Il locale di Rosy Spatari, alle 17 di sabato era già pieno. La gente continuava ad arrivare.
Lei, maglioncino rosso, smalto e un filo di trucco, serviva ai tavoli con lo stesso sorriso che ha riservato ai suoi clienti fin dal primo giorno di apertura della sua Torteria.
Con quello stesso sorriso accetta di rispondere alla nostra intervista.
“Certo, non ho nulla da nascondere. Tutto ciò che faccio lo faccio alla luce del sole. Chiedetemi tutto quello che volete. Da nascondere non ho nulla”.
Rosy, perché hai deciso di aprire?
“Non certo per capriccio. Sia chiaro!”
Questa è la premessa che apre la strada al fiume di parole che la commerciante lascia scorrere a sostegno delle proprie ragioni.
Cita leggi, snocciola la Costituzione.
“Apro per necessità appellandomi all’articolo 54 del codice penale (lo stato di necessità, appunto). Tutto quel che succede non dipende da me, ma è un agente esterno”.
Cosa sta succedendo oggi qui nel tuo locale?
“Il nostro è un atto di disobbedienza civile. Anche questo un diritto democratico riconosciuto. Vi facciamo vedere uno sprazzo di normalità. La vita prima di questa pseudo pandemia”.
Perché, Rosy, parli di pseudo pandemia?
“Ho fatto richiesta a tutte le forze dell’ordine e a tutti gli enti. Volevo la dichiarazione reale di pandemia. Ma non ho mai ricevuto alcun tipo di documento”.
Nessuna violazione della legge, dunque?
“Assolutamente! Io applico solo i miei diritti. Quelli garantiti dalla costituzione italiana. L’articolo uno e l’articolo 41 della costituzione”.
Articolo 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Articolo 41. L’iniziativa economica privata è libera.
Per questo dici che è tutto illegale?
“Sì, certo. Tutte le regole che hanno messo in pieni, violano la costituzione”.
Anche quelli emanati dal Presidente del Consiglio?
“I Dpci sono tutti incostituzionali, illegali, illegittimi! E a dirlo non è Rosy Statari. Lo dice il Tar del Lazio. E fa giurisprudenza”.
Quando hai riaperto?
“Ad ottobre non ho più chiuso”.
Una scelta estrema?
“No. di sopravvivenza. Non chiudo perché è completamente incostituzionale quello che sta succedendo. E poi abbiamo la necessità tutti noi, dopo un anno, di pagare le spese, mangiare e vivere come tutti quanti”.
Una crisi trasversale?
“No! In questo momento ci sono delle categorie che si arricchiscono e molte che si stanno impoverendo! Non c’è equità. C’è una discriminazione grossa tra le categorie. Uno può lavorare e l’altro no”.
A chi ti riferisci?
“Agli autogrill, ad esempio, che non sono rimasti chiusi un giorno e possono permettersi di fare offerte per attirare la clientela. Ai bar degli ospedali, dove il caffè lo prendi seduto e puoi consumare tutto come se nulla fosse”.
Hanno detto che questa volta ti toglieranno la licenza.
“La licenza non possono togliermela. O, per essere precisi, possono toglierla solo gli enti predisposti a fronte di una causa e dell’emanazione di una sentenza di un giudice. Anche il Prefetto può toglierla, ma dev’esserci una causa in atto. Noi abbiamo la possibilità, oggi, anche se prendiamo le multe e le sanzioni, presentare il rigetto. Abbiamo alle nostre spalle tutta una serie di legali che ci danno una mano per i rigetti”.
La notizia, all’indomani dell’ "aperitivo di disobbedienza civile" è che lo sfogo di Rosanna Spatari contro le forze dell’ordine le sia costato una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale.
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