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Pagine di storia
02 Gennaio 2025 - 00:43
Tutte le volte che scriviamo della Val di Susa, delle proteste dei No-Tav e del tunnel di Chiomonte ci vengono in mente loro: Sole e Baleno. Erano giovani, pieni di ideali e di quel desiderio ardente di cambiare il mondo che, talvolta, consuma chi lo porta dentro. Edoardo Massari, detto Baleno, e Maria Soledad Rosas, per tutti Sole, rappresentano un capitolo doloroso e controverso della storia recente italiana. La loro morte, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra, ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, facendo emergere domande ancora senza risposta su giustizia, libertà e repressione.
Tutto ebbe inizio in un’epoca di fermento. Gli anni '90, segnati da un crescente conflitto tra chi sognava un mondo più sostenibile e chi spingeva per un progresso a qualsiasi costo, videro la Val di Susa trasformarsi in un campo di battaglia ideale. La costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, la Tav, fu percepita dagli oppositori come l’emblema di un modello di sviluppo invasivo e dannoso. In questo contesto, Edoardo e Soledad si trovarono al centro di una vicenda che avrebbe cambiato per sempre le loro vite.

Era il 5 marzo 1998 quando, a Collegno, i carabinieri del ROS e gli agenti della DIGOS fecero irruzione nell’ex obitorio di un manicomio, occupato da tempo. Edoardo, Soledad e Silvano Pelissero, un altro attivista, furono arrestati con accuse pesantissime: associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Secondo le autorità, erano membri di un fantomatico gruppo anarchico, i “Lupi Grigi”, ritenuto responsabile di sabotaggi contro il progetto Tav.
Ma le prove? Fragili, incerte. Per molti, inesistenti. Eppure, bastarono per costruire una narrazione di colpevolezza che la stampa amplificò senza pietà. I titoli dei giornali li etichettarono come “eco-terroristi”, riducendo le loro vite e le loro motivazioni a una manciata di accuse.
Per Edoardo e Soledad, iniziò un calvario. Edoardo fu incarcerato alle Vallette, a Torino, mentre Soledad, argentina di 23 anni arrivata in Italia da poco, fu posta agli arresti domiciliari in una comunità di recupero a Bene Vagienna. La pressione mediatica, il senso di isolamento e un sistema che sembrava aver già deciso il loro destino pesarono come macigni. Edoardo non resse. Il 28 marzo 1998, appena tre settimane dopo il suo arresto, fu trovato morto nella sua cella. Impiccato. Un gesto che lasciò sgomenti amici, parenti e compagni di lotta, ma che, per molti, fu anche una denuncia silenziosa contro un sistema che lo aveva schiacciato.
Soledad si ritrovò ancora più sola. La giovane argentina, arrivata in Italia per una vacanza trasformata in scelta di vita, era stata trascinata in una spirale che non aveva previsto. Anche per lei, le accuse si rivelarono una gabbia insopportabile. L’11 luglio 1998, anche Sole si tolse la vita. Lo fece in modo drammaticamente simbolico, nella comunità dove viveva, lasciando dietro di sé un silenzio che pesava più di mille parole.
Le loro morti scatenarono un’ondata di indignazione. In molti accusarono le autorità di averli perseguitati ingiustamente, di averli trasformati in capri espiatori di un sistema incapace di ascoltare. “Non erano terroristi, erano ragazzi pieni di ideali”, gridavano gli amici e i sostenitori. La verità giudiziaria, arrivata troppo tardi, smontò le accuse di terrorismo, ma non restituì loro la vita. Il caso, pur chiuso formalmente, lasciò una ferita aperta.
Oggi, i nomi di Sole e Baleno risuonano ancora nelle piazze e nei presidi della Val di Susa. Sono diventati simboli, ma anche moniti. Le loro storie ci costringono a riflettere su quanto sottile sia la linea tra giustizia e persecuzione, tra sicurezza e libertà. Due vite spezzate, intrappolate in un sistema che non ha saputo proteggerle. Due giovani che, nel desiderio di lottare per un mondo migliore, hanno finito per perdere il loro.
La storia di Maria Soledad Rosas, detta Sole, e Edoardo Massari, conosciuto come Baleno, intreccia amore, ideali e una tragica fine, diventando un simbolo per i movimenti anarchici e ambientalisti. Una vicenda che è stata raccontata nel film Soledad, diretto da Agustina Macri, figlia dell’ex presidente argentino Mauricio Macri, e tratto dal libro Amor y Anarquía dello scrittore argentino Martín Caparrós. Sebbene il film sia uscito qualche anno fa, continua a essere una testimonianza importante di un periodo di forti tensioni sociali e politiche legate al progetto della Tav in Val di Susa.
Per la cronaca in Argentina il film è stato un successo, in Italia è stato quasi "censurato" e proiettato in pochissime sale ma non in Piemonte.
Soledad, nata a Buenos Aires il 23 maggio 1974, arrivò in Italia nel 1997, in cerca di indipendenza e libertà. Lasciò alle spalle una famiglia con cui aveva rapporti difficili e un fidanzato opprimente. A Torino, iniziò a frequentare gli ambienti degli squatter e incontrò Edoardo Massari, con cui iniziò una relazione sia sentimentale che militante. La loro vicenda personale si intrecciò con la lotta contro la Tav, un’opera vista da molti come un simbolo di distruzione ambientale e spreco economico.
Il 5 marzo 1998, Soledad, Edoardo e un altro compagno, Silvano Pelissero, furono arrestati con l'accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo. I media li etichettarono come “eco-terroristi”, costruendo un’immagine sensazionalistica che non trovava fondamento in prove solide. Le imputazioni, che includevano reati gravi come detenzione di esplosivi, furti e ricettazione, erano deboli, ma sufficienti a giustificare un trattamento durissimo. Edoardo, incarcerato alle Vallette, non resse la pressione e si tolse la vita il 28 marzo 1998, a soli 36 anni.
Per Soledad, agli arresti domiciliari nella comunità di Bene Vagienna, la perdita di Edoardo fu devastante. La giovane argentina, già provata da un processo mediatico e giudiziario feroce, si sentì abbandonata e svuotata. L’11 luglio 1998, anche lei scelse di porre fine alla sua vita, impiccandosi nel bagno della sua abitazione. Aveva appena 24 anni.
Il film Soledad ricostruisce questa tragica vicenda, raccontando il percorso di una giovane donna che, arrivata in Italia senza alcuna esperienza politica, si ritrovò catapultata in un mondo di lotte e tensioni. La regista Agustina Macri esplora la dimensione intima di Soledad, interpretata dalla talentuosa Vera Spinetta, figlia del celebre cantautore argentino Luis Alberto Spinetta. La pellicola, girata tra Buenos Aires e Torino, ripercorre la trasformazione di Soledad, dal suo arrivo in Italia fino al tragico epilogo, mostrando il suo rapporto con Edoardo e il peso schiacciante della repressione.
La Corte di Cassazione, solo nel 2002, concluse che le accuse di terrorismo contro Soledad, Edoardo e Silvano erano infondate. Quello che era stato dipinto come un pericoloso gruppo sovversivo si rivelò essere un trio di giovani che, al massimo, si erano macchiati di reati comuni. Ma la verità arrivò troppo tardi. Le vite di Soledad e Edoardo erano già state spezzate, vittime di un sistema giudiziario e mediatico che li aveva trasformati in colpevoli prima ancora di un processo equo.
Oggi, il presidio No Tav di San Giuliano è dedicato a Sole e Baleno, un gesto che mantiene vivo il ricordo di due vite consumate dalla lotta per un ideale. La loro storia, segnata da errori giudiziari e un accanimento mediatico senza precedenti, rimane un monito su quanto possa essere devastante l’ingiustizia. Soledad non è solo un film, ma un ricordo doloroso e necessario di un passato che ancora oggi interroga il presente.
Ogni anno, davanti al carcere di Ivrea, una cinquantina di anarchici, si ritrovano per celebrare, in silenzio, la morte di Edoardo Massari, suicida in carcere il 28 marzo del 1998 e di solidarietà nei confronti di “ogni ribelle in gabbia”. A volte il presidio si ripete a Brosso in Valchiusella il paese natale di Edoardo Massari (detto Baleno). Baleno, come lo chiamano gli amici nasce il 4 aprile 1963 in una famiglia operaia. Sin da adolescente frequenta i centri sociali anarchici, cominciando con El Paso, dove sarà coniato il suo soprannome.
Particolarmente attivo, partecipa a diverse iniziative degli squatters, anche fuori Piemonte: ad Aosta con il collettivo Piloto Io, a Roma con gli occupanti in Piazza dei Siculi, ad Alessandria al Forte Guercio, a Cuneo al Kerosene Occupato e alla Scintilla di Modena.
Nel 1991, ad Arè, una frazione di Caluso, è tra gli occupanti della piscina comunale. La gente li descrive come drogati rumorosi e i giornali si schierano contro. Nel gennaio del 1992 i carabinieri procedono con forza allo sgombro e qualche giorno dopo, in segno di protesta, Baleno si incatenerà nella piazza centrale di Caluso e defecherà pubblicamente sulla bandiera italiana.
Il processo per Baleno si concluderà con una condanna a 7 mesi e 15 giorni per «interruzione di pubblico servizio e oltraggio a pubblico ufficiale».
Tornerà protagonista delle cronache nel giugno del 1993 quando si reca in ospedale per farsi medicare una lieve ferita.
Si
Dice ai medici che gli è esplosa in mano una bomboletta di gas che gli serviva per gonfiare le ruote delle biciclette. I Carabinieri non gli credono e mentre lui è ancora in ospedale, perquisiscono la sua officina e trovano 40 grammi di polvere da sparo. Baleno viene arrestato.
Per i giornali è un pericoloso “terrorista”, che non lavora, che non si sa bene che cosa faccia e che stava per compiere degli attentati. Dopo 6 mesi di detenzione preventiva, scioperi della fame e manifestazioni varie, Edoardo Massari viene condannato a 2 anni e 8 mesi, a cui si aggiungeranno altri 4 mesi per oltraggio nei confronti di una guardia carceraria durante la detenzione preventiva.
Nel dicembre 1993 si tiene una manifestazione in sua solidarietà a Ivrea. Il corteo parte senza incidenti, ma a metà percorso il questore intima ai manifestanti di posare le bandiere e di non lanciare più petardi. I manifestanti lo irridono e non obbediscono, parte la carica e ad avere la peggio sono le forze dell’ordine. Il corteo terminerà senza altri incidenti ma il processo per questi scontri si concluderà il 21 aprile 1998, con la condanna di tutti gli imputati.
Uscito dal carcere nel dicembre 1996, Baleno va ad abitare all’Asilo Occupato di via Alessandria, a Torino. A
i primi di settembre del 1997, insieme, tra gli altri, ai compagni ed amici Silvano Pelissero e l’argentina Maria Soledad Rosas (Sole), si trasferisce alla Casa di Collegno, all’interno del parco del manicomio di Collegno (occupato dal 1996). Ma è durante una vacanza alle Isole Canarie, che tra Sole e Baleno nasce l’amore.
La felicità dura poco: il 5 marzo del 1998 Silvano Pelissero, Edoardo Massari e Maria Soledad Rosas, vengono arrestati. L’accusa è di appartenere all’organizzazione eco-terrorista, i “Lupi Grigi”, responsabile di una serie di attentati in Val Susa contro la linea ad alta velocità Torino-Lione.
All’alba di sabato 28 marzo, secondo la versione ufficiale, Edoardo Massari viene trovato agonizzante, impiccato con le lenzuola alla sua branda del carcere delle Vallette.
L’11 luglio si suiciderà anche la sua amata Maria Soledad Rosas.
“Compagni - scriverà Soledad nell’ultima sua lettera - la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, il T.A.V., la Polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema”.
Il 5 aprile dello stesso anno cinquemila tra anarchici, autonomi e squatter invadono Torino con un corteo di protesta e si scagliano contro il costruendo “Palagiustizia” e il carcere delle Nuove.
Le prime notizie di un dibattito sulla necessità di un collegamento ferroviario transfrontaliero ad Alta Velocità risalgono infatti al 1988-89. Segue una stagione di lotte che a distanza di trent’anni non si è ancora conclusa.
Il primo sabotaggio a Bussoleno, è del 23 agosto ‘96, quando due molotov vengono lanciate contro una trivella della società che effettua i sondaggi nel terreno su cui dovrà passare la nuova linea ferroviaria.
L’ultimo a Rosta, il 10 novembre dell’anno successivo, quando una bombola di gas da 25 chili viene abbandonata lungo la Torino-Modane. In mezzo, altri dodici attentati nei confronti di un’opera mai troppo amata nella piccola valle che si affaccia sulla Francia.
Tutti i sabotaggi vengono attribuiti ai tre anarchici fermati il 5 marzo, l’accusa è di «associazione terroristica con finalità eversive».
«Sole», «Baleno» e Silvano diventano gli «eco-terroristi», mentre la firma «lupi grigi» compare per la prima volta a Giaglione, l’11 marzo ‘97, in un volantino abbandonato sul portone della chiesa di San Vincenzo, danneggiata da una bomba.
«Lupi grigi», come l’organizzazione di estrema destra turca alla quale appartiene l’uomo dell’attentato al Papa, Ali Agca.
Nel 2002 la Corte di Cassazione di Roma, in seguito al ricorso presentato da Silvano Pellissero smonterà le tesi dei pm torinesi Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo.
Non si trattava di un’associazione terroristica, ma di tre persone che al massimo si erano macchiate di reati comuni. Venendo a cadere l’accusa più grave (le finalità eversive e terroristiche dei reati contestati) la Corte d’Appello di Torino ridurrà la pena per Silvano a 3 anni e 10 mesi.
I funerali a Brosso di Edo Massari sono una vera e propria carneficina. Cinque giornalisti e un cameraman delle reti Mediaset aggrediti. I giornalisti aggrediti sono Fabrizio Ravelli (la Repubblica), un inviato del Manifesto, uno de L’Unità, uno di Rete 4 e il collaboratore de La Sentinella e dell’Ansa Daniele Genco che ebbe la peggio.
Arrivato senza problemi nei pressi della chiesa un’ora prima dei funerali, a un certo punto viene riconosciuto, circondato, picchiato e poi trasportato dietro la chiesa, gettato a terra e preso a calci. Presenti ai funerali anche il vescovo di Ivrea, monsignor Luigi Bettazzi e don Luigi Ciotti.
E’ legata al suicidio di Maria Soledad Rosas (“Sole”) e di Edoardo Massari (“Baleno”) la nascita della ‘Fai’, “Federazione Anarchica italiana” a cui si collegano, dal 2003 al 2016, la consegna di una lunga serie di pacchi bomba a magistrati e giornalisti. A Romano Prodi, Sergio Cofferati, Sergio Chiamparino, ai quotidiani La Repubblica e La Stampa, alle Lega, alle Ambasciate di Svizzera, Cile e Grecia, a Equitalia, Deutsche Bank.
Infine sempre al Fai si fa riferimento in occasione del ferimento nel 2012 di Roberto Adinolfi amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare di Genova, accusato di aver favorito il rientro del nucleare in Italia.
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