a Chivasso e dice “io voglio investire”, un amministratore, un sindaco, un assessore, tutti devono interrogarsi prima di tutto. Devono capire cosa c’è dietro, anche in un momento di grave crisi economica. La macchia della presenza della malavita organizzata interferisce fortemente nella crescita della comunità, nella capacità di uno sviluppo sano e armonioso della comunità in cui si vive.

Nella gestione dell’amministrazione pubblica degli ultimi 5 anni, che cosa si sarebbe dovuto fare e invece non è stato fatto?

Innanzitutto, utilizzare quella passione del servizio, anche sapendo che si possono perdere consensi. Chi è chiamato ad amministrare non deve farlo perché poi ne avrà un vantaggio in termini di consensi. L’elemento centrale è prestarsi e mettersi al servizio per fare delle cose utili, che lascino il segno. Ecco, mi sarei aspettato maggiore slancio, anche perché nelle casse del Comune, quando siamo usciti dopo un periodo devastante di crisi nera, abbiamo consegnato “cash”  grazie all’attività dell’assessore al Bilancio dell’epoca Claudia Buo, che aveva concluso una lunga trattiva con A2A per il riconoscimento dell’Imu, circa 8 milioni di euro.  Soldi pronti per essere spesi, senza vincoli: purtroppo questo non è accaduto, o è accaduto solo in parte. Ciò che è stato fatto è il proseguimento di progetti, di idee, che avevamo già imbastito nel corso della precedente consiliatura. Oggi non si vede una prospettiva, una visione, una capacità di guardare avanti. Eravamo usciti con l’obiettivo di sistemare il Movicentro e ampliare la biblioteca: avevamo già stanziano i soldi, ma siamo alla fine della legislatura e questo non è accaduto. Mi auguro che ciò accada rapidamente. Avevamo acquistato l’ex campo dell’Enel con l’obiettivo non solo di farne un parcheggio, ma anche un luogo di vita della città. Ho accompagnato, nel corso della sindacatura, almeno quattro o cinque volte i vertici della Guardia di Finanza dove adesso è stata finalmente posta la sede. Erano tutti progetti, idee che avevamo condiviso tutti insieme. Il sindaco a volte può fare la differenza: penso alla capacità di accogliere coloro che sono meno fortunati di noi. Pensiamo allo slancio in questo momento di grave crisi internazionale che non c’è stato. E questo non è un bene. Ai miei tempi, io dissi ai miei assessori: sappiate che se nel corso della mia amministrazione un clochard, un “sans papier”, muore di freddo nella mia città, un secondo dopo io mi dimetto. Perché non è giusto. Ecco, oggi manca quella sensibilità. In quel periodo la mia amministrazione ha creato una rete, che deve essere rafforzata, non solo spinta dalle sollecitazioni come invece accade oggi. Una rete che deve essere spinta da quell’ideale profondo che matura nel nostro agire quotidiano.

Ci indichi tre nomi di politici chivassesi che lei stima?

Penso che Chivasso abbia avuto due sindaci che hanno dimostrato nei fatti, oltre che di saper amministrare, anche di saper rappresentare la nostra comunità e il nostro territorio, non solo a Chivasso ma anche a livello parlamentare. Uno è Renato Cambursano e l’altro Andrea Fluttero. Uno di centrosinistra e uno di centrodestra.

Esiste ancora una differenza tra il centrodestra e il centrosinistra? E questa differenza è percepibile a livello locale?

Esistono sensibilità e valori diversi che fanno la differenza. La democrazia vive grazie al confronto, anche rude. A livello nazionale e internazionale esistono, lo vediamo ad esempio con questione del Covid, queste differenze. Ci sono atteggiamenti che sono agli estremi, a sinistra e a destra, che sono privi di fondamento scientifico, di sensibilità costituzionale, di razionalità. I nostri padri costituenti avevano messo da parte gli ideologismi, pur arrivando da storie completamente diverse: l’obiettivo era quello di rimettere insieme un Paese stravolto dalla guerra. Oggi considerare ancora questi schematismi che sono privi di un risvolto pratico per uno sviluppo di una sana democrazia penso siano fuori dalla storia. Permangono ancora le distinzioni, dobbiamo alimentarle per far crescere la democrazia. A livello locale tutto un po’ si sfuma, questo è forse opportuno ma fino ad un certo punto: un Consiglio comunale non può essere soltanto il luogo di approvazione di una delibera, che certo è importante perché è l’atto amministrativo pratico di una visione, ma deve essere anche un luogo dove si ragiona, dove si fa crescere la sensibilità politica, il senso di appartenenza. Io sono di sinistra, sono un democratico, sono un progressista: lo dico, lo urlo, lo faccio capire. La gente deve sapere da che parte sto, perché da lì discende il mio modo di agire e di amministrare una città. 

Per essere più chiari, da osservatore della politica chivassese qual è, tra i consiglieri comunali di centrodestra e centrosinistra nota delle differenze?

E’ molto più sfumata. Il Consiglio comunale è il luogo sovrano del Comune, dove fai crescere e porti le istanze da riflessioni nazionali e internazionali, anche sollevate dai giornali: qui queste differenze dovrebbero essere più marcate. E invece questo è mancato. E’ mancata la capacità dell’amministrazione  di stimolare il dibattito nel luogo deputato per dibattere. E’ un altro vulnus di questa amministrazione guidata dall’attuale sindaco.

Secondo lei è arrivato il tempo di una grande alleanza al di là degli schieramenti politici delle persone di buona volontà per l’amministrazione futura di questa città?

Persone di buona volontà che abbiano voglia di lavorare per il bene della città non possono che essere accolte a braccia aperte. Io penso che Chivasso sia pronta: penso ci siano le condizioni, anche perché c’è un dato oggettivo. I partiti purtroppo sono sempre meno protagonisti delle vite delle nostre città. E’ difficile avere una tessera, ma forse è più semplice seguire un obiettivo pratico che unisce le persone di buona volontà. Sono iscritto al Pd e all’Anpi: io credo molto nella funzione dei partiti per la crescita della democrazia, ma capisco che è un momento difficile. Su cui i partiti devono interrogarsi. La buona volontà deve creare le connessioni per far crescere una comunità.

La sua amministrazione si è caratterizzata per l’impegno a favore della legalità. Le iniziative che avete messo in campo sono state molteplici: qui, tra l’altro, siamo poco distanti da un murales che simboleggia proprio il vostro impegno in questo senso. Mi dica la verità: quanto le fatto male leggere delle intercettazioni telefoniche tra il sindaco Castello e uno degli arrestati dell’operazione Platinum con l’accusa di essere un picciotto del locale di ‘ndrangheta di Volpiano?

Mi ha fatto molto male. Perché abbiamo investito tanto su questo, in termini di lavoro, di formazione, di sensibilizzazione, di educazione. Ricordo i bambini delle elementari a cui avevamo dato il compito, con i docenti, di provare a ragionare sul rispetto delle regole. E poi i liceali, l’università della legalità, la consulta. Speravo che servisse da esempio a chi aveva il compito di proseguire un’idea, una visione.... Mi è spiaciuta anche l’incapacità, l’insensibilità di cogliere il momento, di dire: “ok, io dimostro alla mia comunità che qualora sia accaduto ciò che le intercettazioni peraltro dimostrano con estrema chiarezza, io mi dissocio”. Almeno in questo momento. E costituisco la mia comunità parte civile. Subito! Non aspetto tre Consigli comunali, e i giornali che mi tirano per la giacchetta. Perché? Perché  io non devo salvaguardare la mia dignità. Io antepongo la dignità e l’onore, della mia comunità alla mia dignità personale. Ecco, non riconoscere questo è inconcepibile per me, ingiustificato e anche ingiustificabile. Io mi candidai dopo Minotauro con timore e tremore. Sapevo che era il momento in cui bisognava esserci. Quando vivi quei momenti, quando hai vissuto cinque anni dicendo ai tuoi assessori ogni giorno di tenere altissima la guardia, non puoi appena finisce questa esperienza, creare le condizioni affinché vi siano anche solo dei contatti telefonici con persone chiacchierate. Peraltro quel cognome lì (Vazzana, ndr) appariva già nel dossier Minotauro. Devo dire che finalmente il Consiglio comunale ha espresso la volontà di costituirsi parte civile nel processo: bisogna esserci, io cercherò di andarci come cittadino per dire che Chivasso non è quella cosa lì. Contrasteremo in tutti i modi coloro che vogliono appropriarsi della nostra libertà: la libertà di costruire, di fare impresa, di vivere bene. Non ci si è resi conto di quanto sia importante questo valore. Se tu dai anche solo la possibilità di un gancio a questa organizzazione, ciò che loro fanno è quello di distruggere gli elementi fondanti di una società. 

In quelle stesse intercettazioni si parla della consigliera comunale Claudia Buo come un ostacolo ai fini che avrebbe voluto perseguire uno degli arrestati di Platinum. Secondo lei, è arrivato il momento di una donna sindaco della città?

Claudia Buo ha avuto un compito molto difficile, durante l’amministrazione che ho avuto l’onore e l’onere di guidare: quella di gestire un bilancio difficile, di trovare le risorse per mandare avanti la città, di progettare. Lei aveva sposato appieno il motto che avevamo tutti quanti condiviso: cioè che un euro della comunità vale più dell’euro tuo che hai in tasca. Comprendo che possa essere un ostacolo per l’ndranghetista. Sono fiero che ciò sia emerso perché in questi anni Claudia ha maturato una grande esperienza: è una donna che può dare molto a questa comunità ed è motivo di vanto mio personale e non solo mio. In allora, nel 2017, c’erano personalità come Gianna Pentenero e Gianni Pipino che sosteneva Claudia Buo, per non dire di altri consiglieri comunali.  La persona giusta per la città l’avevamo già individuata. Oggi, quasi cinque anni dopo, Claudia Buo è un vino ancora più buono, è un barolo invecchiato bene e che può dare tanta fragranza, anche femminile, a questa comunità. Sì, è arrivato il suo momento.

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