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Un fiume, una città, un Paese: la Farnesina racconta l’Italia partendo da Ivrea

Nel primo episodio di Acque d’Italia, Marco Mazzocchi guida il viaggio lungo il fiume che unisce ghiacciai, storia, canoa olimpica e innovazione industriale. Con Giovanni De Gennaro, l’eredità Olivetti e il distretto meccatronico eporediese, Ivrea diventa simbolo di un Paese che legge la corrente e guarda avanti

La Farnesina (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) apre da Ivrea il suo nuovo racconto sull’Italia che scorre, sceglie la Dora Baltea come primo simbolo e affida a Marco Mazzocchi il compito di tenere insieme paesaggio, storia, sport e industria. “Acque d’Italia – puntata 1” non è un video turistico, ma un manifesto narrativo: l’acqua come infrastruttura culturale del Paese.

Il viaggio comincia dove l’acqua nasce davvero, tra i ghiacciai del Monte Bianco. La Dora Baltea prende forma tra rocce e neve, corre veloce, potente, mai del tutto domata. Mazzocchi la racconta per quello che è: non solo un fiume, ma una presenza costante, un riferimento identitario. Un elemento che non si attraversa soltanto, ma che si impara a conoscere, ad ascoltare.

Scendendo verso valle, la Dora attraversa vigneti aggrappati alle montagne, castelli medievali, borghi che hanno fatto della verticalità una scelta di vita. Poi il confine si dissolve e il fiume entra in Piemonte. A quel punto il racconto si ferma. Perché Ivrea non è una tappa, è una destinazione.

Qui la Dora diventa storia. Marco Mazzocchi ricorda Eporedia, fondata oltre 2.500 anni fa, città di passaggi e stratificazioni. Il Pons Maior romano, ancora visibile quando il fiume si ritira, e l’anfiteatro capace di ospitare più di 10 mila spettatori raccontano una relazione antica tra acqua e comunità.

Da questa storia nasce anche il conflitto rituale della Battaglia delle Arance, che Mazzocchi inserisce come elemento identitario e non folkloristico: da oltre due secoli la rappresentazione della rivolta contro la tirannia, una memoria che ogni anno torna a occupare tutti gli spazi.

Poi il racconto accelera. La Dora torna ad essere fiume vivo, sportivo. Ed entra in scena Giovanni De Gennaro, campione olimpico di canoa slalom, oro a Parigi 2024. Non un testimonial, ma un interprete del luogo. Mazzocchi lo incontra sull’acqua, nel punto esatto in cui Ivrea smette di essere cartolina e diventa palestra naturale.

De Gennaro parla di rispetto, di ascolto, di confidenza costruita negli anni. L’acqua è amica e vita, dice, ma non si controlla mai del tutto. È una relazione, non una conquista. La Dora insegna a leggere la corrente, a capire quando spingere e quando lasciarsi andare. Una lezione sportiva che diventa metafora esistenziale.

Il tono si alleggerisce, ma non si svuota, nella pausa alla storica pasticceria Balla. La Torta 900, nata alla fine dell’Ottocento, entra nel racconto come ulteriore segno di continuità: Ivrea che cambia, ma non si spezza.

Ed è qui che la Farnesina alza davvero il tiro. Perché Ivrea non viene raccontata solo per ciò che è stata, ma per ciò che è diventata. Marco Mazzocchi richiama l’eredità della Olivetti, fondata nel 1908 e trasformata da Adriano Olivetti in un laboratorio sociale e industriale unico al mondo. Fabbrica e città progettate insieme, con l’idea che l’innovazione non sia separabile dal benessere delle persone.

Oggi quella corrente continua a scorrere. Ivrea è presentata come distretto meccatronico d’eccellenza, luogo in cui elettronica, informatica e meccanica dialogano con il mercato globale. Lo spiega Lorenzo Ciofalo, rappresentante di un’azienda che da oltre 25 anni produce apparati di rete per la connettività. È grazie a queste imprese che eventi come Coppe del Mondo e Mondiali di canoa vengono trasmessi in diretta in tutto il mondo. Sport, tecnologia e territorio che si tengono insieme.

Nel finale, affidato ancora alla voce di Marco Mazzocchi, la Dora Baltea diventa chiave di lettura definitiva. In un fiume così impari che la direzione non è mai lineare, che la strada curva, accelera, cambia. Ma trova sempre una via.

Come Ivrea. E come l’Italia che la Farnesina sceglie di raccontare partendo da qui.

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