Cerca

Attualità

Lepore smaschera "Greta" Piastra e la battaglia contro le bombe d'acqua. Evviva i supermercati

Parco nei reel, posti auto nella realtà: la narrazione green di Piastra che cancella 60 parcheggi e spalanca la strada al supermercato

Che il secondo mandato di Elena Piastra sia scivolato lentamente ma inesorabilmente nella dimensione della barzelletta non è più un’opinione: è una constatazione condivisa, quotidiana, verificabile. Basta aprire i social, rivedere i reel, riascoltare le dirette, confrontare le promesse con la realtà. Un archivio infinito di contenuti nati per piacere all’algoritmo e destinati, uno dopo l’altro, a trasformarsi in boomerang politici. Sorrisi, slogan, rparole d’ordine come “straordinario”, “inevitabile”, “green”, “futuro”. Poi però arrivano i conti, i cantieri, le auto che non sanno più dove parcheggiare, gli alberi che spariscono davvero.

Questa volta, a togliere il filtro "bellezza" al racconto della sindaca, ci pensa Gian Luca Lepore, che con un video semplice e diretto prende di mira uno dei post più recenti della "narrazione piastriana": il parcheggio dietro la Coop. Un luogo normalissimo, concreto, usato ogni giorno da cittadini, commercianti, clienti del mercato, famiglie, lavoratori, studenti. Un luogo che, in un reel istituzionale, Elena Piastra ha trasformato in qualcosa di molto più ambizioso: un grande parco urbano, finanziato con 2,5 milioni di euro, capace di abbassare le temperature, contrastare le bombe d’acqua, combattere i cambiamenti climatici e gestire gli eventi estremi. Praticamente una diga ambientale contro l’apocalisse climatica, piantata lì, dietro la Coop, con tanto di voce rassicurante e tono ispirato.

Peccato che sotto quel racconto verde smeraldo ci sia un dettaglio che nel reel non trova spazio: la perdita secca di 60 posti auto. Sessanta. Non simbolici, non virtuali. Sessanta reali, utilizzati ogni giorno. Sessanta che spariscono colpendo direttamente il tessuto commerciale, il mercato, il quartiere, le nuove scuole, i cittadini e gli automobilisti. Un’area di circa 1.500 metri quadrati eliminata senza che venga indicata un’alternativa concreta per chi quel parcheggio lo usa davvero. Altro che gestione degli eventi estremi: qui l’evento estremo è trovare posto.

Ed è a questo punto che Gian Luca Lepore allarga lo sguardo e mostra l’altra metà del quadro. Perché mentre si racconta di verde, clima e ossigeno, a poche centinaia di metri di distanza l’amministrazione porta avanti, attraverso un partenariato pubblico-privato, l’ennesima operazione che prevede la costruzione di un nuovo supermercato. Non su un’area degradata, non su un vuoto urbano, ma su terra vergine, piena di alberi veri, di verde reale, di ossigeno autentico. Altro che rendering.

La domanda che Lepore pone è disarmante nella sua semplicità, e proprio per questo politicamente devastante: come possono 1.500 metri quadri di verde “compensativo” supplire all’ossigeno prodotto da un bosco che verrà cancellato?La risposta è evidente a chiunque non viva stabilmente dentro una diretta Facebook: non possono. Ma nella narrazione della sindaca sì. Basta dirlo. Basta crederci. O almeno sperare che ci credano gli altri.

Del resto, la storia del supermercato a Settimo Torinese non nasce oggi. È una storia che La Voce ha raccontato passo dopo passo, delibera dopo delibera, bilancio dopo bilancio. Una storia che la sindaca ha liquidato con sufficienza, arrivando persino a dichiarare che lei “La Voce” non la legge. Liberissima di farlo. Peccato che Google, invece, legga tutto e non dimentichi nulla. basti per tutti cliccare sulla sezione "notizie" delle ricerche, quella che viene dopo "immagini" e prima di "video".

Il cuore dell’operazione è sempre lo stesso, anche se viene rivestito ogni volta con parole diverse. I terreni non sono privati, non piovono dal cielo, non appartengono a misteriosi soggetti terzi. Sono patrimonio pubblico. Appartengono a Patrimonio Srl, società interamente controllata dal Comune di Settimo Torinese. E Patrimonio Srl quei terreni non li “sviluppa” per una visione urbanistica illuminata: li vende per fare cassa. Perché i conti non tornano. Perché i debiti incombono. Perché serve liquidità.

Non è un’opinione. È scritto nero su bianco nell’ultimo bilancio disponibile, dove il collegio sindacale afferma testualmente che «è necessario adoperarsi affinché perlomeno parte dei terreni edificabili nella cd ‘Laguna Verde’, iscritti nelle rimanenze per un valore complessivo di Euro 5.056.000, si trasformino in tempo utile in disponibilità liquide, in modo da poter continuare a far fronte nei tempi previsti ai debiti societari, con particolare riferimento al debito finanziario verso il Comune di Settimo Torino pari a complessivi Euro 3.116.580». Traduzione: bisogna vendere. E in fretta. Anche per pagare i debiti verso il Comune stesso. Un elegante giroconto pubblico-pubblico, con il privato che entra dalla porta principale.

Altro che scelta “inevitabile”. Il supermercato arriva perché serve. Serve a Patrimonio, serve alle casse comunali, serve a chi governa oggi. Serve a Elena Piastra. Questa è l’unica certezza davvero inconfutabile.

Tutto questo, peraltro, non nasce oggi. Nasce il 15 luglio, in piena estate, quando la Giunta approva con voto unanime un Partenariato Pubblico-Privato che mette insieme tre immobili pubblici in un unico pacchetto. Un’operazione presentata come valorizzazione, ma che assomiglia molto a una svendita di fine stagione. I tempi parlano da soli: il 27 giugno la proposta viene protocollata; pochi giorni dopo arriva il parere favorevole di Patrimonio Srl; l’11 luglio il via libera; il 15 luglio l’approvazione in Giunta, immediatamente esecutiva. Una velocità amministrativa degna di Speedy Gonzales, che purtroppo non viene mai applicata ai problemi quotidiani dei cittadini.

Il pacchetto comprendeva l’ex scuola dell’infanzia R. Pezzani in via Fiume, destinata a diventare una “Casa della Salute” e poi data in sub-concessione a un soggetto privato; un edificio dismesso tra via Fiume e via Schiaparelli trasformato in studentato in una città senza università; e l’area di Laguna Verde, dove il “Parco della Salute” fa da elegante cornice all’arrivo del supermercato. In mezzo, lo spostamento dei bambini, i servizi educativi sacrificati, il pubblico che arretra e il privato che avanza.

Non manca nemmeno il dettaglio che meriterebbe più di un sopracciglio alzato: il direttore tecnico della società proponente è Valentina Galasco, già direttrice dei lavori del Palazzetto dello Sport per conto di Patrimonio. Oggi si trova dall’altra parte del tavolo, a firmare progetti per il costruttore privato. Tutto formalmente corretto, certo. Ma il confine tra interesse pubblico e interesse di parte, quando le stesse figure transitano senza soluzione di continuità, non può essere liquidato con una scrollata di spalle.

Oggi la sindaca parla di opportunità. Di bisogni della città. Di sviluppo. Ma il copione è sempre lo stesso: prima si approva, poi si racconta. Prima si decide nelle stanze della Giunta, poi si spiega ai cittadini che è per il loro bene. Una RSA al posto di una scuola, un supermercato come perno economico e uno studentato per addolcire la pillola.

Insomma. A Settimo Torinese il progresso ha una forma precisa, riconoscibile, ricorrente. Puoi cambiare slogan, rendering, colore dei post e musica di sottofondo, ma alla fine spunta sempre lui: il supermercato. Applausi. Corsia tre. Offerta speciale. E il conto, come sempre, lo paga la città.

Il supermercato “inevitabile” e la città svenduta

A Settimo Torinese c’è una certezza granitica, più solida del Piano regolatore e più affidabile delle promesse elettorali: alla fine spunta sempre un supermercato. Puoi cambiare il nome del progetto, il rendering, lo slogan o la stagione. Ma quando si parla di “sviluppo”, il finale è sempre lo stesso. Corsie, carrelli e parcheggi. Quando va bene.

Questa volta il supermercato arriva travestito da scelta “inevitabile”, incastonato dentro un Partenariato Pubblico-Privato che la Giunta guidata da Elena Piastra ha approvato il 15 luglio, nel pieno dell’estate e nel silenzio generale. Tre immobili pubblici, un unico pacchetto, un privato pronto a entrare e un racconto politico che arriva solo dopo, quando le decisioni sono già state prese.

La società proponente è la C.S. Costruzioni Srl di Asti, già nota in città per il Palazzetto dello Sport. I tempi dell’operazione parlano da soli: proposta protocollata il 27 giugno, parere favorevole di Patrimonio Srl in pochi giorni, via libera l’11 luglio, approvazione in Giunta il 15 luglio, con delibera immediatamente esecutiva. Una rapidità amministrativa che, se applicata ai problemi quotidiani dei cittadini, trasformerebbe Settimo in una città modello.

Il pacchetto comprende tre interventi distinti. Il primo riguarda l’ex scuola dell’infanzia R. Pezzani di via Fiume, destinata a diventare una RSA, un centro Alzheimer, una struttura privata convenzionata. Tradotto: una scuola pubblica che chiude, bambini spostati altrove e spazio ceduto al privato. Il secondo è uno studentato in una città senza università, senza convenzioni e senza un reale fabbisogno dimostrato. Il terzo è l’area di Laguna Verde, formalmente “valorizzata” da un parco, ma di fatto funzionale all’arrivo di un supermercato di circa 2.500 metri quadrati.

La sindaca parla di opportunità. Di servizi. Di bisogni della città. Ma i documenti raccontano un’altra storia. I terreni interessati non sono privati: appartengono a Patrimonio Srl, società interamente comunale. E Patrimonio Srl quei terreni deve venderli. Perché i conti non tornano. Lo scrive chiaramente il collegio sindacale nel bilancio: «è necessario trasformare parte dei terreni edificabili della Laguna Verde, iscritti per oltre 5 milioni di euro, in liquidità per far fronte ai debiti societari, in particolare quelli verso il Comune di Settimo Torinese, pari a oltre 3,1 milioni di euro».

Altro che scelta inevitabile. Il supermercato arriva perché serve a fare cassa. Serve a Patrimonio. Serve al Comune. Serve a chi governa oggi. Tutto il resto è storytelling.

Non manca nemmeno un dettaglio che meriterebbe più attenzione: il direttore tecnico della società proponente è Valentina Galasco, già direttrice dei lavori del Palazzetto dello Sport per conto di Patrimonio. Oggi si trova dall’altra parte del tavolo, a firmare progetti per il costruttore privato. Formalmente tutto corretto, certo. Politicamente, molto meno rassicurante.

Insomma. A Settimo Torinese il progresso ha una forma precisa: il pubblico arretra, il privato avanza, e la politica spiega che non c’erano alternative. Ma le alternative non esistono solo quando non si vogliono cercare. E mentre i cittadini scoprono le scelte a cose fatte, il supermercato cresce. Puntuale. Inevitabile. Sempre lo stesso finale.

Greta Piastra e l’arte di rimbambire i concittadini

C’è un modo molto moderno di giustificare l’eliminazione di un parcheggio. Dire che lo si fa per salvare il pianeta. È una tecnica raffinata, che richiede un certo vocabolario. Non basta dire “via i posti auto”. Bisogna parlare di temperature, bombe d’acqua, resilienza, eventi estremi. Parole grosse, utilissime. Con quelle puoi far sparire qualsiasi cosa.

Elena Piastra le usa con disinvoltura. Anzi, con entusiasmo. È la Greta Thunberg di casa nostra, ma con un vantaggio: Greta dice “come osate”. Piastra dice “lo facciamo per voi”. Funziona meglio. Rilassa. Fa annuire. Se poi nel frattempo qualcosa scompare, pazienza. È per il clima.

Peccato che, a giudicare dai precedenti, Piastra non abbia esattamente il pollice verde. Anzi, a voler essere sinceri, il suo rapporto con gli alberi è piuttosto sfortunato. Basta fare un giro al Parco Berlinguer, dove le piante messe a dimora negli anni scorsi muoiono un giorno sì e l'altro pure. Seccano nel silenzio generale, senza che il pianeta se ne accorga e senza che nessuno spieghi quale evento estremo le abbia colpite. Evidentemente non sono abbastanza resilienti.

Il bello di questo ambientalismo municipale – lo spiega bene l’architetto Gian Luca Lepore – è che non chiede sacrifici a chi lo racconta, ma solo a chi lo subisce. I cittadini rinunciano ai parcheggi, i quartieri si arrangiano, i commercianti respirano meno, ma tutti possono sentirsi ecologicamente superiori. Anche se poi l’unica cosa davvero verde resta il lessico.

La parola “parco”, poi, è un capolavoro. Evoca alberi, ombra, aria fresca. Non importa se nella realtà sarà poco più di un fazzoletto di terra, magari con qualche piantina decorativa destinata a fare la fine di quelle del Berlinguer. L’importante è dirlo con convinzione. Anche perché nessuno osa più fare domande quando entrano in scena le “bombe d’acqua”. Chi contesta un parcheggio, di fronte alle bombe d’acqua? Sarebbe come discutere il meteo.

È così che funziona il rimbambimento di chi ancora crede in Piastra come alla Madonna: non si mente, si esagera. Non si nasconde, si sublima. Un posto auto non sparisce, si trasforma in una scelta per il futuro. Un disagio non è un disagio, è una transizione. E se qualcuno non è d’accordo, evidentemente non capisce il cambiamento climatico.

In questo senso Greta Piastra è molto più efficace dell’originale. Non protesta, governa. Non chiede, decide. E soprattutto non blocca nulla: toglie, spiegando che è necessario. Con tanti sorrisetti. Con parole grandi. Con la sicurezza di chi sa che, quando si parla di clima, la gente smette di contare i metri quadri. E magari anche gli alberi morti.

Insomma. Il parcheggio non ci sarà più, ma tranquilli: il pianeta ringrazia. O almeno così dice Piastra. Applausi

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori