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03 Gennaio 2025 - 19:46
Ci sono storie che iniziano con le migliori intenzioni e finiscono come uno spettacolo grottesco. È il caso del famigerato ampliamento del Parco Berlinguer a Settimo Torinese, un progetto che doveva essere il simbolo della sostenibilità urbana e che invece rischia di diventare una "vergogna nazionale", anzi no, già lo è.
Tutto comincia nel maggio del 2022, quando il Comune annuncia con enfasi il raddoppio del parco esistente, un’operazione da 1,5 milioni di euro finanziata con i fondi del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
L’idea era affascinante: 60mila metri quadri di verde aggiuntivo, 2000 nuovi alberi, percorsi pedonali e ciclabili, un laghetto per la biodiversità e una promessa di benessere per i cittadini. Un “bosco in città”, lo definivano. Un progetto ambizioso, forse troppo.


Il Parco Berlinguer questa estate
Le dichiarazioni dell’epoca erano da manuale della politica: parole che volavano alte come aquiloni.
E c'è un video che, visto oggi, fa davvero morire dal ridere.
La sindaca Elena Piastra, con il suo immancabile sorriso ottimista, parlava di una “rigenerazione verde”, di CO2, di gelsi, di scelta degli alberi da piantumare particolarmente attenta, sottolineando come questo intervento rappresentasse una nuova idea di città, capace di coniugare vivibilità e tutela ambientale.
Insomma la solita favola di Settimo caput mundi, di quel pezzo di città che tutto l'universomondo ci invidia, di Settimo bella da vivere eccetera, eccetera...
L’assessore Alessandro Raso, dal canto suo, prometteva che i 2000 alberelli sarebbero stati messi a dimora tra novembre e dicembre, con tutti gli accorgimenti necessari per garantirne la sopravvivenza.
“Un polmone verde per la città”, dicevano. Ma il sogno si è presto scontrato con la realtà.
I lavori iniziano nell’ottobre 2023, tra comunicati trionfali e foto istituzionali degli operai intenti a delimitare l’area del cantiere.
Il terreno viene preparato, i primi alberi piantati e le aspettative dei cittadini si gonfiano come vele al vento. Il problema, però, è che sotto quel vento c’è poco altro: un’irrigazione assente, un’estate rovente all’orizzonte e una generale mancanza di visione che inizia a fare capolino già nelle prime settimane. Gli alberi vengono piantati, sì, ma il calendario parla chiaro: siamo a ridosso dell’inverno, e la siccità che ha martoriato il Piemonte negli anni precedenti non promette nulla di buono per la primavera successiva. In molti iniziano a chiedersi: chi si occuperà di queste piante? La risposta non c'è!
Arriva il 2024 e con esso le prime evidenze di un disastro annunciato. Ad aprile, qualche settimana prima delle elezioni (che tempismo...) in occasione di un evento dedicato al progetto Ciclopatente, il “nuovo” Parco Berlinguer viene presentato ai partecipanti. Il panorama che si trovano davanti è desolante: file di alberelli rinsecchiti, il laghetto promesso che esiste solo sulla carta e percorsi ciclabili che sembrano più un’esercitazione di urbanistica scolastica che una vera infrastruttura.
Non è tutto: alcune piante morte vengono lasciate sul posto “per favorire lo sviluppo di funghi e offrire riparo ai picchi”, come spiegano gli amministratori. Una giustificazione che suona come un disperato tentativo di mascherare l’incuria con una patina di consapevolezza ecologica. La “rigenerazione verde” si sta trasformando in un’agonia.
Nel frattempo, gli annunci trionfali continuano, nonostante l’evidenza. Si parla di piste ciclabili, ma i numeri sono impietosi: un chilometro di tracciato in cinque anni, a malapena sufficiente per un giretto di prova.
Si parla di “azioni educative” e di un coinvolgimento degli studenti delle scuole in attività sulla mobilità dolce.
Certo, è importante insegnare ai ragazzi come muoversi in bici, ma forse sarebbe ancora più utile dar loro una città dove farlo in sicurezza e senza dover schivare buche, erba alta e ratti. Si promette una “sfida ai cambiamenti climatici”, ma il risultato è un parco trasformatosi in un luogo da evitare a tutti i costi.
Il vero problema di questo progetto non è solo l’inadeguatezza dell’esecuzione, ma anche l’atteggiamento di chi lo promuove. Ogni critica viene liquidata come “polemica sterile”, ogni problema minimizzato con un sorriso e una battuta.
E intanto i cittadini si ritrovano con un parco che somiglia più a un set per un film post-apocalittico che a un polmone verde.

Gli alberi sono morti, i percorsi sono incompleti e la tanto sbandierata “rigenerazione urbana” si rivela per quello che è: un’operazione di facciata, buona per qualche foto sui social e poco altro.
Insomma, il Parco Berlinguer doveva essere il simbolo di una città che guarda al futuro. Oggi è piuttosto il simbolo di come la retorica politica possa trasformare un sogno in un incubo, con buona pace di chi ci aveva creduto.
E Berlinguer? Si sta rivoltando nella tomba.
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